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Omeopatia e aree terapeutiche

Uveiti e Omeopatia: quale eziologia e terapia

Prima di approfondire questo interessante argomento ritengo utile fare una suddivisione delle patologie oculari a seconda della prevalenza diatesica o, secondo Hahnemann, “miasmatica”:

  • Psora: congiuntiviti settiche e allergiche;
  • Tubercolinismo: herpes, tubercolosi, orzaiolo, blefarite, calazi, congiuntiviti allergiche, cheratite scrofolosa, episcleriti, uveiti, esoftalmo;
  • Sicosi: edemi palpebrali cronici, comedoni, cisti, verruche, papillomi, cheratalgia traumatica recidivante, uveiti, glaucoma cronico semplice, strabismi dopo vaccini, xantelasmi;
  • Luesinismo: sifilide, tumori maligni, malformazioni, cheratiti ulcerative, cheratocono, uveiti, eterocromia di Fuchs, cataratta congenita, albinismo, malattia di Coats, retinite pigmentosa, strie angioidi, distacco di retina, ametropie, neuriti tossiche da alcol, sclerosi a placche, glaucoma ad angolo stretto, strabismi, ambliopie, nistagmo, Sjogren.

Uveiti e diatesi omeopatiche

Come si può osservare da quanto elencato in precedenza le “uveiti” sono presenti nella diatesi sicotica, ma anche nella diatesi tubercolinica e luesinica. Questo comporta la presenza di differenze sintomatologiche a secondo della diatesi e ovviamente del soggetto.

 

In questo approfondimento non verranno presentate le caratteristiche delle uveiti in genere, ma verranno evidenziate, secondo un corretto ragionamento omeopatico, le caratteristiche peculiari legate alla diatesi.

 

Secondo la terminologia classica le uveiti vengono distinte in:

  • anteriori (irido-cicliti);
  • posteriori (coroiditi).

Nelle forme essudative prevarrà la componente sicotico-tebercolinica, nelle forme granulomatose la componente sicotica e nelle forme con predominanza di sinechie, sino alla seclusione pupillare, di atrofia iridea e con decorso violento, la componente luesinica.

 

Dal punto di vista eziologico sarà sempre dominante la componente auto-immunitaria (luesinica) spesso associata ad altre manifestazioni auto-immunitarie come la colite ulcerosa, l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante o la sindrome di Behcet.
A parte le uveiti tubercolari, blenorragiche o luetiche (al momento tutte e tre piuttosto rare) si osserveranno uveiti a eziologia virale o batterica focale specie streptococcica.

 

La stragrande maggioranza, però, riconosce una causa auto-immunitaria nella quale è dominante la componente luesinica, come nella ciclite eterocromica di Fuchs, oppure come nella Behcet in cui si affianca la componente sicotica specie nelle forme con ipopion recidivante.

Uveiti e terapia omeopatica

Il trattamento omeopatico richiede una profonda conoscenza della patologia oculare con evidenziazione delle caratteristiche sintomatologiche, onde consentire una precisa individuazione dei farmaci omeopatici ovviamente associati sempre ai midriatici locali ed eventualmente a terapia cortisonica.

 

Nella fase acuta della malattia, per trattare il dolore, verranno utilizzati Bryonia, Cinnabaris o Spigelia. Come antinfiammatori, invece, prevarranno Aconitum, Belladonna, Aurum metallicum, Apis e i Mercuri.

Il rimedio di elezione è Kalium iodatum, nelle forme a forte tendenza sinechiante (luesiniche), mentre nelle forme essudative prevale l’uso di Conium, Arsenicum album, Kalium bichromicum e Bryonia.

Le uveiti posteriori (coroiditi), invece, sono per lo più affezioni croniche o recidivanti, torpide con predominanza della diatesi sicotica o tubercolinica, raramente psorica tale da richiedere l’uso di Sulphur e Psorinum.

