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Casi clinici

Epilessia in ragazzo ventenne

Il caso clinico in questione, del quale non mi sono occupato personalmente ma è stato trattato dal Prof. Antonio Santini, è un esempio di studio che per la sua chiarezza e linearità terapeutica, evidenzia le immense possibilità terapeutiche dell’Omeopatia.

 

Vediamo nel dettaglio l’iter terapeutico prescritto per la cura di questo caso di epilessia in un ragazzo ventenne.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: studente di 24 anni affetto da epilessia.
Esame obiettivo: 1,68 m, 76 kg, viso ovale, palato ampio, torace quadrato, addome flaccido, arti robusti, iride a trama compatta.

 

Attraverso l’anamnesi familiare sono state raccolti tutti i precedenti morbosi dei familiari del paziente. Riportiamo di seguito quanto emerso:

  • padre morto giovane per infarto (luesinismo);
  • nonni paterni longevi (mesoblastismo);
  • madre obesa e artritica (sicosi);
  • nonno materno longevo e ipersessuale (luesinismo);
  • nonna materna morta per tumore (luesinismo e sicosi);
  • zia morta per TBC (tubercolinismo);
  • zia morta per tumore (luesinismo e sicosi).

Tale anamnesi evidenzia dunque una netta componente anamnestica di sicotismo, tubercolinismo e luesinismo.

 

L’anamnesi patologica remota (A.P.R), che invece si propone di raccogliere le informazioni riguardanti le malattie, gli interventi chirurgici e i traumi sofferti in passato dal paziente ha evidenziato i seguenti tratti:

  • morbillo e crosta lattea;
  • se inizialmente presentava una costituzione magra, negli anni si è registrata una tendenza a ingrassare;
  • poco appetito;
  • epistassi;
  • RAA (malattia reumatica);
  • crisi diarroiche;
  • a 19 anni il paziente ha sofferto di nevralgia del trigemino risolta con Magnesia carbonica;
  • a 20 anni surmenage intellettuale e delusione amorosa.

L’anamnesi patologica prossima (A.P.P), ovvero l’esame che si propone di chiarire i motivi che hanno portato il paziente dal medico, è invece caratterizzata dai seguenti disturbi:

  • a 21 anni comparsa di allucinazioni uditive (musiche che creano ansia, angoscia e convulsioni);
  • otto crisi epilettiche al giorno o assenze (EEG: focus epilettogeno emisfero di destra).

Infine dalla fase dell’interrogatorio è emerso che i suoi sintomi si aggravano al mare (muriatico), negli spazi ampi e quando consuma alcolici, mentre migliorano in montagna.
Desidera inoltre mangiare carne di maiale, e più in generale cibi molto salati, mentre non ama né latte né dolci.

 

Dal punto di vista psicologico è un soggetto depresso e non pronto intellettualmente, anche se in passato era ottimista e sicuro di sé. È agitato e irrequieto, ha paura degli spazi, degli aghi, del sudicio, dell’avvenire e di alcune malattie come tumore e tbc.

 

Soffre di cefalee quando assume alcolici, è astenico, tende ad ingrassare, soffre di acidità di stomaco e cistiti.

 

Possiamo quindi affermare, in conclusione, di trovarci di fronte ad un soggetto carbo-sulfurico con componente psoro-tubercolinico-luesinica e sicotica.

Cura omeopatica applicata

Alla luce di quanto emerso durante la visita omeopatica si è deciso di intervenire con il seguente iter terapeutico:

 

1° prescrizione: Zincum metallicum 5 CH tre granuli al dì

 

Dopo 2 mesi: si assiste a un netto miglioramento per quanto riguarda la frequenza delle crisi. Al precedente farmaco si aggiunge Artemisia vulgaris 5 CH, la cui caratteristica è di presentare crisi epilettiche raggruppate, e si approfondisce l’azione con Zincum metallicum 30 CH.

 

Dopo 4 mesi: la frequenza delle crisi diminuisce, ma diventano più raggruppate e aumentano le assenze. Si mantiene la stessa terapia per darle modo di agire in maniera efficace.

 

Dopo altri 4 mesi: le crisi diminuiscono ulteriormente e se ne evidenziano massimo due al giorno. Si decide di aggiungere Calcarea carbonica 30 CH per affrontare la parte endoblastica (carbonica) dopo aver affrontato la componente luesinica.

