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Principi dell'omeopatia

Terapia omeopatica: campi d’applicazione e possibilità

Per chi l’Omeopatia?: a chi si rivolge questa metodica terapeutica e quali sono i suoi campi di applicazione? Sono queste le domande che pazienti e medici si pongono di frequente.

 

Spesso si pensa che il terreno privilegiato su cui si muove il medico omeopata sia rappresentato da alcune patologie comuni quali: influenze, tonsilliti, tracheiti, diarree, allergie, ecc. Indubbiamente in questi casi la prescrizione di rimedi omeopatici è largamente diffusa e, l’omeopata neofita, spesso è su questo terreno che va a cimentarsi.

 

Lo spettro d’azione della Medicina Omeopatica è però assai più ampio, per questo motivo è interessante approfondire il tema delle sue possibilità terapeutiche.

Omeopatia e patologie

Come prima cosa è importante tenere presente la differenza che esiste tra la realtà italiana, priva di ospedali omeopatici, e quella di altri paesi dove Omeopatia e Allopatia coesistono in quasi tutti i reparti, dal centro di rianimazione fino al reparto di oncologia.
È necessario, inoltre, fare un opportuno distinguo tra patologie acute e patologie croniche.

 

Nel caso di patologie acute l’Omeopatia ha dimostrato la sua efficacia sia quando applicata da sola sia nel caso in cui, per la rischiosità della patologia, si è imposta la necessità, per altro sancita dal codice di deontologia, di affiancarla alla Medicina Allopatica.

Notevole è inoltre l’utilità e l’efficacia dell’Omeopatia nelle cosiddette malattie croniche in cui la medicina ufficiale ha dei limiti e può determinare una serie di complicanze iatrogene.
Innanzitutto se l’intervento omeopatico avviene nelle fasi più precoci delle medesime (patologie autoimmuni, degenerative e quant’altro definito come cronico) l’azione della Medicina Omeopatica può essere addirittura risolutiva, determinando quindi una situazione non di remissione bensì di guarigione.

 

È naturale che il riequilibrio complessivo dell’organismo comporterà dei tempi appropriati e un lavoro, da parte dell’omeopata, che tenga conto della costituzione e delle diatesi in campo.

Omeopatia e medicina tradizionale

Per quanto riguarda le categorie mediche, nelle scuole di Omeopatia è registrata una grande presenza di: medici di medicina generale, pediatri, internisti, ginecologi, psichiatri, reumatologi, geriatri, otorini, dermatologi, oculisti, urologi, nefrologi, ortopedici, ecc.

 

Senza entrare nel dettaglio delle possibilità terapeutiche delle suddette categorie mediche, campo immenso e direttamente proporzionato alla professionalità dell’omeopata, farò alcuni esempi di come l’Omeopatia può essere sfruttata all’interno di alcune realtà mediche:

  • Medicina generale: il medico di medicina generale può affrontare, con il supporto omeopatico, tematiche di reale prevenzione (non solo diagnosi precoce) legate alla conoscenza del soggetto, della sua costituzione e delle sue potenzialità patologiche. Può, inoltre, far fronte a problemi ormonali, vascolari, immunitari, degenerativi, nonché patologie neoplastiche svolgendo opera terapeutica e di supporto alle varie terapie allopatiche.
  • Ginecologia e ostetricia: questi settori affrontano, col supporto omeopatico, varie problematiche legate alla gravidanza e al parto nonché prevenzione e terapia dell’aborto. Oltre a ciò l’Omeopatia è elemento sostanziale nella cura di processi flogistici cronici a prescindere dalla eziologia e nel frenare o ridurre neoformazioni benigne ovariche o uterine.
  • Eugenetica: è un campo d’azione peculiare dove la terapia omeopatica permette di trattare, durante la gravidanza, il feto per frenare le tendenze patologiche (diatesi) legate alla genetica dei procreatori.
  • Neonatologia: in questo campo l’Omeopatia è fondamentale per risolvere casi di intolleranze al lattosio o alle proteine del latte e nella risoluzione della dermatite atopica che costituisce una patologia sempre più diffusa.
  • Pediatria:in ambito pediatrico le possibilità terapeutiche sono veramente notevoli ed è anche rilevante la rapidità delle risposte, in quanto trattasi di soggetti decisamente meno “intossicati”. In campo pediatrico si fa maggiormente ricorso all’Omeopatia per la cura di patologie allergiche ma anche nei casi di psicopatologie dell’infanzia, purtroppo così diffuse in questa epoca.
  • Dermatologia: l’Omeopatia è particolarmente efficace nella risoluzione di problematiche dermatologiche (dermatiti, psoriasi, lichen, vitiligine, alopecia ecc) che non rappresentano ovviamente patologie della cute o degli annessi ma la conseguenza di uno squilibrio generale in cui la cute è l’ultimo anello della catena.

