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Casi clinici

Lombalgia in uomo di 63 anni

Nel presente approfondimento verrà trattato un caso clinico di lombalgia in un uomo di 63 anni, brillantemente risolto attraverso il ricorso ad una cura omeopatica specifica.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di un paziente sessantatreenne (altezza cm 175, peso Kg. 80) affetto da lombalgia da circa 4 anni, con periodiche accentuazioni, iniziata a sinistra e poi localizzata prevalentemente a destra. La risonanza magnetica nucleare (RMN) è risultata negativa.

 

Su di lui è stata praticata l’agopuntura anni prima, che portò ad un lieve miglioramento ma che è stata successivamente interrotta.

 

È stato inoltre sottoposto a terapia antinfiammatoria e antalgica con miglioramenti provvisori.

 

Dall’anamnesi familiare è emerso il seguente quadro:

  • Padre: deceduto a 85 anni, iperteso, sindrome metabolica, gotta;
  • Madre: deceduta a 84 anni per ictus.

Dall’anamnesi personale, inoltre, sono state ricavate le seguenti informazioni: il paziente è sempre stato un bambino di corporatura robusta, spesso affetto da tonsillite.
Da ragazzo ha effettuato servizio militare e successivamente si è sposato e ha avuto due figli. È un uomo dal carattere molto socievole ed è particolarmente attivo, gioca a tennis e si mantiene in allenamento tanto da avere un buono sviluppo muscolare.
Mangiatore prevalentemente di proteine animali e grande attrazione per i dolci. Si tratta dunque di un soggetto decisamente sulfurico.

 

Dalle analisi si rileva una uricemia al limite superiore, la presenza di renella ma non di calcolosi renali.
La sua lombalgia si accentua quando si alza dal letto o dalla sedia. Soffre inoltre di cistiti abatteriche, è modicamente iperteso (senza terapia) e presenta una leggera stipsi.

Cura omeopatica applicata

Visto il quadro clinico del soggetto, durante la prima visita si prescrive: Berberis 9 CH (come drenatore sulfurico) e Sulphur 9 CH.

 

2° visita – dopo tre mesi:

Peggioramento nei primi 20 giorni con accentuazione dell’eliminazione di renella, urine più cariche e con peso specifico elevato. Si registra inoltre un’accentuazione iniziale della lombalgia specie a sinistra.

Si prescrive: Berberis 30 CH e Sulphur 30 CH.

 

3° visita – dopo tre mesi:

La lombalgia sinistra risulta pressoché sparita. Si ha inoltre un miglioramento dell’ipertensione. Permane accentuata, la lombalgia destra e si è accentuato anche il desiderio di dolci. Si registra anche una ricomparsa di clono della palpebra superiore destra (già avvenuto 20 anni prima).

Si prescrive:

  • Berberis 30 CH;
  • Lycopodium 30 CH;
  • Sulphur 200 CH.

4° visita – dopo quattro mesi:

Si va attenuando la lombalgia destra e la pressione arteriosa risulta nei limiti. Si registra inoltre una normalizzazione delle urine e dell’uricemia.

Si prescrive:

  • Berberis 200 CH;
  • Lycopodium 200 CH;
  • Sulphur 200 CH.

5° visita – dopo quattro mesi:

Il paziente sta bene. Si conferma la terapia in atto e la si consolida con il nosodo corrispondente: Psorinum 200 CH e controlli periodici.

 

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Chiriacò D. Corso di Omeopatia – Centro Omeopatico Italiano Ippocrate – CSOA – Milano

 

Santini A. – Appunti dalle lezioni

 

Kent J.T. – Lezioni di Materia Medica Omeopatica, Nuova IPSA, 1994

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Farmaci omeopatici

Magnesia muriatica

Magnesia muriatica è uno dei rimedi intermedi della costituzione muriatica. I soggetti appartenenti a questa costituzione sono caratterizzati dall’equilibrio di sviluppo dei tre foglietti embrionali, perciò si tratta di un biotipo tendente all’idealità.

Magnesia muriatica: rimedio omeopatico e tipo costituzionale

“Sembra strano che i due medicamenti: Magnesia carbonica e Magnesia muriatica a cui Hahnemann ha dato molta importanza debbano esser così negletti e poco adoperati”.

 

Così si esprime James Tyler Kent  considerandolo un potente antipsorico.
Gli studi successivi hanno evidenziato la componente tubercolinica del farmaco, che ben si inquadra con il grado di scompenso magnesiaco della costituzione muriatica, e ulteriori approfondimenti (vedi Morrison, Vannier, Santini, Chiriacò) hanno riscontrato una componente sicotica di notevole importanza nel soggetto muriatico.

 

Tanto premesso andiamo ad analizzare le caratteristiche del cloruro di magnesio (contenuto nel sale e nel mare), da cui appunto viene ricavato il rimedio omeopatico Magnesia muriatica.
Il cloruro di magnesio agisce sul sistema nervoso centrale, sul periferico, sul neuro-vegetativo, sull’apparato digerente, sul fegato, sull’apparato uropoietico e sulla pelle.

 

A Magnesia muriatica sono associabili i seguenti sintomi e modalità:

 

SINTOMI GENERALI

Tendenza alla magrezza e i dolori diffusi, ansia, cefalee, cirrosi, costipazione, diarrea, epatite, nevralgia, sindrome da stanchezza cronica.

 

SINTOMI LOCALI

  • bruciori della lingua e della pianta dei piedi;
  • stipsi con feci caprine ed espulse con difficoltà per la componente spastica magnesiaca;
  • difficoltà della minzione per ipotonia della vescica;
  • iposensibilità al passaggio dell’urina;
  • mestruazioni abbondanti specie la notte.