 

Nella impostazione costituzionalistico-diatesica, di cui sono portatore, ho pertanto suddiviso seppure in maniera schematica, i vari rimedi di terreno a secondo delle tre diatesi prevalenti in campo.

 

UVEITI

(Iriti – Cicliti – Coroiditi)

 

Sicosi Tubercolinismo Luesinismo
Rhus tox Rhus to Mercurius solubilis
Dulcamara Pulsatilla Mercurius corrosivus
Thuya Silicea Aurum metallicum
Causticum T.R. Kalium iodatum
Medorrhinum T.K. Arsenicum album
Rhododendron Iodum Lachesis
Phosphorus Fluoricum acidum
Sepia Luesinum

 

Sono questi i farmaci ad azione profonda cui si deve la modifica del terreno e quindi la riduzione della componente “miasmatica” causa della patologia.

La problematica inerente alle uveiti, come ad altre patologie immunitarie, è la cronicità o la presenza di recidive a cui la Medicina Allopatica risponde con la cronicità della cura (cortisonici, immunodepressori, biologici) i cui effetti collaterali sono ben noti e il cui risultato è spesso una “remissione” o quello che omeopaticamente viene chiamata soppressione.

 

La corretta terapia omeopatica, con farmaci unitari a diluizione medio-alta, consente con il ridimensionamento della diatesi o delle diatesi in campo, di arrivare alla cura definitiva della patologia. Il risultato ottenuto verrà poi consolidato ulteriormente, dopo un corretto iter terapeutico, dal farmaco di base della costituzione e dalla prescrizione del o dei nosodi corrispondenti alle rispettive diatesi.

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Occlusioni venose retiniche e terapia omeopatica

L’occlusione del sistema vascolare retinico venoso, ovvero l’ostruzione della vena centrale o di una delle sue branche, rappresenta una delle maggiori cause di perdita della vista nei soggetti di età superiore ai 55 anni. In questo approfondimento esamineremo nel dettaglio la patologia in questione e le possibilità offerte dall’Omeopatia per la sua cura, anche grazie all’analisi di sei casi trattati nell’arco di due anni.

Occlusione venosa retinica: cause e terapia allopatica

L’occlusione venosa retinica è una vascolopatia tipica dell’età avanzata (oltre i 55 anni) anche se, sempre più frequentemente, si evidenziano casi tra la seconda e la quarta decade di vita. Questa patologia inizialmente monolaterale, può successivamente interessare anche l’occhio controlaterale.

 

La sua etiologia è sconosciuta anche se essa è frequentemente associata a malattie sistemiche quali l’ipertensione, l’arteriosclerosi, il diabete, le iperlipemie o, nei soggetti più giovani, all’utilizzo di contraccettivi orali, con la presenza di un terreno emicranico e di fatti flogistici.

 

Dal punto di vista patogenetico si tratta di una tipica patologia polifattoriale le cui cause più importanti sono:

  • compressione dall’esterno;
  • lesione parietale;
  • condizioni di iperviscosità ematica;
  • ipercoagulabilità del sangue.

L’occlusione venosa retinica determina turbe della permeabilità dei vasi con conseguente edema, emorragie, essudati e ischemia retinica con produzione di neovasi. Lo studio angiografico ha pertanto consentito l’individuazione di una forma di capillaropatia edematosa, di una capillaropatia ischemica e di una forma mista.

 

La terapia allopatica per la cura di questa patologia si avvale di fibrinolitici, di antiaggreganti piastrinici (farmaci entrambi la cui efficacia è molto controversa), dell’uso della laser-terapia nelle forme ischemiche, con tecnica settoriale nelle occlusioni di branca e con tecnica a griglia nelle forme edematose, e di iniezioni endovitreali.

Occlusione venosa retinica: terapia omeopatica

L’obiettivo che si prefigge l’Omeopatia è quello di agire in primo luogo sulla parete venosa, sulla stasi venosa, sulle alterazioni emocoagulative, e in secondo luogo, a seconda delle caratteristiche della patologia, sull’impronta diatesica dominante che sarà:

  • luesinica, laddove domineranno aree ischemiche e neovasi;
  • sicotica, laddove prevarrà la componente edematosa.

