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Omeopatia e aree terapeutiche

Omeopatia e patologie osteoarticolari

Anatomia dell’apparato osteoarticolare e muscolare

L’apparato osteoarticolare rappresenta la struttura portante del corpo umano e ne consente il movimento. Questo movimento avviene attraverso un insieme di strutture anatomiche ben collegate tra loro, che prende il nome di apparato locomotore. Esso è costituito da:

  • l’apparato scheletrico (componente passiva): è formato da ossa collegate tra loro attraverso le articolazioni e svolge le seguenti funzioni:
    • funzione protettiva: consiste nel difendere i più importanti organi interni. Il cranio ad esempio protegge il cervello, la cassa toracica protegge cuore e polmoni, la colonna vertebrale difende il midollo spinale ecc.;
    • funzione di sostegno: consiste nel dare stabilità al corpo e posizionarlo in modo adeguato nello spazio;
    • movimento: il movimento del corpo è possibile grazie all’azione sinergica dei muscoli inseriti sulle ossa e dalle articolazioni.
  • il sistema muscolare (componente attiva): determina il movimento dello scheletro attraverso i tendini, robuste strutture di tessuto connettivo che collegano i muscoli alle ossa. Il tessuto muscolare può essere:
    • liscio: la sua contrazione è involontaria ed è presente negli organi interni (ad es. stomaco, tubo digerente e vasi sanguigni);
    • scheletrico o striato: è quello dei muscoli scheletrici, effettua movimenti volontari e può essere veloce e potente;
    • cardiaco: si trova solo nel cuore, somiglia a quello striato ma è involontario ed è controllato da un proprio sistema di stimolazione.

Malattie osteoarticolari e dei tessuti connettivi

Le malattie osteoarticolari o reumatiche sono delle condizioni morbose che causano disturbi a carico dell’apparato locomotore ed in generale dei tessuti di sostegno (connettivi) dell’organismo. Sono malattie tra loro molto varie, con gravità differente, alcune delle quali possono colpire non solo le articolazioni, le ossa e i tendini, ma anche altri tessuti e organi avendo così una espressione sistemica.

Le malattie reumatiche possono essere suddivise in:

Reumatismi infiammatori articolari

Sono legati a meccanismi autoimmunitari, cioè sono causati dall’infiammazione che le cellule del sistema di difesa portano a livello delle articolazioni e di altri tessuti. Ne esistono differenti tipologie:

  • reumatismi primari: malattia reumatica, artrite reumatoide, artrite della agammaglobulinemia, sindrome di Felty, sindrome di Caplan, spondiloartrite anchilosante, artropatia psoriasica, reumatismo palindromico, idrarto intermittente, reumatismi cronici dell’infanzia, artrosinovite transitoria dell’anca, malattia di Reiter, malattia di Behçet;
  • reumatismi fibromiositici: miosite ossificante, polimialgia reumatica, periartriti, fibrositi e aponevrositi, tenosinoviti, entesiti, sindromi canicolari, celluliti, nevriti fibrositiche, algodistrofie riflesse;
  • reumatismi dismetabolici: gotta articolare, condrocalcinosi articolare;
  • reumatismi secondari: focali, paraneoplastici e infettivi.

Connettiviti reumatiche

Il termine “connettiviti” indica un gruppo di malattie reumatiche, caratterizzate dall’infiammazione cronica del tessuto connettivo, ossia di quel complesso tessuto con funzione di riempimento, sostegno e nutrizione per i componenti tipici (cellule) dei vari organi e apparati.
L’origine del processo infiammatorio è di tipo autoimmune, ossia dovuto all’aggressione del sistema immunitario contro l’organismo stesso. A questa categoria appartengono alcune malattie ben definite, quali il lupus eritematoso sistemico, la sclerosi sistemica, la polimiosite e la dermatomiosite, la sindrome di Sjögren.
Nell’insieme si tratta di malattie rare, che colpiscono meno di 20 individui ogni 100.000 persone, generalmente donne, come accade per le altre malattie autoimmuni sistemiche.

