Categorie
Principi dell'omeopatia

Il farmaco individualizzato in Omeopatia

“Per guarire una malattia, bisogna somministrare all’individuo che ne è affetto, un rimedio che gli provocherebbe, se fosse sano, la malattia che lo affligge.”

“Christian Friedrich Samuel Hahnemann”

 

“Ogni bioelemento, somministrato a dosi ripetute e crescenti nell’uomo sano, crea uno stato di sofferenza, di reazioni, che possono essere rimosse solo con l’uso dello stesso bioelemento adoperato in dosi sempre più piccole, fino alle dosi infinitesimali”

                                                                                                                                     “Antonio Santini”

Farmaco omeopatico

La logica conseguenza della Legge di Similitudine ippocratica ed hannemaniana è la necessità dell’individualizzazione del farmaco a seconda delle caratteristiche della malattia.
Infatti la noxa patogena, ovvero l’origine del danno provocato dalla malattia, agendo sulla popolazione determina delle risposte sintomatologiche individualmente diversificate. Dunque, se ogni soggetto manifesta una risposta di tipo soggettivo ad una determinata malattia, sarà necessario individuare una cura che sia su misura per quel determinato soggetto.

 

Probabilmente è proprio questo l’elemento di distinzione più importante tra Medicina Allopatica e Medicina Omeopatica: la ricerca e l’utilizzo di un farmaco che sia individualizzato.
Secondo la Medicina Omeopatica non possono essere costruiti dei protocolli di trattamento delle varie patologie che vadano bene per tutti. Come si è soliti dire: si cura il paziente e non la singola malattia.

 

La noxa patogena che aggredisce l’individuo determina in esso alcuni disturbi che hanno carattere generico e possono essere riconosciuti in tutti gli altri pazienti affetti dalla stessa patologia. Altri sintomi, invece, sono peculiari del paziente e configurano una modalità di vivere la malattia del tutto propria, in relazione al suo terreno costituzionale, e sono questi i sintomi particolari che il medico omeopatico deve ricercare a livello organico, funzionale e psichico.
È nozione comune che durante un’epidemia estremamente diffusa come l’influenza, le risposte dei singoli pazienti possano essere sostanzialmente diverse.
Alcuni vivranno la virosi con dei banali sintomi irritativi dell’apparato respiratorio, a fronte di un lieve rialzo febbrile; altri, invece, svilupperanno sin da subito febbre molto elevata, magari senza grande compromissione respiratoria;altri ancora percepiranno come preponderante lo stato di spossatezza e dolori diffusi; ci sarà, infine, chi avrà imponenti sintomi a carico dell’apparato respiratorio.
Fermo restando l’equivalenza della noxa patogena, si deve ammettere che la diversità di reazione sia legata ad un diverso terreno, ove i fattori patologici manifestano la loro azione.

Costituzioni omeopatiche e rimedi

Il diverso terreno costituzionale di un individuo fa sì che individui di costituzione diversa si ammalino in modo diverso.
Il termine costituzione, una volta frequentemente utilizzato nello studio clinico dei pazienti (non solo da medici omeopati), è oggi in disuso nella Medicina Allopatica. Tuttavia, la ricerca scientifica ha permesso di sostituire questo generico termine con una serie di valutazioni e parametri che investono la funzionalità dell’organismo. Essi riguardano ad esempio:

  • il livello di difesa anticorpale;
  • la funzionalità delle varie ghiandole endocrine (primariamente tiroide e surrenale che, attraverso i loro ormoni, modulano buona parte della risposta ai vari stressors psico-fisici);
  • i dosaggi degli elettroliti

Pertanto la variabilità costituzionale, ben percepita dagli omeopati sin dai primi momenti della storia di questa medicina, ha una sua evidenza clinica definibile in modo più complesso attraverso lo studio di una serie di parametri clinici e di laboratorio.
La medicina moderna ha acquisito il fatto che alcuni individui e, più per esteso, alcune popolazioni, possono risultare meno suscettibili ad ammalarsi di patologie che affliggono con maggiore incidenza altri individui o popolazioni. Queste diversità possono essere accettate solo ammettendo la presenza negli individui di costituzioni diverse, caratterizzate da una diversa suscettibilità alle malattie.