Le manifestazioni di carattere trombo flebitico invece presenteranno caratteristiche o tubercoliniche o luesiniche o miste.

 

Ciò premesso, in pieno accordo con quanto espresso dalla Dott.ssa Boujard Duflo, ci si è avvalsi come rimedio per la parete venosa di Arnica montana 5 CH, di Hamamelis 5 CH per la stasi venosa, mentre nella forma luesinica caratterizzata da aree ischemiche con tendenza a neovasi, il farmaco d’elezione è stato senza dubbio Aurum metallicum che peraltro presenta nella patogenesi una emianopsia orizzontale superiore.

 

Nelle forme edematose abbiamo utilizzato Apis, Gelsemium e Natrum sulphuricum mentre per le alterazioni emocoagulative si è scelto di far ricorso ai veleni dei serpenti.
Nonostante siano stati effettuati diversi studi su Vipera aspis nelle trombosi venose (azione antiaggregante, riduzione del tempo di Quick, aumento del fattore V) e su Naja (azione sul fattore VII e sul complemento), si è deciso di non ricorrere a questi rimedi in quanto il primo presenta un marcato tropismo per le vene degli arti inferiori e Naja una marcata componente vasculitica. Quest’ultimo rimedio è stato impiegato solo in due casi con caratteristiche di tromboflebiti; al contrario si è preferito utilizzare Lachesis in tutti i casi trattati, arrivando a diluizioni più alte laddove vi era una maggiore corrispondenza con la totalità dei sintomi.
Infine nei due casi con caratteristiche di tromboflebite abbiamo usato in alternanza Mercurius solubilis 5 CH e Pulsatilla 5 CH.

 

Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche e le terapie prescritte ai sei casi in analisi.

Analisi di sei casi clinici trattati con cure omeopatiche

Di seguito l’iter terapeutico prescritto ai sei casi di studio di cui abbiamo accennato in precedenza:

1) Uomo, 66 anni occlusione vena centrale a componente edematosa

  • Terapia omeopatica: Arnica 5 CH, Apis 5 CH, Lachesis 30 CH.
  • Terapia omeopatica di fondo: Natrum sulphuricum 30 CH
  • Terapia allopatica: nessuna

2) Uomo, 70 anni occlusione vena centrale a componente edematosa.

  • Stessa terapia del primo caso

3) Donna, 28 anni occlusione vena centrale con note vasculitiche ed edematose in soggetto che faceva uso di contraccettivi orali.

  • Terapia omeopatica: Arnica 5 CH, Apis 5 CH, Pulsatilla 5 CH, Mercurius solubilis 5 CH, Naja 5 CH, Lachesis 30 CH.
  • Terapia omeopatica di fondo: Lachesis 200 CH.
  • Terapia allopatica: laserterapia.

4) Donna, 50 anni occlusione di branca nel periodo menopausale con note edematose.

  • Terapia omeopatica: Arnica 5 CH, Apis 5 CH, Lachesis 30 CH,
  • Terapia omeopatica di fondo: Lachesis 200 CH.
  • Terapia allopatica: nessuna.

5) Donna, 65 anni occlusione vena centrale con aree ischemiche.

  • Terapia omeopatica: Arnica 5 CH, Lachesis 30 CH, Aurum metallicum 30 CH.
  • Terapia omeopatica di fondo: Sulphur 30 CH e 200 CH.
  • Terapia allopatica: laserterapia.

6) Uomo, 72 anni occlusione di branca con aree ischemiche.

  • Terapia omeopatica: Arnica 5 CH, Lachesis 30 CH, Aurum metallicum 30 CH.
  • Terapia omeopatica di fondo: Sulphur 30 CH, Luesinum 200 CH.
  • Terapia allopatica: laserterapia.