Artrosi o reumatismi degenerativi

L’artrosi (o reumatismi degenerativi) è una malattia degenerativa delle articolazioni, legata al progressivo deterioramento ed usura della cartilagine articolare che causa la scomparsa dell’effetto ammortizzante e della distribuzione delle pressioni. Sono tre le categorie fondamentali in cui si dividono:

  • artrosi primarie;
  • artrosi secondarie;
  • artrosi dismetaboliche.

Artriti e miositi infettive

Sono flogosi articolari dovute ad infezione localizzata ai tessuti molli dell’articolazione. I microrganismi responsabili della malattia possono penetrare dall’esterno, attraverso una ferita, oppure possono raggiungere l’articolazione da un altro punto di infezione del corpo, seguendo il circolo sanguigno o linfatico. Le artriti infettive si dividono in:

  • batteriche;
  • virali;
  • da Rickettsie;
  • micotiche e parassitarie.

Malattie con esteriorizzazioni reumatico-simili

Le malattie con esteriorizzazioni reumatico-simili si possono così suddividere:

  • in corso di malattie ematologiche;
  • in corso di malattie neurologiche e mentali;
  • in corso di malattie endocrine;
  • in corso di dismetabolismi;
  • in corso di enteropatie, artropatia della colite ulcerosa, artropatia della ileite terminale, malattia di Whipple;
  • in corso di malattie polmonari: osteoartropatia ipertrofizzante pneumica, artropatia della sarcoidosi;
  • in corso di intossicazioni e ipersensibilità medicamentose;
  • in corso di tumori;
  • in corso di disvitaminosi;
  • in corso di malattie cutanee;
  • in corso di osteopatie.

Tumori e metaplasie delle articolazioni

Il tumore primario dell’osso è un cancro che si sviluppa a partire dall’osso stesso. Nella maggior parte dei casi i tumori primari dell’osso sono sarcomi, e sulla base della loro origine cellulare si distinguono a loro volta in:

  • osteosarcomi: sono i più comuni tumori delle ossa e si sviluppano nel tessuto osseo propriamente detto;
  • condrosarcomi: prendono origine dalla cartilagine.

Particolare attenzione va riservata, inoltre, al sarcoma di Ewing, un tumore molto aggressivo che si sviluppa soprattutto nelle ossa di bambini e adolescenti, a differenza del condrosarcoma che colpisce più spesso gli adulti. Molto frequenti sono invece i tumori ossei metastatici, ovvero cellule tumorali presenti nell’osso ma provenienti da tumori formatisi in altri organi: le metastasi ossee più comuni sono quelle originate dal tumore del seno, del polmone e della prostata. I sintomi di questa tipologia di tumori sono simili a quelli del tumore osseo primario, ma il tipo di terapia adottata per la cura e le caratteristiche stesse della malattia dipendono dal tessuto di origine della metastasi e non dalla struttura dell’osso.

Disturbi dell’apparato osteoarticolare

Nella sezione del sito dedicata alle Aree Terapeutiche è possibile trovare approfondimenti relativi alle principali patologie dell’apparato osteoarticolare, tra cui:

Malattie reumatiche e Omeopatia

Per quanto l’artrosi sia la forma più frequente e conosciuta, le patologie osteoarticolari si possono tradurre in almeno 150 tipologie cliniche differenti, che nel loro complesso, in termini di morbilità, si collocano al secondo posto dopo quelle cardiorespiratorie.
Si tratta di condizioni caratterizzate da notevoli ripercussioni sul piano non soltanto assistenziale e sanitario ma anche sociale, dovute soprattutto all’impatto del sintomo cardine: il dolore.
Proprio per questa particolare caratterizzazione, le malattie osteoarticolari, indipendentemente dalle loro possibili declinazioni, se da un lato impongono una diagnosi precoce dall’altro richiedono particolare attenzione nella terapia che il paziente deve seguire.
Nella cura delle patologie reumatiche l’Omeopatia è una risorsa di notevole rilevanza sia perché è in grado di curare anche patologie reumatiche autoimmuni, sia perché, grazie al suo approccio personalizzato, permette di intervenire selettivamente sulle componenti patogenetiche maggiormente caratterizzanti il quadro clinico del singolo individuo.
L’Omeopatia si può inoltre integrare in piena sintonia con la terapia allopatica, contribuendo a massimizzarne gli effetti e modulare il dosaggio dei farmaci tradizionali.