Diatesi omeopatiche e cura

La tendenza ad ammalarsi di alcune patologie piuttosto che altre è definita diatesi e, in Omeopatia, si esprime attraverso caratterizzazioni ben precise, sostanzialmente legate alla costituzione.
Hahnemann aveva già perfettamente capito questa realtà e intuito che ogni individuo necessitasse di una propria cura individualizzata, atta ad arginare i punti di minor resistenza della sua costituzione.
Pertanto, attraverso la sperimentazione dei suoi farmaci su individui sani, riuscì a registrare alcuni sintomi che consentivano di riprodurre quadri affini a molte patologie note.
Per esempio, la sperimentazione del rimedio omeopatico Atropa belladonna consentì di rilevare i seguenti sintomi:

  • calore intenso irradiato da tutto il corpo;
  • fotofobia;
  • lacrimazione;
  • cefalea pulsante;
  • rubor generalizzato del corpo e particolarmente del viso;
  • rialzo termico.

Una parte di questi sintomi sono sovrapponibili ad alcune modalità tipiche della virosi influenzale.
Nonostante questo Atropa belladonna non è adatto nella cura dei dolori diffusiche, spesso, caratterizzano questa condizione.
Sebbene il rimedio in questioneriproduca un quadro di sintomi affine a quello degli stati influenzali,la sperimentazione hannemanianaha dimostrato come il medicinaleideale da utilizzare nei casi influenzali sia Eupatoriumperfoliatum, laddove dominino i dolori  articolari. È dunque possibile individuare alcuni rimedi utili a trattare diverse modalità sintomatologiche attraverso le quali si può presentare l’influenza.

 

Inoltre, studi epidemiologici e l’osservazione pratica, hanno evidenziato come la maggior parte delle persone tende a sviluppare reazioni che si ripetono. Ad esempio, alcuni bambini sviluppano temperature sempre molto alte a fronte di qualunque aggressione virale; altri, invece, difficilmente vanno oltre le medie temperature, anche a fronte di virus piuttosto aggressivi.
Anche questo dipende dal tipo di terreno costituzionale proprio di ogni individuo e la scelta del farmaco più adatto alla cura dipenderà dalle modalità reattive del singolo soggetto.

 

In conclusione, possiamo affermare che ogni malattia viene vissuta in modo diverso da individuo a individuo e ciò dipende dalla propria costituzione, ovvero dal diverso terreno ove i fattori patologici manifestano la loro azione.
Va da sé, come già detto, che l’Omeopatia cerchi di trovare, all’interno di ogni costituzione, ulteriori elementi caratterizzanti della risposta della singola persona per fornire una terapia il più possibile individualizzata.

Categorie
Omeopatia e aree terapeutiche

Oculistica: cheratite erpetica e rimedi omeopatici

La cheratite erpetica è un processo infiammatorio a carico della cornea. Nella maggior parte dei casi la causa è di natura infettiva; altre volte, invece, può essere provocata da traumi chirurgici o favorita dalla penetrazione di un oggetto nell’occhio.

 

Sebbene possa idealmente colpire chiunque, la cheratite infettiva si manifesta per lo più nei pazienti gravemente immunocompromessi.

Cheratite erpetica: cause

Il virus dell’herpes simplex (VHS), la cui denominazione si rifà alla tradizione sanscrita (Beswick 1962) e alla medicina ippocratica, consacrato poi dalla nomenclatura dermatologica (Norton 1964) è attualmente, nei paesi industrializzati, il principale responsabile di deficit visivo per opacità corneale.

L’infezione da VHS è endemica in ogni parte del mondo: è stato stimato che il 90% della popolazione adulta è portatore di anticorpi anti-VHS e, di questi, solo l’11% presenta manifestazioni oculari.
Esistono due virus responsabili della patologia corneale, i virus VHS e VHS2, seppure con una diversa prevalenza a seconda delle età (tipo 1 = 84%; tipo 2 = 16%).

La maggiore incidenza e serietà dell’affezione corneale e dei disturbi conseguenti sono in netto incremento, questo anche a causa dell’utilizzo sconsiderato di antibiotici e cortisonici responsabili di mutazioni del virus e, verosimilmente, causa di immunodepressione. Di seguito qualche dato: in Gran Bretagna 50.000/100.000 persone all’anno ne sono affette e negli Stati Uniti, ogni anno, sono i 18.000 i nuovi ciechi da imputare a tale affezione.