 

Dopo 5 mesi: non si registra nessuna crisi e sono anche meno le assenze. Si insiste quotidianamente con Zincum metallicum 30 CH, Calcarea carbonica 30 CH.

 

Dopo 3 mesi: nessuna crisi e nessuna assenza. Ricompaiono però diarrea, cistiti, dolori articolari, cefalea, eruzioni cutanee (tutto migliora con il riposo). È dunque emersa la Psora mesoblastica che verrà affrontata con Bryonia 30 CH, Sulphur 30 CH, Zincum metallicum 200 CH e Calcarea carbonica 200 CH alternati ogni 10 giorni.

 

Dopo 4 mesi: il soggetto sta bene, ma permane il focus sell’EEG. Si ritiene pertanto necessario un approfondimento dell’azione dei farmaci di base delle costituzioni carbonica e sulfurica e il ricorso ai nosodi delle tre diatesi in campo: Calcarea carbonica 200 CH, Sulphur 200 CH, Medorrhinum 200 CH, Luesinum 200 CH, T.R. 200 CH (una monodose ogni 7 giorni nell’ordine).

 

Dopo 6 mesi: EEG migliorato. Si prosegue con la medesima cura.

 

Dopo 6 mesi: EEG negativo.

 

 

A guarigione raggiunta il paziente dovrà continuare la cura secondo la seguente prescrizione: un ciclo dei vari farmaci una volta l’anno.

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Omeopatia e aree terapeutiche

Cheratalgia traumatica recidivante: interpretazione e terapia omeopatica

La cheratalgia traumatica recidivante, così chiamata da Giovan Battista Bietti, uno dei più grandi esperti di oftalmologia, è anche comunemente denominata “erosione recidivante della cornea”. Tenuto conto della specificità dell’argomento, questa patologia necessita di alcune note introduttive e chiarificatrici. In questo approfondimento, dopo una parte introduttiva riguardante la patologia stessa, verranno analizzati alcuni casi clinici affrontati attraverso la prescrizione di rimedi omeopatici.

Che cos’è la cheratalgia traumatica recidivante

Solitamente si parla di cheratalgia traumatica recidivante per riferirsi a “episodi ripetuti di perdita di sostanza corneale superficiale (epitelio) per scarsa adesione di questa alla membrana di Bowmann” (Cassin ecc.).
Questa manifestazione, caratterizzata da componente eredo-familiare su base distrofica, è stata però definita negli anni in svariati modi: ad esempio Grandelement parlò di“cheratite nevralgica traumatica”; Kansenla definì “cheratite nevralgica vescicolosa intermittente”mentre V.Szilyla denominò “erosione recidivante”. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

 

Il quadro clinico di tale patologia è caratteristico: la malattia ha origine da un trauma corneale, tipicamente da margine acuto come quelli prodotti da un’unghia o da un foglio di carta, che provoca un’erosione a livello della cornea. Sul momento guarisce, ma dopo un intervallo di settimane, e persino di mesi, improvvisamente si verifica una ripresa della sintomatologia con fotofobia, dolore, senso di corpo estraneo.

 

Obiettivamente si riscontra un sollevamento circoscritto dell’epitelio a forma di bolla o una piccola abrasione; microscopicamente si osserva un edema tra membrana di Bowmann ed epitelio o delle zone cistiche con mancanza di emidesmosomi e di membrana basale nell’area interessata simili a quelle presenti nella distrofia di Cogan, tipica delle donne in età matura.
Ciò sta a significare che la riepitelizzazione corneale è avvenuta con insufficiente coesione con la membrana di Bowmann, a causa della presenza di un edema, per cui il prolungato contatto tra palpebra e cornea durante il sonno determina uno sfaldamento dell’epitelio con aderenza alla palpebra. Di conseguenza, quando il soggetto riapre gli occhi provoca una riapertura della ferita, che provoca dolore, lacrimazione e fotofobia.
Queste recidive, ed è questo l’aspetto più serio e invalidante della patologia, possono ripetersi per anni causando un’indubbia limitazione dell’attività del soggetto.

 

La terapia allopatica può, in fase acuta, accelerare la cicatrizzazione dell’erosione (rimozione dell’epitelio, pomate cicatrizzanti o applicazione di lenti corneali terapeutiche) ma, al fine della riduzione delle recidive, i risultati sono pressoché nulli.