Seguendo quanto prescritto sono stati registrati risultati soggettivi di miglioramento visivo minimo di tre decimi, in tre casi un ripristino visivo totale e risultati obiettivi validi documentati da fluorangiografia a tre mesi, 6 mesi, 1 anno.

 

Naturalmente l’assenza di studi in doppio cieco e l’esiguo numero di casi non consente di trarre risultati e conclusioni definitive ma, come è emerso dai risultati ottenuti su questi casi, è indubbia l’azione positiva del farmaco omeopatico nelle suddette patologie.

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Cheratalgia traumatica recidivante: interpretazione e terapia omeopatica

La cheratalgia traumatica recidivante, così chiamata da Giovan Battista Bietti, uno dei più grandi esperti di oftalmologia, è anche comunemente denominata “erosione recidivante della cornea”. Tenuto conto della specificità dell’argomento, questa patologia necessita di alcune note introduttive e chiarificatrici. In questo approfondimento, dopo una parte introduttiva riguardante la patologia stessa, verranno analizzati alcuni casi clinici affrontati attraverso la prescrizione di rimedi omeopatici.

Che cos’è la cheratalgia traumatica recidivante

Solitamente si parla di cheratalgia traumatica recidivante per riferirsi a “episodi ripetuti di perdita di sostanza corneale superficiale (epitelio) per scarsa adesione di questa alla membrana di Bowmann” (Cassin ecc.).
Questa manifestazione, caratterizzata da componente eredo-familiare su base distrofica, è stata però definita negli anni in svariati modi: ad esempio Grandelement parlò di“cheratite nevralgica traumatica”; Kansenla definì “cheratite nevralgica vescicolosa intermittente”mentre V.Szilyla denominò “erosione recidivante”. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Il quadro clinico di tale patologia è caratteristico: la malattia ha origine da un trauma corneale, tipicamente da margine acuto come quelli prodotti da un’unghia o da un foglio di carta, che provoca un’erosione a livello della cornea. Sul momento guarisce, ma dopo un intervallo di settimane, e persino di mesi, improvvisamente si verifica una ripresa della sintomatologia con fotofobia, dolore, senso di corpo estraneo.

 

Obiettivamente si riscontra un sollevamento circoscritto dell’epitelio a forma di bolla o una piccola abrasione; microscopicamente si osserva un edema tra membrana di Bowmann ed epitelio o delle zone cistiche con mancanza di emidesmosomi e di membrana basale nell’area interessata simili a quelle presenti nella distrofia di Cogan, tipica delle donne in età matura.
Ciò sta a significare che la riepitelizzazione corneale è avvenuta con insufficiente coesione con la membrana di Bowmann, a causa della presenza di un edema, per cui il prolungato contatto tra palpebra e cornea durante il sonno determina uno sfaldamento dell’epitelio con aderenza alla palpebra. Di conseguenza, quando il soggetto riapre gli occhi provoca una riapertura della ferita, che provoca dolore, lacrimazione e fotofobia.
Queste recidive, ed è questo l’aspetto più serio e invalidante della patologia, possono ripetersi per anni causando un’indubbia limitazione dell’attività del soggetto.

 

La terapia allopatica può, in fase acuta, accelerare la cicatrizzazione dell’erosione (rimozione dell’epitelio, pomate cicatrizzanti o applicazione di lenti corneali terapeutiche) ma, al fine della riduzione delle recidive, i risultati sono pressoché nulli.

Osservazione di alcuni casi clinici di cheratalgia traumatica recidivante

L’osservazione di centinaia di casi, in tanti anni di esperienza ospedaliera, mi ha condotto alla netta convinzione che gran parte dei soggetti affetti da questa patologia presentassero una forte componente sicotica, cosa per altro già evidente dalla descrizione della malattia (edema tra epitelio e membrana di Bowmann).