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Prassi omeopatica nella cura delle patologie cutanee

L’approccio omeopatico, indipendentemente dall’area terapeutica, è sempre rivolto alla globalità dell’individuo e non limitato al solo disturbo.
In questo senso il trattamento delle dermopatie non fa eccezione essendo esse correlate, a seconda del soggetto, della sua fascia d’età e delle sue caratteristiche costituzionali, ad aspetti della sfera psicoemotiva oltre che ad altri fattori organici e sistemici.

Per diagnosticare e curare in modo corretto ed efficace le patologie della pelle, attraverso l’approccio omeopatico, è necessario mettere in atto una procedura medica che rispetti i seguenti passaggi:

Il procedimento diagnostico

Diagnosi nosologica

Rappresenta il primo passo per arrivare ad una diagnosi corretta della patologia. Avvalendosi quando necessario del dermatologo bisogna arrivare ad una identificazione sistematica delle malattia in questione.

Definizione morfologica della lesione cutanea

Occorre definire se si tratta di una lesione elementare (eritema, pomfo, vescicola, bolla, pustola, papula, nodulo, squama, ulcera, ecc.) o di una dermopatia complessa nella quale bisognerà individuare qual è la fase dominante (se eritematosa, desquamante, ragadiforme, ecc.).
È fondamentale, inoltre, definire se si tratta di una lesione secca o umida e il tipo di essudato (fibrinoso, emorragico, sieroso, purulento, ecc.). La definizione del tipo di lesione è estremamente importante in quanto esistono rimedi che caratteristicamente sono correlati al tipo morfologico in questione.

Localizzazione della lesione

La lesione può interessare non solo la cute ma anche le mucose e gli annessi (peli, capelli, unghie). Oltre ad osservare quale zona del corpo è colpita, è necessario valutare se l’interessamento è simmetrico e come si è spostata nel tempo la zona colpita.

Sensazioni legate alla lesione

È inoltre necessario valutare il tipo di prurito e le modalità con cui si manifesta, ad esempio: il senso di bruciore, il tipo di dolore (pungente, trafittivo, tagliente, come una piaga), le parestesie, ecc.

Modalità locali di miglioramento o peggioramento della lesione

L’effetto dell’applicazione locale di calore o di freddo, il contatto con l’acqua ed altri varianti ambientali potrebbero migliorare o peggiorare le condizioni della lesione. Esistono, ad esempio, delle eruzioni che migliorano con applicazioni fredde e altre che migliorano con il calore. Altri tipi di eruzioni, invece, si aggravano lavandosi. Questi fattori sono da tenere ben presenti nel momento in cui ci si trova a dover individuare la cura più adatta.

Eziologia

L’eventuale causa scatenante o determinante dell’eruzione cutanea (colpo di freddo o di calore, evento fisico o emotivo, ecc.) è fondamentale per arrivare alla definizione della cura.

Modalità generali e psicoemozionali che caratterizzano la lesione dermatologica

Fondamentale risulta inoltre l’identificazione delle modalità generali e psicoemozionali che accompagnano la lesione.
Per esempio, come si modifica in relazione a:

  • clima
  • stagione
  • pasti
  • mestruo, ecc.

Oppure in relazione a uno stato psico-emozionale particolare:

  • tristezza
  • collera
  • gelosia
  • preoccupazione
  • paura, ecc.

Sintomi e segni concomitanti o in alternanza alla lesione cutanea di base

Sintomi come asma che si alterna ad eczema, eczema associato a dolori reumatici, eczema associato a dolori gastrici ecc. sono elementi da non sottovalutare quando si approccia un caso clinico legato ai problemi della pelle.