Cheratite erpetica: manifestazioni e terapia allopatica

Le manifestazioni della cheratite erpetica sono due:

  • manifestazioni della prima infanzia su individui privi di anticorpi;
  • manifestazioni della recidiva in individui con anticorpi.

Spesso le manifestazioni della prima infanzia decorrono come una banale cheratocongiuntivite. Nelle recidive, invece, si riscontrano:

  • forme superficiali (dendritiche e ulcerative);
  • forme profonde (cheratiti disciformi e interstiziali), in cui giocano fattori neuropatici e immunologici.

Riteneva Pivetti Pezzi (1985), oculista e presidente SIUMIO, che circa il 50% dei soggetti che ha presentato un episodio di cheratite erpetica andava incontro a recidiva entro cinque anni, con possibili complicanze sulla funzione visiva.

La terapia allopatica attuale, avvalendosi dei farmaci antivirali, è abbastanza efficace nel controllare la fase acuta della malattia, ma non ha alcuna influenza sull’incidenza ed entità delle recidive che, peraltro, ben poco risentono anche di farmaci “immunoregolatori”.

La cheratite erpetica può lasciare porzioni di cornea non perfettamente trasparenti (leucomi corneali) che riducono la funzionalità visiva. La terapia d’elezione per questo tipo di disturbi è la cheratoplastica, la cui percentuale di insuccesso è assai elevata anche a causa della frequente presenza di casi di rigetto e di recidiva della patologia sul lembo.

Tenuto conto della gravità dei postumi, dei risultati non del tutto soddisfacenti della cheratoplastica e del costo che tale patologia comporta, diviene fondamentale la ricerca della eradicazione o, quanto meno, della limitazione delle recidive. Per il virus dell’herpes simplex (VHS), però, una terapia di prevenzione attraverso la medicina convenzionale non è ancora ipotizzabile; come scritto da Longson nel trattato di virologia clinica di Zuckermann Banatvala e Pattison “l’herpes simplex non è ancora una delle malattie prevenibili”.

In fondo è ampiamente dimostrato che un deficit immunologico, anche se transitorio, porta alla “virulentazione” del virus già presente nell’organismo in uno stato di latenza.

Cheratite erpetica e Omeopatia: terapia su alcuni casi clinici

Premesso quanto sopra, analizzeremo ora l’utilità della terapia omeopatica alla luce di quarantaquattro casi studiati negli ultimi trent’anni.
Il trattamento in fase acuta è stato il seguente: per alcuni soggetti, alla terapia allopatica (Acyclovir solo localmente 1 gtt. x4 + Midriatici x2) è stata associata la cura omeopatica a base di Rhus toxicodendron 5 CH (tre granuli x4 volte al giorno). In altri casi, date le caratteristiche di ulcera a carta geografica di due e di cheratite profonda di altri otto pazienti, si è dovuta associare la terapia con Nitricum acidum 5 CH (3 granuli x3 volte al giorno).

Stando alla mia personale esperienza oculistica e al parere dei pazienti, posso affermare che la durata dell’episodio acuto è stata nettamente ridotta.
A guarigione ottenuta e, a volte, già in fase acuta, è stata intrapresa la terapia costituzionale di fondo. Per ventotto soggetti ci si è avvalsi dell’uso di Natrum muriaticum (prima 30 CH, poi 200 CH) o assunto da solo o in associazione con Sulphur iodatum (in dieci casi) o con Arsenicum album (in quattro casi). Dei restanti sedici casi:

  • tre casi sono stati trattati esclusivamente con Arsenicum album a causa della presenza di una forte componente luesinica
  • cinque casi, in cui la componente sicotica era più marcata, ci si è avvalsi invece dell’associazione di Sepia più Calcarea carbonica
  • quattro casi sono stati trattati con l’aggiunta di Thuya
  • in due casi di herpes catameniale si è usata solamente Sepia
  • due casi sono stati curati direttamente con il nosodo.

A chiusura dell’iter terapeutico è stato somministrato il nosodo della diatesi prevalente che in trenta casi è stato un nosodo tubercolinico, in tre Luesinum, in altri due Psorinum e nei restanti nove Medorrhinum.
Va da sé che nella scelta dei suddetti rimedi è stata presa in considerazione la totalità sintomatologica dell’individuo.