Grandi risultati sono stati ottenuti anche nelle patologie urinarie acute e croniche, nelle patologie delle vie aeree e nelle patologie dell’apparato osteo-articolare. Inoltre l’Omeopatia, nei suoi aspetti psicologici, è di grande aiuto nei problemi adolescenziali e in quelli ormonali legati alla pubertà.

 

Un cenno a parte meritano gli ambiti della clinica otorinolaringoiatrica, di quella oculistica (di quest’ultima analizzeremo nel prosieguo alcune patologie), della pneumologia e della gastroenterologia, branche nelle quali l’Omeopatia ha un ruolo fondamentale nella risoluzione di numerose flogosi “croniche” e di numerose altre patologie.

 

In merito all’ambito geriatrico Publio Terenzio Afro diceva: “Senectus ipsa est morbus”. Non sono affatto d’accordo in quanto la senilità è un’epoca della vita come le altre e diventa “morbus” laddove è gravata dalle “scorie” diatesiche o come le chiamava Hahnemann “miasmi”. Pertanto anche in questa età della vita, compatibilmente con la fisiopatologia, è fondamentale l’apporto omeopatico. In conclusione possiamo quindi affermare che il ricorso all’Omeopatia è efficace nel mantenere lo stato di salute a tutte le età, per cui la visita omeopatica è estremamente utile anche a livello preventivo.

 

A completamento e a conferma del fatto che l’Omeopatia possa essere applicata in vari ambiti medici, elencherò alcuni convegni da me tenuti negli ultimi 15 anni che hanno evidenziato le molte possibilità terapeutiche di questa metodica, anche in ambiti dove, fin ora, è prevalso un tipo di trattamento esclusivamente allopatico:

  • Stress e Somatizzazioni – L’Incudine e il martello: 17 ottobre 2010 (Noicattaro); 21 marzo 2010 (Rimini); 2 marzo 2013 (Roma)
  • Omeopatia e Reumatologia: 7 ottobre 2012 (Acireale)
  • Nuovi orientamenti terapeutici per la sindrome metabolica: 12 ottobre 2008 (Napoli): 22 marzo 2014 (Roma)
  • Omeopatia Oculistica Pediatria: 30 settembre 20016
  • Patologie gastroenteriche – valutazione dell’efficacia della terapia omeopatica: 8 ottobre 2006 (Firenze); 12 gennaio 2013 (Roma)
  • L’Omeopatia nelle affezioni respiratorie: 14 gennaio 2012 (Roma)
  • Omeopatia e deficit immunitario: 15 febbraio 2014 (Roma)
  • Allergia – il ruolo dell’Omeopatia nel trattamento preventivo e terapeutico di questa malattia sociale: 26 marzo 2011 (Roma)
  • Integrazione – Omeopatia e Agopuntura: 29-30 ottobre 2005
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Visita omeopatica: costituzioni e diatesi

L’Omeopatia è una terapia che agisce sul terreno costituzionale dell’individuo, stimolando le forze di autoguarigione. Essa cura l’uomo e non la malattia, mobilitando l’energia vitale del soggetto malato in modo che tutto l’organismo si impegni nella cura della parte sofferente.
Per arrivare alla cura della patologia del soggetto un passaggio di fondamentale importanza è rappresentato dalla visita omeopatica. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il nuovo codice di deontologia medica

Prima di approfondire tutto ciò che riguarda la visita omeopatica, desidero riportare due articoli desunti dal nuovo codice di deontologia medica aggiornato al 18 maggio 2014 e del quale sono stato uno dei firmatari. Ritengo che queste regole deontologiche siano di fondamentale importanza per il medico in generale e per l’omeopata in particolare.