Ricerca della diatesi prevalente e studio della Costituzione

Lo studio della malattia attuale e della storia clinica del paziente permetterà di inquadrarlo in una diatesi precisa o in quella prevalente del momento:

  • Psorica
  • Sicotica
  • Luesinica
  • Tubercolinica

“La morfologia stessa delle dermatosi è lo specchio evidente delle modifiche patologiche interne. I sintomi cutanei hanno una maggior rilevanza per la scelta dei rimedi che non altri sintomi locali o patognomonici. La forma delle dermatosi mette in evidenza la natura specifica della malattia cronica” (Organon § 189-190-193-203):

  • Reazioni cutanee infiammatorie (eczema) appartengono alla diatesi psorica
  • Reazioni proliferative (verruche) appartengono alla diatesi sicotica
  • Reazioni distruttive (ulcere) appartengono alla diatesi luetica

“L’eruzione cutanea agisce come un sostituto per la psora interna, allo scopo di prevenire l’esplosione di una malattia interna. In altri termini, finché la pelle è in fermento, la persona è relativamente in salute all’interno e gli organi funzionano in modo relativamente buono. La pelle è il campo di battaglia che impedisce alla malattia di progredire in profondità nel corpo. Quanto più si diffonde l’eruzione cutanea, tanto più mantiene latenti le manifestazioni interne della psora” (Hahnemann – Le malattie croniche).

In alcuni casi, inoltre, la conoscenza della Costituzione (Carbonica, Sulfurica, Fosforica, Fluorica) offre un elemento in più per la scelta del rimedio di fondo.

Tecniche e medicinali omeopatici nel trattamento delle dermopatie

Drenaggio

Il drenaggio è una tecnica terapeutica che si basa sulla stimolazione degli organi di eliminazione naturali (organi emuntori), ovvero:

  • cute
  • apparato respiratorio
  • intestino
  • reni e vie urinarie

L’obiettivo del drenaggio è quello di aumentare l’eliminazione di cataboliti tossici (prodotti del ricambio, alimenti, farmaci, inquinanti vari).
Migliorando la funzionalità degli organi emuntori si favorisce l’azione del medicinale specifico e si tende ad evitare il possibile aggravamento iniziale. Il drenaggio può essere praticato con prodotti fitoterapici (in estratto secco o in tintura) o con medicinali omeopatici organotropici, può essere inoltre aspecifico su tutte le funzioni emuntoriali o specifico su qualcuna di esse.

Il medicinale omeopatico specifico

“Le malattie della pelle non sono un disturbo locale. Le malattie locali hanno una causa interna e pertanto non sono semplicemente locali, eccezion fatta per le ferite subite dall’esterno. Anche le patologie della pelle non sono malattie cutanee, ma l’aspetto esteriore, l’immagine riflessa di una sofferenza interna o interiore e non devono essere soppresse dall’esterno ma guarite dall’interno.
La diagnosi della malattia di un organo non deve limitare la scelta del rimedio a qualche farmaco con spiccato organotropismo. L’anamnesi omeopatica raccoglie e valorizza l’insieme, la totalità dei sintomi e sceglie di conseguenza il rimedio” (§ 7-8 dell’Organon).

L’Omeopatia cerca il rimedio per la persona malata e non il rimedio per la malattia (prescrizione omeopatica sintomatica), per cui può succedere che quel particolare paziente possa avvalersi di un rimedio non compreso tra quelli che, scolasticamente, si possono definire “dermatologici”.

Nella scelta del tipo di cura da seguire, la morfologia della lesione cutanea è di fondamentale importanza. Rappresenta, infatti, un segno di riconoscimento della malattia interna, un sintomo importante nell’insieme dei sintomi ma non l’unico da prendere in considerazione.

Individuato il tipo di rimedio adatto bisogna sempre tenere ben presente che il rimedio stesso può produrre caratteristici sintomi cutanei che sono espressione di una modalità reattiva particolare dell’individuo, come descritto da Hahnemann nelle Malattie Croniche riguardo ai tre miasmi principali (diatesi o modalità reattiva).

Dermatite allergica e omeopatia

In relazione alle manifestazioni cutanee di natura allergica, il trattamento omeopatico specifico va integrato da provvedimenti generali volti a limitare il contatto con i fattori scatenanti le manifestazioni allergiche (polvere, pollini, detersivi, fumo di sigarette, nichel, alimenti particolari, ecc.).