Inoltre è possibile inserire in questa patologia la distrofia di Cogan che, come dice la medicina allopatica, è tipica delle donne in fase menopausale, periodo nel quale le caratteristiche sicotiche si evidenziano.
È questa la chiave che ha consentito il successivo passaggio terapeutico, la stessa chiave di lettura di ogni patologia: interpretazione miasmatica e interpretazione costituzionale.

 

Effettuando un’accurata anamnesi omeopatica su 25 pazienti sottoposti a terapia omeopatica è risultata evidente una netta prevalenza di soggetti femminili, una ricorrenza premestruale (aumento ritenzione idrica) e menopausale, nonché un legame tra il disturbo e l’incremento di umidità atmosferica.

Evidenziate queste modalità generali passiamo ora a descrivere i cinque casi più significativi sottoposti a terapia omeopatica.

 

1° CASO

Uomo, anni 47
Anamnesi oculistica: erosione corneale da foglio di giornale verificatasi due anni prima, cinque recidive.
Anamnesi omeopatica: da giovane il soggetto era caratterizzato da visibile magrezza ed era amante del sale, successivamente si è registrato un ingrassamentoe la comparsa di verruche.
Costituzione del soggetto: fosfo-sulfurico.
Terapia: Natrum muriaticum 30 CH, Natrum sulphuricum 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

2° CASO

Donna, anni 19
Anamnesi oculistica: erosione corneale da pettine verificatasi sei mesi prima e recidiva mensile pochi giorni prima del ciclo.
Anamnesi omeopatica: orfana di padre e madre, ha vissuto in collegio con grosse carenze affettive. È un soggetto geloso, logorroico e leggermente sovrappeso.
Costituzione del soggetto: carbo-sulfurica
Terapia: Lachesis 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

3° CASO

Donna, anni 52
Nubile in fase menopausale
Anamnesi oculistica: erosione corneale da colpo d’unghia verificatasi un anno prima in soggetto ipermetrope con sei recidive.
Anamnesi omeopatica: soggetto caratterizzato da acne rosacea e tendenza ad ingrassare. Presenta evidenti segni di insoddisfazione sessuale con grossa sperequazione tra sintomatologia ed entità dell’erosione recidivante. Pregressa malaria.
Costituzione del soggetto: sulfo-fluorica
Terapia: Conium maculatum 30 CH Lachesis 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

4° CASO

Donna, anni 37
Infermiera
Anamnesi oculistica: erosione corneale con quattro recidive nei momenti di grossa stanchezza.
Anamnesi omeopatica: soggetto magro, stanco e demineralizzato. Si ammala facilmente, presenta grossi sudori ai piedi e pregressa TBC.
Costituzione del soggetto: fosforica
Terapia: Silicea 30 CH, Thuya 30 CH,T.K. 200 CH, Medorrhinum 200CH.

 

5° CASO

Donna, anni 42
Infermiera
Anamnesi oculistica: erosione corneale da spazzola con quattro recidive.
Anamnesi omeopatica: soggetto in carne, pigro e pauroso; caratterizzato da pelle chiara e ipo-endocrinia.
Costituzione del soggetto: carbonica
Terapia: Calcarea carbonica 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

A questo primo quadro riassuntivo è doveroso aggiungere alcuni chiarimenti: in fase acuta sono stati impiegati Apis 9 CH con azione antiedemigena e Nitricumacidum5 CH con azione cicatrizzante, oltre al classico bendaggio.

Inoltre nelle varie terapie applicate, tutte a componente sicotica, si è passati da Thuya 30 CH a Thuya 200CH e successivamente a Medorrhinum 200 CH quale nosodo della sicosi.

I risultati ottenuti sono qui riassumibili: dopo 6-10 mesi di terapia non si è verificata nessuna recidiva e considerando che il periodo di controllo si aggira ormai (per i 25 casi totali) a oltre 10 anni, potremo considerare il risultato definitivo.

