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Principi dell'omeopatia

La Dottrina delle Costituzioni Omeopatiche

“Lo studio delle costituzioni offre al clinico la possibilità di osservare il graduale passaggio del tipo umano equilibrato dallo stato di salute a quello di malattia, offre al clinico e la possibilità di riconoscere le varie disposizioni ereditarie e costituzionali alle malattie e quindi di prevenire le malattie effettuando una terapia razionale orientata non sulla malattia ma sull’uomo inteso come terreno che tende ad ammalarsi”.

Antonio Santini

 

 

Partendo da questa definizione data dal Prof. Antonio Santini trattiamo in questa uscita il primo dei capisaldi della Medicina Omeopatica: la Dottrina delle Costituzioni, ovvero lo studio dell’uomo visto nella sua costituzione intesa come unità psicofisica dinamica e diatesica.

La Dottrina delle Costituzioni

La necessità di riunire in gruppi i soggetti umani è stata avvertita sin dall’antichità. È possibile rinvenire il concetto di costituzione già nel pensiero delle scuole greche ed italiche prima di Pitagora ma tale dottrina trovò il suo compimento nelle teorizzazioni di Ippocrate a cui è dedicata la nostra scuola (Centro Omepatico Italiano Ippocrate). Ippocrate, dai quattro elementi fondamentali del macrocosmo (terra, acqua, aria e fuoco), passa all’identificazione dei quattro elementi fondamentali del microcosmo umano: linfa, sangue, bile gialla e bile nera. Questi elementi, predominando l’uno sull’altro, danno origine a quattro temperamenti, che così definisce:

  • temperamento linfatico;
  • temperamento sanguigno;
  • temperamento bilioso;
  • temperamento atrabiliare.

Ogni temperamento presenta caratteristiche particolari in ambito sia fisiologico che patologico, nonché specifiche terapie.

La Dottrina delle Costituzioni subì un notevole incremento per merito di molti studi, fu infatti ripresa dalla scuola Salernitana e da quella di Montpellier, oscillando tra una posizione statica (caratteristiche organiche della costituzione dell’individuo) e una posizione dinamica (aspetto funzionale).

Alla fine del 1800 e agli inizi del 1900, un grande impulso venne dalla scuola francese per merito di Claude Sigaud (1862-1921) che sulla base di caratteristiche anatomiche e funzionali definì quattro biotipi, evidenziando la forte interdipendenza tra l’uomo e l’ambiente:

  • tipo digestivo: prevalenza nel viso del segmento inferiore e prevalenza addominale;
  • tipo respiratorio: prevalenza nel viso del segmento intermedio e prevalenza delle spalle;
  • tipo muscolare: viso armonico e tronco armonico;
  • tipo cerebrale: viso con segmento superiore più sviluppato.

Successivamente Allendy, considerando caratteristiche morfo-funzionali quali tonicità e plasticità, individuò quattro biotipi:

  • atonico-plastico: (linfatico di Ippocrate e digestivo di Sigaud) caratterizzato da anabolismo, imbibizione, anemia, ipotensione, lentezza, apatia;
  • tonico-plastico: (sanguigno di Ippocrate e respiratorio di Sigaud) caratterizzato da aumento dei globuli rossi, buona reattività, prontezza d’azione, impulsività;
  • tonico-aplastico: (bilioso di Ippocrate e muscolare di Sigaud) caratterizzato da forte attività epatica, tendenza all’ipertensione, reattività vivace, energia, collera;
  • atonico-aplastico: (atrabiliare di Ippocrate e cerebrale di Sigaud) caratterizzato da diminuita attività circolatoria, respiratoria, digestiva e muscolare; tendenza alla sclerosi.

Il modello di Pende: approccio endocrinologico

Altri studi, dello stesso periodo e degli anni successivi, hanno ulteriormente ampliato e completato la materia. Si deve al medico italiano Nicola Pende (1880-1970), il merito di aver elaborato un’analisi della costituzione integrandola con la dottrina endocrinologica di cui è stato il fondatore.
Il modello costituzionale elaborato dall’endocrinologo italiano si sintetizza graficamente tramite la costruzione di una piramide, denominata “Piramide del Pende”, la cui base racchiude il patrimonio genetico e le facce rappresentano:

 

Piramide del Pende

  • profilo morfologico: comprende peso, altezza, forma del viso, studio dei denti, sviluppo degli arti, tono muscolare;
  • profilo funzionale: comprende energia funzionale, orientamento neurovegetativo, orientamento endocrino, diatesi morbosa dominante;
  • profilo intellettivo: comprende memoria, intelligenza, concentrazione mentale, intuizione, logica;
  • profilo psichico: comprende sentimenti, affettività, emotività, volontà, rapporto con l’esterno.