Art. 13: Prescrizione e trattamento terapeutico

“La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito alla diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico.
La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza.
Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico.
L’adozione dei protocolli diagnostico-terapeutici o di percorsi clinico-assistenziali impegna la diretta responsabilità del medico nella verifica della tollerabilità ed efficacia sui soggetti coinvolti.
Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici.
Il medico può prescrivere farmaci non ancora registrati o non autorizzati al commercio oppure per indicazioni o a dosaggi non previsti dalla scheda tecnica, se la loro tollerabilità ed efficacia è scientificamente fondata e i rischi sono proporzionati ai benefici attesi; in tali casi, motiva l’attività, acquisisce il consenso informato scritto dal paziente e valuta nel tempo gli effetti.
Il medico può prescrivere, sotto la sua diretta responsabilità e per singoli casi, farmaci che abbiano superato esclusivamente le fasi di sperimentazione relative alla sicurezza e alla tollerabilità, nel rigoroso rispetto dell’ordinamento.
Il medico non acconsente alla richiesta di una prescrizione da parte dell’assistito al solo scopo di compiacerlo.
Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa
disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale e dall’Autorità competente.
Il medico non deve adottare né diffondere terapie segrete.”

Art. 15: Sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali

“Il medico può prescrivere e adottare, sotto la sua diretta responsabilità, sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali nel rispetto del decoro e della dignità della professione.
Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia.
Il medico garantisce sia la qualità della propria formazione specifica nell’utilizzo dei sistemi e dei metodi non convenzionali, sia una circostanziata informazione per l’acquisizione del consenso.
Il medico non deve collaborare né favorire l’esercizio di terzi non medici nelle discipline non convenzionali riconosciute quali attività esclusive e riservate alla professione medica”.

 

 

Ne consegue, per il cittadino utente, la necessità di una corretta informazione sulle varie medicine non convenzionali (MNC) in modo tale da poter scegliere consapevolmente e poter accedere a prestazioni professionali qualificate e sicure. Il cittadino, in assenza di una equa normativa, è esposto ad un vero e proprio mercato incontrollato.
Inoltre per gli operatori sanitari è fondamentale il riconoscimento della propria metodica terapeutica, la necessità di valida preparazione, l’abolizione di concorrenza di soggetti poco preparati o abusivi, la possibilità di pubblicizzare le proprie competenze professionali.

La visita omeopatica: in cosa consiste

Nell’affrontare ora il tema della visita omeopatica faremo inizialmente riferimento all’opera fondamentale di Hahnemann: “Organon dell’Arte del Guarire analizzandone alcuni paragrafi:

 

(par. 104) “La visita omeopatica porta ad una diagnosi individualizzata e quindi a una terapia individualizzata.”

 

(par. 18) “La totalità dei sintomi rilevabili in ogni singola malattia e le loro modalità costituiscono l’unica indicazione per la scelta del rimedio.”

 

(par. 25) “Quella medicina, che nella sua azione sull’uomo sano si è dimostrata capace di produrre in modo simile la maggior parte dei sintomi, che si trovano nel malato da curare, rimuove, somministrata in dose opportunamente potentizzata e piccola, radicalmente e stabilmente anche la totalità dei sintomi dello stato patologico, ossia tutta la malattia presente e la trasforma in salute.”

 

Colloquio omeopatico e studio del caso, secondo il metodo hahnemaniano, costituiscono la strada che porta al simillimum, il farmaco curativo. Nell’Organon dell’Arte del Guarire Hahnemann descrive con grande chiarezza il modo in cui deve svolgersi la visita, che è quello che ancora oggi viene utilizzato dai medici omeopati.

 

La visita omeopatica di impostazione diatesico-costituzionalistica si articola nelle seguenti fasi:

  • Interrogatorio: consiste nella raccolta dell’anamnesi familiare, dell’anamnesi personale remota e dell’anamnesi personale prossima, con lettura in chiave diatesico-costituzionale. Consente di individuare le altre caratteristiche della costituzione (le tre facce della piramide pendiana, oltre quella morfologica) nonché le prevalenze diatesiche e successivamente i farmaci da prescrivere;
  • Esame obiettivo: permette di raccogliere elementi essenziali per la formulazione di una diagnosi corretta e indica o conferma la necessità di procedere a ulteriori accertamenti di laboratorio o strumentali. La visita non presenta differenze particolari da quella convenzionale ma è utile a inquadrare un primo aspetto costituzionale e diatesico.

L’impostazione diatesico-costituzionalistica consente di interpretare la patologia e individuare i farmaci più adatti alla cura a seconda delle costituzioni e delle prevalenze diatesiche del soggetto in questione.