In particolare, gli alimenti di origine animale sono ricchi in proteine e grassi saturi a elevato contenuto in acido arachidonico, precursore delle prostaglandine 2 (PG2) e dei leucotrieni.
Le PG2 sono dotate di attività infiammatoria, mentre i leucotrieni sono i mediatori della reazione allergica e inducono rilascio di notevoli quantità di radicali liberi, che a loro volta stimolano la lipossigenasi con ulteriore sintesi di leucotrieni.
Il consumo eccessivo di proteine animali (o l’intolleranza a queste ultime) comporta un aumento nella produzione e nel rilascio di sostanze che promuovono e perpetuano, in un circolo vizioso, il processo infiammatorio e allergico.
In questi casi si consiglia, pertanto, una drastica riduzione degli alimenti ricchi in grassi e proteine animali (latticini, uova, salumi, insaccati, carne).

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Omeopatia e disturbi dell’apparato genitale femminile

Anatomia dell’apparato genitale femminile

Gli organi che costituiscono nel loro insieme l’apparato genitale femminile si distinguono in:

  • genitali interni, sono gli organi genitali femminili principali e sono composti da:
    • ovaie: sono due ghiandole di forma ovale, collocate ai lati dell’utero. Sono poste in contatto con la parte terminale delle tube, dove viene accolto l’ovocita dopo l’ovulazione.
      Le ovaie sono deputate alla crescita e allo sviluppo degli ovociti all’interno di particolari strutture chiamate follicoli. Inoltre le ovaie producono ormoni, estrogeni e progesterone, coinvolti nel ciclo riproduttivo.
    • tube: chiamate anche ovidotti o salpingi, sono due tubicini che mettono in comunicazione l’interno dell’utero con lo spazio attorno alle ovaie. Le tube sono il luogo in cui avvengono sia l’incontro tra ovocita e spermatozoi sia le prime fasi di sviluppo dell’embrione, che viene nutrito proprio grazie al fluido presente al loro interno.
    • utero: è un organo muscolare cavo collocato al centro del bacino, tra vescica e retto. Durante la gravidanza le sue dimensioni aumentano notevolmente per contenere il feto in sviluppo. Si compone di due parti: quella superiore, più ampia e definita corpo e quella inferiore, più stretta e in collegamento con la vagina, chiamata cervice (o collo dell’utero)
    • vagina: è un canale muscolare dalle pareti sottili ma robuste, che collega la vulva alla cervice e attraverso il quale passa il feto durante il parto.
  • genitali esterni denominati «pudendo muliebre» o vulva: è la terminazione e l’apertura esterna degli organi genitali femminili esterni, situata nella parte anteriore del perineo, al centro di un complesso di formazioni cutanee di protezione.
    Le maggiori formazioni anatomiche dell’apparato genitale esterno femminile umano sono:

    • Monte di Venere, un cuscinetto adiposo situato sopra l’osso pubico
    • labbra, consistenti in piccole labbra o ninfe e grandi labbra o valve
    • porzione esterna della clitoride e il prepuzio clitorideo
    • vestibolo vulvare
    • apertura (del meato urinario)
    • apertura vaginale
    • imene

Fisiologia dell’apparato genitale femminile

L’apparato genitale femminile svolge diverse funzioni fondamentali a livello riproduttivo, ad esempio:

  • produce gli ovociti (anche detti ovuli o cellule uovo)
  • trasporta l’ovocita nel luogo in cui avverrà il concepimento, cioè la fecondazione da parte di uno spermatozoo
  • accoglie e veicola gli spermatozoi
  • trasporta l’ovocita fecondato nell’utero, dove avverrà l’impianto e prenderà il via la gravidanza
  • produce alcuni ormoni sessuali che contribuiscono al mantenimento del ciclo riproduttivo

Oltre alla funzione riproduttiva questo apparato presiede anche a una funzione endocrina che consiste nella produzione di ormoni, estrogeni e progestinici, che consentono che le varie parti dell’apparato possano adempiere ai loro compiti.
L’apparato genitale femminile svolge le proprie funzioni gametogeniche ed endocrine nel periodo che va dalla pubertà alla menopausa secondo cicli che sono regolati da influenze ormonali (cicli mestruali).