 

La durata media della terapia è stata di circa 18 mesi ed i riscontri sono risultati ottimi.

In trentaquattro casi non è stata riscontrata alcuna recidiva; in otto una sola recidiva nei primi 3 mesi di terapia; in un caso due recidive nei primi 3 mesi di terapia e un caso, trattato inizialmente con Natrum muriaticum + TK, ha presentato tre recidive nei primi 10 mesi ma da anni non ha più recidive dopo che alla terapia è stato aggiunto Psorinum 200 CH.

 

A conclusione dei dati sopra citati risultano due evidenze:

  • la rapida risoluzione dell’episodio acuto, (non si è fatto ricorso a Vaccinotoxinum e quindi non se ne ha esperienza);
  • la netta prevalenza di soggetti dalla diatesi psorico-tubercolinica affetti da tale disturbo.

 

Nei soggetti tubercolinici predomina una ipersensibilità emotiva e un atteggiamento depressivo (Natrum muriaticum, Arsenicum album ecc) che per la scuola allopatica clinico-psichiatrica statunitense ben si sposa con un certo grado di immuno-depressione.

In conclusione, il ricorso alla terapia omeopatica nel riequilibrio psichico e immunoendocrino dei soggetti affetti da tale patologia risulta una soluzione rapida, efficace, innocua e risolutiva ad un problema al quale la medicina ufficiale non riesce ancora a dare risposta.

Categorie
Principi dell'omeopatia

Le diatesi omeopatiche: tubercolinismo e luesinismo

Nella precedente trattazione dedicata alle diatesi omeopatiche, dopo un’iniziale definizione del concetto, abbiamo analizzato nel dettaglio le caratteristiche e i sintomi che connotano la psora e la sicosi.

Come si è visto, però, le diatesi omeopatiche sono quattro. Esaminiamo dunque le due rimanenti:

  • la diatesi tubercolinica
  • la diatesi luesinica

Il tubercolinismo è una sindrome caratterizzata da una spiccata instabilità, variabilità dei sintomi, disturbi venosi, mucosi e respiratori.
Il luesinismo si definisce con la sua tendenza alle malformazioni, alle ulcerazioni con alterazione dei tessuti osseo, vascolare e nervoso.
Ma vediamo meglio di cosa si tratta.

Tubercolinismo o diatesi tubercolinica

La diatesi tubercolinica è stata introdotta relativamente di recente nella storia dell’Omeopatia. Questo “miasma” non deve essere considerato come il risultato dell’attività diretta del bacillo di Kock, ma è la risultanza della trasmissione ereditaria della tossina tubercolare, al di fuori dalla malattia.
È merito del francese Léon Vannier, colui che viene considerato il padre dell’Omeopatia francese, l’aver scorporato questa parte della patologia dal “miasma” psorico.

 

Analizziamo ora i segni del tubercolinismo, che permettono di individuare i farmaci omeopatici idonei alla cura delle patologie che caratterizzano i soggetti appartenenti a questa diatesi, specialmente nelle costituzioni longilinee in cui il tubercolinismo è nettamente più frequente.

  • in fase acuta avremo:
    • a carico dell’apparato linfatico: microadeniti, tonsilliti, appendiciti;
    • a carico delle sierose: pleuriti, peritoniti, sinoviti, meningiti;
    • a carico delle mucose: raffreddori, tracheiti, bronchiti, diarree, leucorree, cistiti.Inoltre sono indici di tubercolinismo, nel tentativo di eliminazione di scorie tubercoliniche tramite la cute, anche l’eritema nodoso e il morbillo.

Sono altresì segni di tubercolinismo la stasi venosa, i geloni e le cianosi delle estremità.

  • in fase cronica i soggetti di diatesi tubercolinica manifestano: astenia fisica e mentale, tendenza alle suppurazioni e pelle malsana e secca. Il soggetto, inoltre, tende a mangiare molto senza, però, ingrassare, a causa dell’efficienza della sua tiroide. A carico dell’intestino presenta parassitosi e diarree frequenti.

Il sintomi del soggetto di diatesi tubercolinica peggiorano con il caldo e il riposo, per effetto della stasi venosa.