 

Sulla base di quanto detto, Pende individuò due biotipi fondamentali: il brevilineo e il longilineo a loro volta suddivisi in astenico e stenico, che analizzeremo nel dettaglio nelle prossime uscite.

Il modello di Martiny: approccio embriologico

Successivamente il medico francese Marcel Martiny (1897-1982) impostò una classificazione costituzionale da un punto di vista embriologico che tiene presente i foglietti embrionali primordiali: endoblasta, mesoblasta, ectoblasta. Da qui la classificazione:

  • biotipo endoblastico: con eccedenza dell’endoblasta e normalità o deficienza del mesoblasta e sempre deficienza dell’ectoblasta;
  • biotipo mesoblastico: con eccedenza del mesoblasta, normalità o deficienza dell’endoblasta e deficienza dell’ectoblasta;
  • biotipo ectoblastico: con eccedenza dell’ectoblasta e deficienza del mesoblasta e dell’endoblasta;
  • biotipo cordoblastico: con l’equilibrio dei tre foglietti.

Dal momento che ogni biotipo è caratterizzato dalla predominanza di uno dei foglietti, avranno la prevalenza in ogni biotipo gli organi derivati dal rispettivo foglietto embrionale.

Costituzioni umane in Omeopatia

L’applicazione dell’Omeopatia alle costituzioni si deve alla scuola omeopatica francese e precisamente al medico Antoine Nebel (1870-1954) e al suo allievo Léon Vannier (1880-1963). Essa prevede l’esistenza di tre costituzioni individuate sulla base dell’influenza esercitata dal dismetabolismo dei tre sali di calcio:

  • costituzione carbonica;
  • costituzione fosforica;
  • costituzione fluorica.

Il fondatore della scuola omeopatica costituzionale italiana è stato Antonio Santini che, facendo riferimento alla concezione quaternaria di tutte le espressioni della vita, sostenuta da Ippocrate, Sigaud, Martiny, Pende e tanti altri studiosi ha sostenuto l’impostazione costituzionale che prevede i seguenti biotipi:

  • biotipo carbonico (corrisponde al biotipo endoblastico secondo Martiny e al brevilineo astenico di Pende);
  • biotipo sulfurico grasso (corrisponde al biotipo mesoblastico di Martiny e al brevilineo stenico di Pende);
  • biotipo sulfurico magro o muriatico (corrisponde al biotipo cordoblastico secondo Martiny e al longilineo stenico secondo Pende);
  • biotipo fosforico (corrisponde al biotipo ectoblastico del Martiny e al longilineo astenico del Pende).

costituzioni_omeopatiche

 

L’impostazione costituzionale, che permette di suddividere i farmaci secondo le costituzioni e le prevalenze diatesiche, è fondamentale nel facilitare l’individuazione dei percorsi terapeutici.

Omeopatia e diatesi

Ogni costituzione è influenzata dalle quattro diatesi omeopatiche in proporzione diversa (le prime tre individuate già da Hahnemann, la quarta da Vannier). La diatesi ha quindi la capacità di determinare una prevalenza costituzionale e di manifestare la sua potenzialità patologica.
Le diatesi sono:

  • la psora;
  • la sicosi;
  • il tubercolinismo;
  • il luesinismo.

Le diatesi saranno oggetto di ulteriore trattazione.

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Principi dell'omeopatia

Similia Similibus Curentur

“Compito della medicina è quello di mantenere l’equilibrio fisiologico dell’uomo cercando di controllare tutte le cause capaci di disturbare la salute e di determinare la malattia”.