Disturbi dell’apparato genitale femminile

Nella sezione del sito dedicata alle Aree Terapeutiche è possibile trovare approfondimenti relativi alle principali patologie dell’apparato genitale femminile, tra cui:

Ginecologia e Omeopatia

Le relazioni che collegano l’omeopatia alla ginecologia sono molteplici, complesse e, sotto molti aspetti, del tutto peculiari.
L’omeopatia è, per sua natura, una disciplina che cerca di personalizzare sia da un punto di vista diagnostico sia terapeutico la fisiopatologia del paziente, sino a giungere a coglierlo nella sua identità globale e personale attraverso il “simillimum”. Inoltre fa del riequilibrio il suo principale metodo di intervento: lo scopo che si prefigge non è infatti quello di sostituire attività funzionali dell’organismo, ma di riattivarle in maniera armonica e bilanciata, per consentire un recupero dell’omeostasi dell’organismo stesso e, conseguentemente, dello stato di salute.
La ginecologia, ossia la scienza che studia la vita genitale femminile, è un campo in cui i concetti alla base dell’omeopatia appaiono estremamente evidenti: l’integrazione esistente tra le componenti endocrine, metaboliche, neurologiche e psichiche della vita genitale femminile rispecchiano “l’unità dell’uomo come sistema”.
La vita genitale femminile è caratterizzata inoltre da un continuo movimento a pendolo delle diverse funzioni attorno a costanti funzionali che, nelle loro dinamiche variazioni, sono all’origine della poliedrica espressione della vita genitale femminile stessa, che varia quindi da soggetto a soggetto.

L’omeopatia, grazie alla sua propensione a valutare in modo personalizzato lo stato di salute come quello di malattia, diventa quindi un’arma fondamentale nella cura delle patologie femminili attraverso una stimolazione del sistema di omeostasi psico-neuro-immuno-endocrinologico.

È importante ricordare che spesso la terapia omeopatica si affianca efficacemente alle terapie convenzionali (a volte anche sostituendole) in molte patologie in cui l’approccio aggressivo dei farmaci allopatici finisce per essere il motivo della cronicizzazione di disturbi anche banali (es. alcune forme di infiammazione o infezione delle vie genitali).
La terapia omeopatica può inoltre affiancare la terapia convenzionale nelle fasi precoci del passaggio critico alla menopausa (così come alla pubertà), quando l’efficacia di una terapia ormonale sostitutiva è dubbia o inopportuna per le circostanze di quel momento e di quel paziente.
La cura omeopatica, infine, può essere anche utilizzata per agire sulle strutture importanti nell’ambito dell’asse PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia) poiché, come citato precedentemente, il disordine endocrino costituisce spesso l’asse portante di molte patologie.

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Omeopatia e patologie del sistema cardiovascolare

Anatomia dell’apparato cardiovascolare

L’apparato circolatorio o cardiovascolare è l’insieme degli organi deputati al trasporto di fluidi diversi, come il sangue e in un’accezione più generale la linfa, che hanno il compito primario di apportare alle cellule dell’organismo gli elementi necessari al loro sostentamento.

L’apparato circolatorio è formato da un organo centrale motore e da numerosi canali ramificati, i vasi, nei quali circolano fluidi nutritizi; di seguito le loro specifiche:

  • Cuore: è l’organo propulsore di tutta la circolazione. Si tratta di un corpo cavo dotato di un tipo di muscolatura particolare, situato nel torace tra i due polmoni.
    Consta di quattro cavità: gli atri (destro e sinistro) e i ventricoli (destro e sinistro), che comunicano fra loro, a due a due, grazie a un dispositivo valvolare (valvole atrioventricolari) che in condizioni normali limita il flusso sanguigno nel solo senso atrio-ventricolo.
  • Arterie: formate da endotelio, tunica media e tunica esterna. Sono vasi sanguigni di grandi dimensioni che trasportano sangue ossigenato in tutto il corpo.
  • Vene: rispetto alle arterie hanno tuniche più sottili e hanno valvole a nido di rondine che permettono un flusso unidirezionale. Trasportano sangue ricco di anidride carbonica, che verrà espulsa dai polmoni.
  • Capillari: sono vasi sanguigni posti tra l’estremo terminale di un’arteria e quello distale di una vena (escluso nelle reti mirabili). Questa caratteristica consente loro di effettuare gli scambi gassosi e di nutrienti tra il sangue e i tessuti.