 

Sul piano mentale il tubercolinico presenta grande fantasia, immaginazione e un mondo interiore molto ricco. Ha difficoltà a relazionarsi con la realtà, ha uno spiccato senso artistico, una produttività discontinua ed è poco tendente all’autorealizzazione. Si esprime nella ricerca del bello, nell’amore per la musica e nei pensieri che s’inseguono. Presenta, però, anche tendenza alla depressione, alla chiusura e all’anoressia.

 

Il tubercolinismo è l’unica diatesi che presenta numerosi nosodi, ossia rimedi omeopatici ottenuti a partire da materiale patologico: T.K., T.R., Aviaire, V.A.B., Denys, Spengler, Marmorek, Bacillinum.

Luesinismo o diatesi luesinica

Il luesinismo è la predisposizione all’insorgenza di manifestazioni patologiche attraverso meccanismi degenerativi e distruttivi. Questo “miasma”, o diatesi, fu individuato da Hahnemann che ne face risalire le manifestazioni ad una pregressa infezione sifilitica contratta dal soggetto stesso o dagli ascendenti.
In epoche più moderne esso venne rivalutato da diversi autori, compreso Santini, che fecero coincidere il modello reattivo luesinico con il fluorismo, ossia quella “forza energetica fisiopatologica” capace di attaccare diverse costituzioni e di divenire, essa stessa, il punto evolutivo peggiorativo delle altre diatesi.
Nel luesinismo c’è, pertanto, un alterato metabolismo del fluoro e dei suoi composti che induce nel biotipo alterazioni funzionali ed organiche agendo sul sistema nervoso centrale e periferico, sulle ossa, sul tessuto elastico, sulla parete dei vasi sanguigni e sulla pelle.
Attualmente gli omeopati ritengono che nel determinare questa diatesi, oltre alla sifilide, siano da chiamare in causa anche l’alcolismo, la consanguineità, le radiazioni e le malattie contratte durante la gravidanza.

 

 

Il luesinismo si manifesta con sintomi psichici che si riconoscono nell’esacerbazione delle strategie di potere, per cui avremo:

  • in fase di equilibrio una serie di manifestazioni, anche positive, quali organizzazione, efficienza, programmazione e attitudine al comando, anche se a volte con note di ira, aggressività e atteggiamenti di superiorità.
  • in fase di squilibrio le caratteristiche psichiche che connotano il soggetto nella fase di equilibrio evolvono in rabbia, violenza, orgoglio esagerato, eccessivo desiderio di denaro, manie (soprattutto della pulizia), irrisolutezza, decisioni contraddittorie, scarso tatto ed educazione, superficialità, desiderio di arricchirsi per imporsi, sospettosità, gelosia, diffidenza, delinquenza, perversione sino alla distruzione del prossimo o di se stesso.

Sul piano fisico, a queste caratteristiche mentali, possono corrispondere una serie di anomalie morfologiche e funzionali e di manifestazioni autodistruttive dei vari apparati che culmineranno nelle patologie autoimmuni, degenerative e neoplastiche.
Tra le anomalie morfologiche e funzionali si evidenziano:

  • irregolarità dell’apparato osteoarticolare: flogosi, ulcerazioni, distrofie, esostosi, anomalie cardiache con vasculiti, ipertensione, sclerosi e aneurismi
  • patologie della pelle: psoriasi, sclerodermia, cicatrici esuberanti, ittiosi, ulcere, fistole
  • disturbi a carico dell’apparato digerente: irregolarità del posizionamento dei denti con palato stretto, ulcere, coliti ulcerose

Caratteristica molto importante del luesinismo è l’aggravamento dei disturbi nelle ore notturne e al mare e il miglioramento in montagna.

 

Il nosodo del luesinismo è Luesinum.

Categorie
Principi dell'omeopatia

Le diatesi omeopatiche: psora e sicosi

 “Se si escludono i disturbi funzionali e le affezioni croniche soggettive e oggettive, originate da un genere di vita contrario all’igiene, così come le innumerevoli malattie da medicinali prodotte dai metodi di trattamento irrazionali e perniciosi che i medici allopatici hanno impiegato, la maggior parte delle malattie croniche che resta si deve allo sviluppo delle tre diatesi o miasmi cronici… Ognuna di queste tre affezioni era già diffusa in tutto l’organismo e lo ha invaso in tutte le direzioni prima che apparissero i sintomi primari… Se si sopprimono queste manifestazioni, presto o tardi si ripercuotono all’interno, producendo ogni specie di sofferenze, tutte la malattie croniche che non esisterebbero se i medici avessero cercato di curare radicalmente questi tre miasmi o diatesi.”