 

A questo punto si pone il problema dell’individualizzazione del farmaco: nella scelta del rimedio o dei rimedi complementari, è fondamentale una buona conoscenza della materia medica in maniera da poter sovrapporre le modalità della patologia e del soggetto con le modalità del farmaco. Altro aspetto rilevante è la conoscenza degli aggravamenti, dei miglioramenti e alcuni aspetti che in patologia allopatica non sono considerati (sogni, avversioni, desideri, alternanze, ecc).  Fondamentale nella scelta del o dei rimedi, peraltro già nettamente ristretti dall’impostazione diatesico-costituzionalistica, è anche l’attenersi a una delle due leggi del grande Hering che impone, nella prescrizione, una sovrapponibilità tra paziente e farmaco di almeno un sintomo mentale, uno generale e uno locale. Naturalmente la prescrizione sarà più appropriata se le corrispondenze saranno più di una.

 

Per arrivare all’individuazione del farmaco di base della costituzione e dei nosodi corrispondenti, elementi fondamentali per consolidare l’avvenuta guarigione, di grande importanza è la prima prescrizione e la definizione di un adeguato iter terapeutico. Può essere anche utile la verifica della prescrizione attraverso i punti omeorivelatori di Weihe, specie per i neofiti.

 

Il ricorso all’Omeopatia è consigliabile soprattutto nel caso di malattie croniche per le quali l’allopatia utilizza, al massimo, il concetto di remissione o di terapia a vita con tutte le conseguenze iatrogene che ne derivano.

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Casi clinici

Squilibrio energetico e cefalea in ragazzo adolescente

In questa analisi, come anche nella precedente, analizzerò un caso clinico che, nella ricerca della cura omeopatica, evidenzia l’utilità dell’impostazione diatesico-costituzionalistica.
Questa impostazione riduce la possibilità di errore nella scelta del rimedio e consente di avvicinarsi quanto più possibile all’individuazione del medesimo.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: uomo, 15 anni affetto da calo energetico alle ore 11, cefalea ed herpes frequenti.

 

Il paziente in questione, secondo la classificazione omeopatica, figura come soggetto muriatico-fosforico (un incrocio tra il longilineo stenico e astenico pendiano).

Nella sua anamnesi familiare figurano due patologie riferibili alla diatesi tubercolinica:

  • un caso di TBC polmonare (nonno materno);
  • un eritema nodoso (madre).

Per quanto riguarda, invece, l’anamnesi familiare sul fronte paterno non si evidenziano aspetti diatesici significativi.

 

Dalla visita omeopatica cui è stato sottoposto il paziente è emerso che la sua storia clinica è caratterizzata essenzialmente da due eventi:

  • bronchiti nella prima infanzia;
  • operato di fimosi intorno ai 5 anni.

Per quanto riguarda invece le sue caratteristiche personali e fisiche, risultano da segnalare i seguenti tratti:

  • labbra screpolate;
  • predilezione per il sale;
  • sete abbondante;
  • molto bravo a scuola, specie nelle materie letterarie;
  • carattere riservato.

Le patologie pregresse del ragazzo e le sue caratteristiche attuali evidenziano e confermano le note tubercoliniche, pertanto si impone la necessità dell’individuazione di un rimedio con tali caratteristiche diatesiche nella costituzione mista di cui sopra.

Cura omeopatica applicata

Alla luce di quanto emerso durante la visita omeopatica si è deciso di intervenire attraverso il farmaco Natrum muriaticum che consente la ripresa energetica del soggetto, ne migliora l’appetito ed elimina cefalea ed herpes recidivanti. La prescrizione esatta è stata: 30 CH e, successivamente, 200 CH.
A chiusura e consolidamento dell’iter terapeutico è stato aggiunto, alla precedente prescrizione, T.K. 200 CH per sette-otto volte.

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Il farmaco diluito: le dosi infinitesimali in Omeopatia

Nella sperimentazione omeopatica Christian Friedrich Samuel Hahnemann, colui che è da tutti considerato il padre dell’Omeopatia, utilizzava sostanze potenzialmente tossiche: decise, quindi, di diluire ogni ceppo sino a superare, seppur inconsapevolmente, il numero di Avogadro ovvero il numero di particelle elementari, atomi o molecole presenti in una mole di sostanza.
Dalle sue sperimentazioni Hahnemann evinse che le preparazioni, anche molto diluite, continuavano ad avere proprietà terapeutiche.
È proprio su questo punto che si è instaurato, nel tempo, uno dei grandi dibattiti che vede contrapporsi le tesi degli omeopati e quelle dei sostenitori del metodo allopatico.