L’apparato circolatorio sanguifero è, inoltre, suddiviso in due settori:

  • Piccola circolazione (o circolazione polmonare): con la piccola circolazione il sangue esce dal ventricolo destro e viene spinto verso i polmoni dove si libera dell’anidride carbonica e si carica di ossigeno.
    Il sangue ossigenato ritorna al cuore ed ha inizio il percorso più lungo che prende il nome di grande circolazione.
  • Grande circolazione (o circolazione generale): dal ventricolo sinistro, attraverso ramificazioni sempre più piccole, le arterie raggiungono ogni parte del corpo e portano il sangue ad ogni cellula. Qui avvengono gli scambi di ossigeno e sostanze nutritive con i prodotti di rifiuto delle cellule stesse.
    Il sangue che contiene queste sostanze, passando lungo l’intestino si arricchisce di sostanze alimentari e torna verso l’atrio destro, dove ricomincia il ciclo.

Fisiologia dell’apparato cardiovascolare

Le due funzioni principali della circolazione sanguigna sono:

  • la funzione nutritiva che consiste nel fornire a tutti i tessuti le sostanze necessarie alla vita delle cellule (ossigeno, proteine, zuccheri, grassi, vitamine ecc.);
  • la funzione depurativa: consiste nel raccogliere in periferia i materiali di scarto del metabolismo e riversarli nell’apparato nefrourinario, deputato alla loro eliminazione.

Esistono anche altre funzioni accessorie ma non meno importanti:

  • la difesa dell’organismo: realizzata soprattutto dai globuli bianchi che attaccano e distruggono i germi patogeni;
  • la termoregolazione: che consiste nel mantenere la temperatura interna del nostro corpo al giusto livello che è di 37°C circa;
  • la regolazione dei vari apparati: attraverso il trasporto di speciali sostanze messaggere chiamate ormoni.

Disturbi dell’apparato cardiovascolare

Nella sezione del sito dedicata alle Aree Terapeutiche è possibile trovare approfondimenti relativi alle principali patologie dell’apparato cardiovascolare, tra cui:

Apparato cardiovascolare e Omeopatia

La patologia cardiovascolare ben si presta ad una terapia di integrazione tra medicina convenzionale e medicine non convenzionali.

Tra i disturbi dell’area cardiovascolare sono rintracciabili affezioni acute estremamente pericolose per la salute, che richiedono terapie e presidi urgenti, ed altre meno pericolose e croniche che, per la loro caratteristica di cronicità, mal si adattano a trattamenti con farmaci tossici o invasivi da usare per periodi protratti.
È importante ricordare come alcune evoluzioni croniche, così come alcune prevalenze morbose rintracciabili in campo cardiovascolare, trovino la loro radice in predisposizioni costituzionali che introducono come fattore di valutazione e analisi della patologia, sia in campo omeopatico che allopatico, lo studio delle diatesi e delle costituzioni.
Non bisogna dimenticare inoltre una miriade di affezioni minori in cui l’uso improprio della terapia medica allopatica potrebbe costituire la fonte di pericolose e complesse patologie iatrogene, mentre l’uso corretto di medicinali omeopatici e biologici riesce spesso ad essere risolutivo e mai dannoso.

È fondamentale sottolineare come la fisiologica stimolazione dell’organismo al recupero della sua omeostasi (e quindi lo stimolo delle naturali forze di autoguarigione) costituiscano il mezzo migliore per affrontare patologie talora anche molto complesse.
La rigenerazione enzimatico-cellulare con catalizzatori costituisce spesso la premessa indispensabile per un’efficacia della terapia omeopatica specifica.