Osservazione di alcuni casi clinici di cheratalgia traumatica recidivante

L’osservazione di centinaia di casi, in tanti anni di esperienza ospedaliera, mi ha condotto alla netta convinzione che gran parte dei soggetti affetti da questa patologia presentassero una forte componente sicotica, cosa per altro già evidente dalla descrizione della malattia (edema tra epitelio e membrana di Bowmann).

Inoltre è possibile inserire in questa patologia la distrofia di Cogan che, come dice la medicina allopatica, è tipica delle donne in fase menopausale, periodo nel quale le caratteristiche sicotiche si evidenziano.
È questa la chiave che ha consentito il successivo passaggio terapeutico, la stessa chiave di lettura di ogni patologia: interpretazione miasmatica e interpretazione costituzionale.

 

Effettuando un’accurata anamnesi omeopatica su 25 pazienti sottoposti a terapia omeopatica è risultata evidente una netta prevalenza di soggetti femminili, una ricorrenza premestruale (aumento ritenzione idrica) e menopausale, nonché un legame tra il disturbo e l’incremento di umidità atmosferica.

Evidenziate queste modalità generali passiamo ora a descrivere i cinque casi più significativi sottoposti a terapia omeopatica.

 

1° CASO

Uomo, anni 47
Anamnesi oculistica: erosione corneale da foglio di giornale verificatasi due anni prima, cinque recidive.
Anamnesi omeopatica: da giovane il soggetto era caratterizzato da visibile magrezza ed era amante del sale, successivamente si è registrato un ingrassamentoe la comparsa di verruche.
Costituzione del soggetto: fosfo-sulfurico.
Terapia: Natrum muriaticum 30 CH, Natrum sulphuricum 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

2° CASO

Donna, anni 19
Anamnesi oculistica: erosione corneale da pettine verificatasi sei mesi prima e recidiva mensile pochi giorni prima del ciclo.
Anamnesi omeopatica: orfana di padre e madre, ha vissuto in collegio con grosse carenze affettive. È un soggetto geloso, logorroico e leggermente sovrappeso.
Costituzione del soggetto: carbo-sulfurica
Terapia: Lachesis 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

3° CASO

Donna, anni 52
Nubile in fase menopausale
Anamnesi oculistica: erosione corneale da colpo d’unghia verificatasi un anno prima in soggetto ipermetrope con sei recidive.
Anamnesi omeopatica: soggetto caratterizzato da acne rosacea e tendenza ad ingrassare. Presenta evidenti segni di insoddisfazione sessuale con grossa sperequazione tra sintomatologia ed entità dell’erosione recidivante. Pregressa malaria.
Costituzione del soggetto: sulfo-fluorica
Terapia: Conium maculatum 30 CH Lachesis 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

4° CASO

Donna, anni 37
Infermiera
Anamnesi oculistica: erosione corneale con quattro recidive nei momenti di grossa stanchezza.
Anamnesi omeopatica: soggetto magro, stanco e demineralizzato. Si ammala facilmente, presenta grossi sudori ai piedi e pregressa TBC.
Costituzione del soggetto: fosforica
Terapia: Silicea 30 CH, Thuya 30 CH,T.K. 200 CH, Medorrhinum 200CH.

 

5° CASO

Donna, anni 42
Infermiera
Anamnesi oculistica: erosione corneale da spazzola con quattro recidive.
Anamnesi omeopatica: soggetto in carne, pigro e pauroso; caratterizzato da pelle chiara e ipo-endocrinia.
Costituzione del soggetto: carbonica
Terapia: Calcarea carbonica 30 CH, Thuya 30 CH, Medorrhinum 200 CH.

 

A questo primo quadro riassuntivo è doveroso aggiungere alcuni chiarimenti: in fase acuta sono stati impiegati Apis 9 CH con azione antiedemigena e Nitricumacidum5 CH con azione cicatrizzante, oltre al classico bendaggio.

Inoltre nelle varie terapie applicate, tutte a componente sicotica, si è passati da Thuya 30 CH a Thuya 200CH e successivamente a Medorrhinum 200 CH quale nosodo della sicosi.

I risultati ottenuti sono qui riassumibili: dopo 6-10 mesi di terapia non si è verificata nessuna recidiva e considerando che il periodo di controllo si aggira ormai (per i 25 casi totali) a oltre 10 anni, potremo considerare il risultato definitivo.