 

 

In conclusione, possiamo affermare che l’Omeopatia consente l’inquadramento “miasmatico” e quindi ezio-patogenetico della malattia, questo permette di definire un quadro nitido e di facile soluzione oltre che l’individuazione dei farmaci più opportuni riferiti alla costituzione individuale. Inoltre, questo tipo di trattamento risulta particolarmente efficace nei casi di recidive. Lo stesso non avviene, ad esempio nel caso delle cheratiti erpetiche, quando si ricorre ad un trattamento di tipo allopatico. In questi casi risulterebbe utile integrare i due approcci per arrivarea quello che è lo “scopo principale ed unico del medico”: la cura del malato e la conseguente guarigione.

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Oculistica: cheratite erpetica e rimedi omeopatici

La cheratite erpetica è un processo infiammatorio a carico della cornea. Nella maggior parte dei casi la causa è di natura infettiva; altre volte, invece, può essere provocata da traumi chirurgici o favorita dalla penetrazione di un oggetto nell’occhio.

 

Sebbene possa idealmente colpire chiunque, la cheratite infettiva si manifesta per lo più nei pazienti gravemente immunocompromessi.

Cheratite erpetica: cause

Il virus dell’herpes simplex (VHS), la cui denominazione si rifà alla tradizione sanscrita (Beswick 1962) e alla medicina ippocratica, consacrato poi dalla nomenclatura dermatologica (Norton 1964) è attualmente, nei paesi industrializzati, il principale responsabile di deficit visivo per opacità corneale.

L’infezione da VHS è endemica in ogni parte del mondo: è stato stimato che il 90% della popolazione adulta è portatore di anticorpi anti-VHS e, di questi, solo l’11% presenta manifestazioni oculari.
Esistono due virus responsabili della patologia corneale, i virus VHS e VHS2, seppure con una diversa prevalenza a seconda delle età (tipo 1 = 84%; tipo 2 = 16%).

La maggiore incidenza e serietà dell’affezione corneale e dei disturbi conseguenti sono in netto incremento, questo anche a causa dell’utilizzo sconsiderato di antibiotici e cortisonici responsabili di mutazioni del virus e, verosimilmente, causa di immunodepressione. Di seguito qualche dato: in Gran Bretagna 50.000/100.000 persone all’anno ne sono affette e negli Stati Uniti, ogni anno, sono i 18.000 i nuovi ciechi da imputare a tale affezione.

Cheratite erpetica: manifestazioni e terapia allopatica

Le manifestazioni della cheratite erpetica sono due:

  • manifestazioni della prima infanzia su individui privi di anticorpi;
  • manifestazioni della recidiva in individui con anticorpi.

Spesso le manifestazioni della prima infanzia decorrono come una banale cheratocongiuntivite. Nelle recidive, invece, si riscontrano:

  • forme superficiali (dendritiche e ulcerative);
  • forme profonde (cheratiti disciformi e interstiziali), in cui giocano fattori neuropatici e immunologici.

Riteneva Pivetti Pezzi (1985), oculista e presidente SIUMIO, che circa il 50% dei soggetti che ha presentato un episodio di cheratite erpetica andava incontro a recidiva entro cinque anni, con possibili complicanze sulla funzione visiva.

La terapia allopatica attuale, avvalendosi dei farmaci antivirali, è abbastanza efficace nel controllare la fase acuta della malattia, ma non ha alcuna influenza sull’incidenza ed entità delle recidive che, peraltro, ben poco risentono anche di farmaci “immunoregolatori”.

La cheratite erpetica può lasciare porzioni di cornea non perfettamente trasparenti (leucomi corneali) che riducono la funzionalità visiva. La terapia d’elezione per questo tipo di disturbi è la cheratoplastica, la cui percentuale di insuccesso è assai elevata anche a causa della frequente presenza di casi di rigetto e di recidiva della patologia sul lembo.