Antonio Santini

 

Prima di avviare questa dissertazione su uno dei principi basilari della Medicina Omeopatica, ritengo opportuno chiarire la mia posizione in merito all’approccio che sta alla base dello sviluppo di una moderna Omeopatia.
Partendo dal presupposto che le cause fondamentali delle patologie sono da ricercarsi in noi stessi, nei nostri fattori diatesici e costituzionali risulta evidente la necessità dello studio delle costituzioni al fine di individuare le trasmissioni ereditarie e conoscere le tendenze patologiche per aiutare le difese organiche a mantenere l’equilibrio psico-fisico.
In tale ottica, senza voler convertire nessuno ad un nuovo orientamento clinico-terapeutico in opposizione alla medicina tradizionale, si impone lo studio di una Omeopatia aggiornata alla luce delle moderne conquiste della medicina, privata di sovrastrutture filosofiche, mistiche e astratte attribuitele nel passato.

I principi fondamentali dell’Omeopatia

In questa analisi, prima di evidenziare quelli che sono i principi su cui poggia l’Omeopatia, riporterò una definizione della medesima del mio maestro Prof. Antonio Santini che condivido a pieno:

 

“L’Omeopatia è una metodologia clinico terapeutica basata sul ragionamento clinico-biologico rapportato allo studio delle costituzioni umane, sull’esperimento dei suoi farmaci sull’uomo, sull’individuazione farmacologica e sull’uso del farmaco in dose infinitesimale, che offre alla clinica la possibilità di poter interpretare la naturale eziopatogenesi di un processo morboso, offre alla terapia la possibilità di comprendere l’azione di un farmaco sperimentato sull’uomo e offre infine la possibilità di stimolare le difese organiche individuali”.

 

A tale definizione conseguono i quattro capisaldi della Dottrina Omeopatica:

  • Studio della malattia inserita e interpretata nel contesto della Legge della Similitudine.
  • Studio dell’uomo visto nella sua Costituzione intesa come unità psicofisica dinamico-umorale e diatesica.
  • Impiego del farmaco individualizzato inteso nel senso che ogni malato effettua la sua malattia e ha bisogno del suo farmaco.
  • Impiego del farmaco in dosi infinitesimali e dinamizzate, cioè un farmaco che con le diluizioni progressive perde la materia e che con la dinamizzazione sviluppa e utilizza il potenziale energetico del bioelemento che lo compone.

Legge di Similitudine in Omeopatia, applicazioni scientifiche e non solo

Uno dei principi fondamentali su cui si basa la Dottrina Omeopatica è lo studio della malattia secondo la Legge di Similitudine (Similia Similibus Curentur o nell’accezione più ricorrente Similia Similibus Curantur).
Santini così la sintetizza: “Ogni bioelemento, somministrato a dosi ripetute e crescenti sull’uomo sano, crea uno stato di sofferenza e di reazioni che possono essere rimosse solo con l’uso dello stesso bioelemento adoperato in dosi sempre più piccole, fino alle dosi infinitesimali”.

 

La Legge dei Simili o di Similitudine, caposaldo della Medicina Omeopatica, affonda le sue radici in un passato lontano. Il principio di similitudine era già noto al padre della Medicina, Ippocrate, che tra il 450 e il 400 a.C. insegnava ai suoi discepoli i due metodi dell’arte medica: quello dei simili e quello dei contrari.
Delle due vie ippocratiche verso la guarigione (“Contraria Contraribus Curentur” e “Similia Similibus Curentur“), Christian Samuel Friedrich Hahnemann (1755-1843), colui che viene considerato universalmente il padre dell’Omeopatia, volle percorrere la più ostica: “Similia Similibus Curentur”, i simili si curino con i simili. Per questo motivo cominciò a verificare, nei casi di intossicazione, quali effetti potessero avere le stesse sostanze che li avevano provocati, se somministrate a dosi estremamente basse (Principio delle diluizioni infinitesimali).