 

 

In conclusione, possiamo affermare che l’Omeopatia consente l’inquadramento “miasmatico” e quindi ezio-patogenetico della malattia, questo permette di definire un quadro nitido e di facile soluzione oltre che l’individuazione dei farmaci più opportuni riferiti alla costituzione individuale. Inoltre, questo tipo di trattamento risulta particolarmente efficace nei casi di recidive. Lo stesso non avviene, ad esempio nel caso delle cheratiti erpetiche, quando si ricorre ad un trattamento di tipo allopatico. In questi casi risulterebbe utile integrare i due approcci per arrivarea quello che è lo “scopo principale ed unico del medico”: la cura del malato e la conseguente guarigione.

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Casi clinici

Colite ulcerosa e prolasso rettale in bambina di tre anni e mezzo

Il caso clinico analizzato nel seguente approfondimento mostra in maniera chiara ed evidente l’efficacia risolutiva dell’Omeopatia su patologie organiche in pazienti in età pediatrica, per i quali non è possibile parlare di “suggestione” o quant’altro possa essere ricondotto ad un eventuale effetto placebo della cura omeopatica.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: bambina di tre anni e mezzo
Diagnosi: colite ulcerosa e prolasso rettale

Prima visita omeopatica: 27/04/2001

Durante la prima visita i genitori riferiscono che dal febbraio 2001 la bambina soffre di diarrea con prolasso rettale (questo era già presente in anni precedenti). Dopo una prima diagnosi di colite ulcerosa effettuata dall’ospedale Bambin Gesù di Roma, alla bimba viene prescritta una terapia allopatica a base di Salazopirina.

Prima della comparsa di manifestazioni diarroiche, la piccola aveva anche sofferto di otite sinistra, curata anch’essa allopaticamente.
Dalla sua anamnesi familiare emergono le seguenti note luesiniche:

  • nonno paterno, vivente anni 75, tumori della pelle;
  • nonna paterna, vivente anni 68, cefalea;
  • padre vivente, anni 44, gammopatia;
  • nonno materno, vivente anni 66, ipercolesterolemia;
  • nonna materna, vivente anni 70, demenza senile;
  • madre vivente, anni 38, ansia per la figlia. Transaminasi alte in gravidanza.

L’anamnesi personale della paziente è caratterizzata dai seguenti tratti:

  • nata a termine da parto eutocico;
  • allattamento misto;
  • a seguito del prolasso è passata da diarroica a stitica;
  • dermatite atopica lieve;
  • carattere deciso, forte, testardo, polemico;
  • a due anni diventa loquace;
  • presenza di muco nella diarrea;
  • calorosa, starebbe spogliata;
  • non ama uova e latte;
  • molto sensibile ai problemi, anche in televisione;
  • in costante competizione con i fratelli.

L’esame costituzionale evidenzia un soggetto prevalentemente muriatico con note sulfuriche e con una marcata componente luesinica.

 

Durante la prima visita le viene prescritta la seguente cura omeopatica:

  • Causticum 200 CH un tubo dose ogni 20 giorni;
  • Aloe 30 CH tre granuli la mattina;
  • Sepia 30CH;
  • Lachesis 30 CH alternati la sera.

Il Causticum, di cui la bimba ha parecchie note mentali, è farmaco luesinico-sicotico; la Sepia ha come nota saliente la meiopragia del tessuto elastico (prolasso) che ne rappresenta la nota luesinica; l’Aloe viene prescritto come sintomatico ed il Lachesis è senza dubbio il farmaco con le maggiori note luesiniche.

Seconda visita omeopatica: 05/09/2001

Nella seconda visita l’esame istologico risulta negativo. La bambina continua la terapia con Salazopirina 300 mg x 2 e il prolasso va e viene, con la presenza sporadica di muco e lussazioni. Inoltre mangia poco e non tollera latte di soia.
Si prescrive:

  • Causticum 200 CH;
  • Calcarea fluorica 200 CH;
  • Sepia 30 CH;
  • Aloe 30 CH e Lachesis 30 CH alternati.

Rispetto alla precedente cura viene introdotta la Calcarea fluorica, un rimedio che agisce sul deficit del tessuto elastico. La Sepia, invece, dovrà essere assunta con maggiore frequenza.