(Christian Samuel Friedrich Hahnemann, Organon dell’arte di guarire)

 

Per spiegare il concetto di diatesi abbiamo deciso di partire dalla definizione che ne dà il padre dell’Omeopatia, Christian Samuel Friedrich Hahnemann, nella sua illustre opera.
La diatesi, ovvero la predisposizione originaria della persona a un peculiare tipo di malattia proprio della sua costituzione, è uno dei concetti alla base della Medicina Omeopatica. Questo argomento è stato già accennato nel precedente approfondimento dedicato alle Costituzioni Omeopatiche, ma in quanto fondante dei principi omeopatici merita di essere analizzato nel dettaglio.

Diatesi e Omeopatia: un po’ di storia

Samuel Hahnemann, dopo aver riscontrato che, a lungo andare, i sintomi trattati con l’Omeopatia tendevano a ripresentarsi, distinse le patologie in due categorie:

  • acute: che presentavano sintomi facilmente arginabili in breve tempo;
  • croniche: ossia giacenti in profondità e che costituivano la vera causa della sintomatologia.

Nel 1816, affrontando il problema delle malattie croniche, Hahnemann si rese conto che, basandosi solamente sulla Legge di Similitudine della patologia in atto, si assisteva a frequenti recidive e, pertanto, individuò tre miasmi o diatesi:

  • psora, luesinismo e sicosi responsabili e punto di partenza delle patologie primitive da cui trarrebbero poi origine tutte le altre patologie acute e croniche.
    Secondo Hahnemann la psora è il miasma più diffuso, nato dalla soppressione delle eliminazioni cutanee, il luesinismo trae origine da pregressa infezione luetica, la  sicosi da pregressa  infezione gonococcica.

Questa impostazione originaria fu poi integrata, per merito della scuola francese, dall’inserimento di un quarto “miasma”, il tubercolinismo, derivato dall’infezione tubercolare e, in una prima fase, compreso nella psora.

Tali “miasmi” o “diatesi” o, come li chiamava il Professor Antonio Santini, “forze energetiche fisio-patologiche” (F.E.F.P.), sono sempre presenti in ogni costituzione, ma con variabile rappresentatività ed incidenza.

 

In questa prima parte di trattazione dedicata alle diatesi procediamo analizzando approfonditamente due delle quattro appena citate, ovvero la psora e la sicosi. Luesinismo e tubercolinismo saranno oggetto della prossima trattazione.

Psora o diatesi psorica

Difficile è la definizione della psora: si è parlato di peccato universale, di lebbra nella Bibbia, di scabbia nel Medioevo, di artritismo, di dismetabolismo, di patologie conseguenti a malattie cutanee “soppresse”.

Hahnemann la definisce “una malattia miasmatica cronica che è divenuta la madre di tutte le malattie acute e croniche da cui il genere umano viene attaccato. È la malattia più antica che si conosca ed è la più multiforme”.

Per Henry Bernard la psora rappresenta ancora un meccanismo di difesa.
In termini più moderni, ma senza dubbio modernizzabili, “la psora è quella tendenza che determina l’insorgenza di manifestazioni patologiche dovute a turbe del ricambio e ad autointossicazione per insufficienza funzionale dei vari organi”.

 

Dunque la diatesi psorica esprime la tendenza ad eliminare le tossine attraverso la cute, le mucose o gli emuntori fisiologici (reni, fegato, ecc.). Provoca principalmente manifestazioni cutanee periodiche e alternanti con tendenza ad aggravamenti in senso centripeto, ossia verso l’interno dell’organismo.

In fase stenica si avrà la liberazione delle scorie tramite pelle e mucose o alternanze di eliminazione, mentre in fase astenica si determineranno malattie del ricambio e per ultima la sclerosi.