 

Venendo a epoche più recenti, la validità della Legge della Similitudine, e di conseguenza il Principio delle diluizioni infinitesimali, ha trovato validi sostenitori.
Con le sperimentazioni di Hahnemann questi principi diventarono empiricamente incontrovertibili, ma date le limitate conoscenze scientifiche del tempo, non era ancora possibile fornire una spiegazione che potesse godere di plausibilità scientifica.
È nel 1920 che due ricercatori, Rudolf Arndt (1820-1871) e Hugo Schulz (1853-1932), lavorando sui lieviti osservarono come vari tipi di veleni (iodio, bromo, cloruro di mercurio, acido arsenioso, ecc.) avessero un certo effetto stimolante sul metabolismo se forniti a bassi dosaggi e, al contrario, un effetto inibente se forniti ad alti dosaggi. Nello specifico Hugo Schulz, professore di farmacologia all’università di Greiswald, dimostrò che le sostanze tossiche provocano reazioni inverse modificando il dosaggio e Rudolf Arndt, professore di fisiologia in Germania, constatò che piccole eccitazioni provocano l’attività vitale, le medie la esaltano e le fortissime le aboliscono.
Da queste osservazioni è nata la cosiddetta Legge di Arndt-Schulz o Legge bifasica degli elementi, una regola farmacodinamica omeopatica secondo la quale l’azione di una medicina può essere inversa in base alle dosi utilizzate. L’aforisma ippocratico “Similia Similibus Curentur” non è altro che la Legge bifasica di ogni bioelemento riconosciuta dall’odierna chimica.

 

Anche ai giorni nostri la Legge della Similitudine viene applicata in campi differenti da quello omeopatico. Ad esempio, in alcune zone italiane, le verminosi dei bambini vengono curate alimentandoli con una minestra a base di ossiuri che aiuta a limitare la proliferazione dei vermi intestinali. L’esempio più esplicativo proviene, però, da due capisaldi della Medicina Allopatica: i sieri e i vaccini. Il vaccino è costituito dagli antigeni (vale a dire, dalla parte che viene riconosciuta dal sistema immunitario) del microorganismo o della sostanza contro cui ci si vuole immunizzare: la sua inoculazione stimola la produzione di anticorpi, rendendo il soggetto immune anche per anni (a volte, per tutta la vita). Il siero, invece, è costituito da anticorpi già pronti, che vengono inoculati direttamente. Viene utilizzato per curare una malattia già in atto (mentre in genere il vaccino serve solo per la prevenzione). In questi casi il virus o batterio in questione viene contrastato attraverso la somministrazione di un preparato derivante da una sospensione dello stesso virus o batterio (modificato geneticamente) oppure da tossine da essi ricavate, che dovrebbe indurre nel vaccinato una produzione artificiale di anticorpi.

 

Se in campo scientifico è evidente come la Legge della Similitudine abbia trovato diverse applicazioni è anche interessante notare come questo principio sia un concetto comune al pensiero di molte culture, anche lontane tra loro sia a livello temporale che geografico.
Ad esempio, nel poema sanscrito “Sringara Tilak” si legge: “è stato detto fin dai più antichi tempi del mondo che il veleno distrugge il veleno”.
Omero ci narra che Télefo sposò Antiochea, figlia di Priamo, e quando sbarcarono i Greci per muovere contro Troia, egli li affrontò con le armi, ma fu gravemente ferito dalla lancia di Achille alla coscia sinistra. Nonostante le cure la ferita non guariva. Interrogato l’oracolo di Delfo, questi rispose che: “chi ha ferito, può anche guarire”. Télefo si recò allora presso Achille, a Troia, ed i due medici Podalino e Macaone compresero il significato dell’oracolo: presero un po’ di limatura della lancia di Achille e composero un unguento che applicarono sulla ferita e la ferita guarì.
Il principio della Similitudine appare anche nei libri esegetici della Bibbia “Mekiltà e Tancumà”, in riferimento ad un episodio presente nell’Esodo, infatti, si può leggere questo commento: “Mosè avrebbe potuto correggere l’amaro delle acque con sostanze dolci, ma Dio volle additargli un mezzo migliore, gli indicò cioè un legno amaro insegnando che il vero modo naturale di guarigione è quello di guarire l’amaro mediante l’amaro”.

 

Come si è appena visto, la Legge della Similitudine (Similia Similibus Curentur), nel tempo, ha trovato applicazione non solo all’interno della Dottrina Omeopatica ma anche in ambito medico, scientifico e filosofico. Questo a dimostrazione del fatto che la validità di tali principi non deve essere confinata alla medicina omeopatica ma, al contrario, trova la sua conferma anche in altri ambiti.