Terza visita omeopatica: 10/04/2002

A quasi un anno dalla prima visita, la colonscopia e l’esame istologico risultano negativi; la bambina pesa 17,800 kg. per 109 cm.

 

La cura con Salazopirina viene sospesa nel novembre 2001. Il quadro clinico della bambina registra un netto miglioramento, tanto che gli episodi di prolasso iniziano a diminuire: 17 episodi a novembre, 10 a dicembre, 7 a gennaio, 6 a marzo, 1 ad aprile.

 

Nonostante questo la bambina presenta: instabilità nelle evacuazioni, coxite a sinistra con versamento, arrossamento degli occhi.
La coxite inserisce una nota tubercolinica e pertanto le viene prescritto: R1 quale antinfiammatorio, Pulsatilla per la componente tubercolinica e Stramonium per le note caratteriali e per la nota azione del farmaco sull’articolazione coxo-femorale.

 

L’attuale cura è dunque composta come di seguito:

  • Stramonium 200 CH;
  • Pulsatilla 200 CH;
  • Calcarea fluorica 200 CH;
  • R 1 una c. due volte al dì;
  • Sepia 30 CH;
  • Aloe 30 CH e Lachesis 30 CH alternati.

Quarta visita omeopatica: 17/07/2002

A luglio del 2002 la colonscopia risulta ancora negativa. Ad aprile 2002 è stato registrato l’ultimo prolasso, dopo il quale non ci sono più state altre manifestazioni. Inoltre, a giugno, risulta risolto il problema della coxite e le feci appaiono nella norma, senza la presenza di muco.
Per quanto riguarda l’alimentazione la bambina rifiuta le verdure cotte, il latte e il sale.
A questo punto la cura omeopatica procede come di seguito:

  • Pulsatilla 200 CH;
  • K. 200 CH;
  • Calcarea fluorica 200 CH;
  • Luesinum 200 CH;
  • Sepia 200 CH;
  • Natrum muriaticum 30 CH e Lachesis 30 CH alternati.

A distanza di più di un anno dall’inizio della cura omeopatica il caso è risolto definitivamente e pertanto si consolida il risultato ottenuto inserendo i due nosodi (diatesi tubercolinica e luesinica) e il farmaco di base (Natrum muriaticum) della costituzione muriatica. Si consigliano controlli periodici ogni 8 mesi.
Dall’analisi di questo caso clinico possiamo trarre una serie di considerazioni finali: come prima cosa è da evidenziare la necessità di non sospendere la terapia allopatica in prima battuta ma solo dopo aver evidenziato il miglioramento globale del soggetto a seguito della terapia omeopatica. Inoltre è evidente come il ricorso alla cura omeopatica risulti efficace non solo nella fase di remissione della malattia ma conduca ad una reale guarigione, anche a fronte di una patologia cronica.

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Farmaci omeopatici

Sulphur

Il Sulphur è un rimedio omeopatico ottenuto a partire dallo zolfo, un corpo semplice della famiglia dei metalli leggeri. Il rimedio omeopatico Sulphur è il farmaco di base della costituzione sulfurica ed è uno dei più importanti policresti usati in Omeopatia.

Sulphur in natura e medicina

Lo zolfo, dal quale si ottiene il corrispettivo rimedio omeopatico, è presente non solo in natura ma anche nella materia vivente, in particolare:

  • negli aminoacidi solforati;
  • nelle proteine del sangue;
  • nei tessuti e nelle pareti delle arterie.

Inoltre viene utilizzato allopaticamente come pomata nelle malattie della pelle, per la cura nelle forme reumatiche e con le acquee sulfuree. Fino agli anni ’50, invece, veniva usato come piretogeno in alternativa alle iniezioni di latte o alla malarioterapia.

Sulphur nella Medicina Omeopatica

Il rimedio omeopatico Sulphur è uno dei sette rimedi epatici più importanti nonché il principale antipsorico della materia vivente le cui diatesi dominanti sono nell’ordine: psora, luesinismo, tubercolinismo.

 

Questo medicinale omeopatico presenta un’azione centrifuga (cute, mucose, sierose, circolazione), agisce sulle alternanze morbose ed effettua una valida azione di sblocco favorendo l’eliminazione delle sostanze tossiche (tossine) presenti nell’organismo. Si tratta quindi di un farmaco di sblocco in situazioni complesse, utilissimo dopo “soppressioni”.