Le diluizioni omeopatiche

Come si è appena detto, il dibattito su questo tema e sui principi alla base della scienza omeopatica, è tutt’ora aperto. Nonostante ciò, l’avanzamento della ricerca scientifica, soprattutto in ambito biochimico e immunologico, sta portando a risultati che cominciano a delineare delle ipotesi plausibili sul reale funzionamento dei farmaci omeopatici.

 

Tutto questo non sarebbe un problema se non fosse esistito un signore di nome Avogadro i cui studi portarono a dimostrare che in una soluzione, superata la deconcentrazione del soluto di un valore pari a 6 alla meno ventitreesima, non esiste più la materia come noi la intendiamo.
Molti farmaci omeopatici di uso comune superano abbondantemente questa concentrazione e, pertanto, non dovrebbero contenere alcuna molecola di soluto.

 

Il problema, pertanto, si sposta su un altro punto cardine: è proprio vero che in una soluzione caratterizzata da una deconcentrazione superiore al numero di Avogadro non esiste più alcuna informazione del soluto?
Le molte ricerche condotte in passato hanno portato ad evidenziare che in realtà in quella soluzione, che dovrebbe essere solo acqua (o comunque solvente), qualcosa di diverso esiste.

 

Innanzitutto, oggi, con i mezzi moderni, si può dimostrare che una diluizione omeopaticamente preparata di un ceppo farmacologico qualunque, deconcentrata ben oltre il numero di Avogadro, mostra una risposta ai segnali di Risonanza magnetica T1 e T2 diversa rispetto al semplice solvente. Tuttavia, questa esperienza ripetibile in laboratorio, non fornisce indicazioni sul perché il farmaco omeopatico dovrebbe funzionare. Siamo però anche consci che esistono sostanze che, pur diluite a valori del milionesimo di grammo, continuano a svolgere attività farmacologica: gli ormoni e i catalizzatori sono un esempio di tutto ciò.

Omeopatia Hahnemanniana: sperimentazioni e conclusioni

In origine Hahnemann, che ovviamente non conosceva il signor Avogadro, decise di somministrare a dei soggetti volontari numerose sostanze, potenzialmente tossiche, per valutare il quadro sintomatologico che ne emergeva. Hahnemann era assolutamente conscio della tossicità di tali sostanze e sapeva che, per questo motivo, dovevano essere obbligatoriamente diluite. Il suo scopo, ovviamente, non era quello di arrecare danno ai soggetti ma semplicemente valutare quale quadro poteva dare un iniziale stato di tossicosi. Alcuni ceppi vennero diluiti più volte e, tra una diluizione e l’altra, il dott. Hahnnemann, da buon chimico, si curò di agitare energicamente il preparato al fine di disperdere il soluto al massimo grado nel suo solvente. Proprio compiendo questi passaggi si accorse che le sostanze in questione continuavano a generare sintomi particolari, riferibili inequivocabilmente al ceppo di partenza, anche a diluizioni estreme.

 

Vedendo i suoi pazienti star male, Hahnnemann, continuò a diluire le sostanze sulle quali stava lavorando. In questo modo oltrepassò abbondantemente, senza mai esserne consapevole, quel fatidico numero che avrebbe calcolato il conte di Avogadro.
Di fatto per lui quei farmaci continuavano a manifestare la loro azione ed era questo il fatto più importante. Ad un certo punto, però, osservò (non senza sorpresa) che i ceppi diluiti al massimo grado non solo non perdevano la loro capacità di generare quella sintomatologia caratteristica di cui era bene a conoscenza ma, in molti casi, continuando a diluire il preparato, essa diveniva più marcata.
Da medico e da scienziato, Hahnnemann, senza minimamente immaginare la diatriba che avrebbe generato questo fatto, si limitò coscienziosamente a ripetere i suoi esperimenti e a prendere nota degli effetti causati dalle sostanze che sperimentava. Oggi diremmo che egli seguì un metodo galileiano.

 

In conclusione è possibile affermare che la dose infinitesimale, tutt’altro che essere il simbolo di un nuovo e fantasioso credo iniziatico, nasce dall’esigenza pratica di diluire al massimo grado un ceppo potenzialmente tossico senza che esso perda il suo potere farmacologico.