 

Di fondamentale importanza è la conoscenza dei sintomi e delle malattie che permettono di individuare la psora:

  • in fase stenica avremo un soggetto ordinato, preciso, disciplinato nei pensieri, intransigente verso se stesso e verso gli altri, metodico, disciplinato, obbediente e che tende a dominare le proprie emozioni. Questo soggetto presenta un linguaggio sobrio e preciso, il cui obiettivo è quello di costruire e realizzare.
    Le sue tendenze patologiche sono prevalentemente collegate a disturbi funzionali e pertanto, nell’obiettivo delle eliminazioni cutanee e mucose, si avranno eczemi, allergie, orticaria, asma, riniti, reumatismi, foruncolosi, impetigine, alternanze morbose.
  • nella fase astenica, di cedimento, l’accumulo delle scorie determinerà affezioni sclerotiche cardiovascolari, renali ed epatiche, malattie del ricambio come diabete, obesità ed uricemia, malattie reumatiche. A livello psicologico si manifesterà ansietà, irrequietezza, incertezza, depressione, timore di non essere capaci di realizzare progetti, di arrivare in ritardo, che il tempo sfugga, paura di morire, di non essere curabile, del buio e ipersensibilità agli stimoli e agli odori.

La diatesi psorica è caratterizzata da aggravamenti che si verificano dopo mangiato e dopo aver assunto latte, se il soggetto è di costituzione carbonica; se invece è di costituzione sulfurica l’aggravamento si ha quando il soggetto è esposto a fonti di calore. Per quanto riguarda i miglioramenti, se si parla di soggetto carbonico, si avranno con il riposo, con il calore, con secrezioni, escrezioni ed eruzioni.

Sul piano alimentare la psora determina nel soggetto carbonico un forte desiderio di cibi indigesti, idrati di carbonio e dolci ed un’avversione al latte; nel sulfurico produce desiderio di cibi assai conditi e di carni particolarmente grasse (pertanto povere di zolfo che il sulfurico metabolizza male).

Sicosi o diatesi sicotica

Il termine sicosi deriva dal greco “sicon” che significa fico e rappresenta, pertanto, la tendenza a produrre neoformazioni più o meno peduncolate.

La diatesi sicotica è la tendenza a determinare, attraverso meccanismi di idrogenoidismo e reticoloendoteliosi, manifestazioni patologiche fino a giungere al “quod tumet”. La sicosi, inoltre, rappresenta il cedimento dell’organismo che si lascia invadere dalle scorie del ricambio in quanto vi è una condizione di ipofunzionalità generale. Per Henry Bernard “sicosi è uguale all’abdicazione”.
Anche in questo caso è fondamentale conoscere i sintomi e le malattie che permettono di individuare la sicosi:

  • in fase stenica si evidenzia ipercorticosurrenalismo come opposizione all’ipoendocrinismo. Tentativi di difesa locali con sudorazioni circoscritte, smagliature, iperseborrea, secrezioni, escrescenze, callosità, cisti, verruche, varicella, lipomi, ipertrofia prostatica, ecc. Ma anche eccitamento nervoso con agitazione, frenesia, desiderio di toccare ogni cosa.
  • in fase astenica prende il sopravvento l’ipoendocrinismo tiroideo, ipofisario, paratiroideo e gonadale. Le unghie del soggetto sono fragili e i capelli cadono. Vi sono tremori, ipofunzione epatica, digestiva e renale. Il soggetto inoltre soffre di stanchezza fisica con necessità di riposo che, anche se presente, non giova. A livello psicologico si manifestano depressione e comparsa di idee fisse.

 

Altre caratteristiche della diatesi sicotica sono l’aggravamento con l’umido e il riposo e il miglioramento al mare e con il movimento.

 

La sicosi può essere ereditaria o può insorgere per le seguenti cause:

  • pregressa blenorragia;
  • abuso di vaccini e sieri;
  • malattie croniche intestinali;
  • malaria;
  • tifo;
  • amebiasi;
  • febbre maltese;
  • permanenza in ambienti umidi;
  • abusi alimentari specie di cibi troppo raffinati o poco naturali;
  • uso della pillola anticoncezionale;
  • uso di ormoni e farmaci;
  • traumi cranici;
  • colibacillosi;
  • soppressione di secrezioni;
  • frustrazioni e mobbing.