 

È un rimedio che può essere usato in qualsiasi età e circostanza ma tra le cause di squilibrio che ne determinano l’uso sono da evidenziare la vita disordinata e gli abusi, i cinquanta anni, le eruzioni e le malattie soppresse.

 

Inoltre, a seconda della prevalenza delle diatesi in campo, i rimedi omeopatici sinergici ovvero quelli che completano o migliorano l’azione del Sulphur saranno:

  • per la psora: Psorinum;
  • per la sicosi: Natrum sulphuricum e Thuya;
  • per il luesinismo: Aurum metallicum, Lachesis e Baryta carbonica;
  • per il tubercolinismo: Sulphur iodatum e Iodum, Magnesia muriatica.

 

Sulphur è il rimedio omeopatico cronico, cioè in grado di curare meglio i sintomi di una malattia quando questi hanno superato la fase acuta, di Aconitum, Nux vomica, Bryonia e Pulsatilla.

 

James Tyler Kent (1849- 1916), medico omeopata statunitense, consigliò la seguente successione: Lycopodium, Sulphur, Calcarea carbonica (e noi aggiungiamo nel soggetto carbo-sulfurico). Parlando del Sulphur, Kent affermò: “il Sulphur è di dominio talmente vasto che un principiante nel leggere la sua patogenesia può credere che con esso si possa combattere ogni malattia. Invece non solo non cura tutte le malattie, ma è bene non usarlo se non dietro precisa indicazione. Avviene che tanto meno un medico conosce la materia medica, tanto più spesso lo prescrive”.

Il tipo Sulphur in Omeopatia

Secondo lo studio delle Costituzioni Omeopatiche i rimedi per agire devono corrispondere ad un carattere e\o disagio psichico, non devono curare la mera malattia ma l’individuo nelle sue somiglianze con il rimedio.

 

Il soggetto Sulphur mostra le seguenti modalità:

  • aggravamenti in posizione eretta, con il calore specie del letto, lavandosi e specialmente la sera verso le 23;
  • miglioramenti con l’aria fresca e con il tempo secco.

Ha una lateralità sinistra e una avversione per la carne, mentre ha spesso desiderio di zuccheri, alcolici e grassi, in quanto non contengono zolfo.

 

Per quanto riguarda i sintomi psichici, come in ogni farmaco distingueremo tra fase stenica e astenica:

  • in fase stenica il soggetto presenta stenicità, irritabilità, egoismo, voglia di filosofeggiare, discutere e criticare, ottimismo e presunzione, disordine, egotismo, frettolosità;
  • in fase astenica presenterà timidezza, indolenza, difficoltà di memoria specie sui nomi, trascuratezza e sporcizia, fanatismi religiosi e politici, vampate, fame alle 11, ansia, ipocondria.

Tra i numerosi sintomi generali presenta calorosità, posizione eretta faticosa, rossori e bruciori degli orifizi, bruciore piedi e mani, bruciori secrezioni e delle escrescenze, periodicità delle patologie.
I sintomi locali sono invece a carico dei vari apparati che presentano le seguenti caratteristiche:

  • pelle: eruzioni secche, pruriti e bruciori fetidi, acne e comedoni espressioni di sicosi
  • testa: cefalea domenicale e forfora
  • apparato digerente: lingua sporca, sete e fame, insufficienza funzionale del fegato, stipsi o diarrea mattutina, feci molto maleodoranti
  • apparato urogenitale: mestruazioni tardanti e abbondanti, eruzioni attorno ai genitali
  • apparato locomotore: dolori sacro-coccigei e alla spalla sinistra.
  • apparato cardiovascolare: ipertensione che nel soggetto sulfurico viene trattata attraverso la seguente successione di farmaci: Plumbum, Aurum metallicum, Nux vomica, Sulphur (dalla situazione peggiore Plumbum a quella migliore Sulphur). Inoltre questo soggetto presenta piedi freddi di giorno e caldissimi di notte.

Nel soggetto Sulphur il punto di Weihe, ovvero quel punto doloroso alla pressione, si trova al centro del terzo superiore della linea che unisce la cartilagine delle settima costola sinistra con l’ombelico.

 

In conclusione, volendo una sintesi clinica, possiamo enunciare che trattasi di soggetto auto intossicato.