Tenuto conto della gravità dei postumi, dei risultati non del tutto soddisfacenti della cheratoplastica e del costo che tale patologia comporta, diviene fondamentale la ricerca della eradicazione o, quanto meno, della limitazione delle recidive. Per il virus dell’herpes simplex (VHS), però, una terapia di prevenzione attraverso la medicina convenzionale non è ancora ipotizzabile; come scritto da Longson nel trattato di virologia clinica di Zuckermann Banatvala e Pattison “l’herpes simplex non è ancora una delle malattie prevenibili”.

In fondo è ampiamente dimostrato che un deficit immunologico, anche se transitorio, porta alla “virulentazione” del virus già presente nell’organismo in uno stato di latenza.

Cheratite erpetica e Omeopatia: terapia su alcuni casi clinici

Premesso quanto sopra, analizzeremo ora l’utilità della terapia omeopatica alla luce di quarantaquattro casi studiati negli ultimi trent’anni.
Il trattamento in fase acuta è stato il seguente: per alcuni soggetti, alla terapia allopatica (Acyclovir solo localmente 1 gtt. x4 + Midriatici x2) è stata associata la cura omeopatica a base di Rhus toxicodendron 5 CH (tre granuli x4 volte al giorno). In altri casi, date le caratteristiche di ulcera a carta geografica di due e di cheratite profonda di altri otto pazienti, si è dovuta associare la terapia con Nitricum acidum 5 CH (3 granuli x3 volte al giorno).

Stando alla mia personale esperienza oculistica e al parere dei pazienti, posso affermare che la durata dell’episodio acuto è stata nettamente ridotta.
A guarigione ottenuta e, a volte, già in fase acuta, è stata intrapresa la terapia costituzionale di fondo. Per ventotto soggetti ci si è avvalsi dell’uso di Natrum muriaticum (prima 30 CH, poi 200 CH) o assunto da solo o in associazione con Sulphur iodatum (in dieci casi) o con Arsenicum album (in quattro casi). Dei restanti sedici casi:

  • tre casi sono stati trattati esclusivamente con Arsenicum album a causa della presenza di una forte componente luesinica
  • cinque casi, in cui la componente sicotica era più marcata, ci si è avvalsi invece dell’associazione di Sepia più Calcarea carbonica
  • quattro casi sono stati trattati con l’aggiunta di Thuya
  • in due casi di herpes catameniale si è usata solamente Sepia
  • due casi sono stati curati direttamente con il nosodo.

A chiusura dell’iter terapeutico è stato somministrato il nosodo della diatesi prevalente che in trenta casi è stato un nosodo tubercolinico, in tre Luesinum, in altri due Psorinum e nei restanti nove Medorrhinum.
Va da sé che nella scelta dei suddetti rimedi è stata presa in considerazione la totalità sintomatologica dell’individuo.

 

La durata media della terapia è stata di circa 18 mesi ed i riscontri sono risultati ottimi.

In trentaquattro casi non è stata riscontrata alcuna recidiva; in otto una sola recidiva nei primi 3 mesi di terapia; in un caso due recidive nei primi 3 mesi di terapia e un caso, trattato inizialmente con Natrum muriaticum + TK, ha presentato tre recidive nei primi 10 mesi ma da anni non ha più recidive dopo che alla terapia è stato aggiunto Psorinum 200 CH.

 

A conclusione dei dati sopra citati risultano due evidenze:

  • la rapida risoluzione dell’episodio acuto, (non si è fatto ricorso a Vaccinotoxinum e quindi non se ne ha esperienza);
  • la netta prevalenza di soggetti dalla diatesi psorico-tubercolinica affetti da tale disturbo.

 

Nei soggetti tubercolinici predomina una ipersensibilità emotiva e un atteggiamento depressivo (Natrum muriaticum, Arsenicum album ecc) che per la scuola allopatica clinico-psichiatrica statunitense ben si sposa con un certo grado di immuno-depressione.

In conclusione, il ricorso alla terapia omeopatica nel riequilibrio psichico e immunoendocrino dei soggetti affetti da tale patologia risulta una soluzione rapida, efficace, innocua e risolutiva ad un problema al quale la medicina ufficiale non riesce ancora a dare risposta.