SINTOMI MENTALI

Agitazione, ansietà e irrequietezza che si accentuano stando fermi o coricati.

 

MODALITÀ

  • peggioramento con il sale, al mare, con il caldo umido e con il latte per l’azione magnesiaca;
  • miglioramento con la pressione forte e con l’assunzione di limone.

Il rimedio omeopatico Magnesia muriatica nella pratica clinica

L’aspetto legato agli studi del Dott. Chavanon e del Dott. Antonio Santini è la nota sicotica legata al farmaco, per cui avremo polipi e verruche (cutanei, laringei, vescicali e dei seni paranasali) la cui caratteristica fondamentale è di essere a poussè.

 

Il suo uso pertanto è da tenere presente nel trattamento di questi polipi, quale che sia l’organo colpito, con tendenza a recidivare sempre con la medesima caratteristica.

 

Naturalmente spesso si impone il ricorso alla chirurgia di queste neoformazioni e la terapia omeopatica svolge la funzione di impedire le recidive.

 

 

 

FONTI

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Kent J.T. , Lezioni di Materia Medica Omeopatica, Nuova IPSA, 1994

 

Vannier L, Precis de Matière Médical Homeopatique, Editions Boiron, 1999

 

Morrison R., Manuale guida ai sintomi chiave di conferma, Galeazzi Editore, 1998

 

Santini A., Appunti dalle lezioni

 

Chiriacò D., Corso di Omeopatia – Centro Omeopatico Italiano Ippocrate – CSOA – IMO

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Casi clinici

Dismenorrea in una ragazza di 16 anni

Nel presente approfondimento verrà trattato un caso clinico di dismenorrea in una ragazza fosforica di 16 anni.
Il caso risulta particolarmente ostico anche se, come vedrete in seguito, la via per la risoluzione del caso era chiara fin dall’inizio della terapia.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di una ragazza sedicenne, longilinea, astenica (alta 180 cm con un peso di Kg. 52) che presenta sin dal menarca, avvenuto a 13 anni, mestruazioni particolarmente abbondanti con coaguli e accompagnate da dolori dorsali. La ragazza ha presentato anche frequenti episodi di cefalea legata all’impegno scolastico.
Si tratta di una paziente molto intelligente e anche sognatrice. Presenta inoltre discreta anemia e tendenza alla scoliosi, tanto che ha portato il busto per un certo periodo.

 

Dall’anamnesi familiare è emerso il seguente quadro:

  • Nonno paterno: deceduto a 47 anni per incidente;
  • Nonna paterna: deceduta a 86 anni, pregressa tubercolosi;
  • Padre: vivente 50 anni in buona salute;
  • Nonno materno: non se ne hanno notizie;
  • Nonna materna: deceduta a 87 anni;
  • Madre: vivente 48 anni, longilinea. Anoressica in fase adolescenziale.

Dall’anamnesi personale, inoltre, sono state ricavate le seguenti informazioni: la paziente è sempre stata piuttosto magrolina e ha sofferto di numerosi episodi bronchiali. La ragazza presenta il cosiddetto “torace da calzolaio”, ha sempre uno scarso appetito e un’ideazione molto fertile ma con scarsa capacità di concentrazione. Operata alle tonsille e adenoidi all’età di 6 anni, presenta poca resistenza allo sforzo fisico. Ha inoltre un notevole desiderio di cibi salati come formaggi e carni affumicate.

Cura omeopatica applicata

Durante la prima visita si prescrive, su base costituzionalistica ma in questo caso con un comportamento chiaramente unicistico: Calcarea phosphorica 30 CH, tre granuli al dì.

 

2° visita – dopo tre mesi:

Nessun cambiamento della sintomatologia, specie per quanto riguarda l’aspetto mestruale. Il riesame del caso conferma il farmaco che viene quindi prescritto nuovamente a diluizione più profonda: Calcarea phosphorica 200 CH.

 

3° visita – dopo due mesi:

Anche a questa visita non si registra nessun cambiamento sintomatologico. Memori dell’indicazione di Antonio Santini “prima di cambiare farmaco, cambiare diluizione”, si prescrive: Calcarea phosphorica 30 ML, ricorrendo alle cinquanta millesimali.

 

4° visita – dopo tre mesi:

La paziente e la madre, visti i risultati che tardano ad arrivare, vengono a visita decisamente sfiduciate, tant’è che anche io mi meraviglio che continuino a venire a visita non avendo riscontrato alcun risultato in otto mesi di terapia.

 

La madre esprime il proprio dispiacere pur confermando il massimo impegno nella terapia e, a conferma di quanto detto, deposita sulla scrivania tutti i tubetti dei farmaci utilizzati.
Per puro caso il mio sguardo cade sui tubetti e noto che sono tutti di Calcarea carbonica e a questo punto chiedo chiarimenti. Mi viene risposto che sono stati sempre comprati nella stessa farmacia e la medesima farmacista ha ribadito più volte che sempre di Calcaree si tratta e quindi l’azione, ammesso che ci sia, è sempre la medesima.

 

Irritato, invito la madre della paziente a cambiare farmacia, cercandone una i cui farmacisti siano formati in Omeopatia avendo fatto un corso specifico e spiego alla paziente e alla madre le cause dell’insuccesso. In Omeopatia ognuno ha il suo farmaco e Calcarea carbonica e Calcarea phosphorica sono due farmaci assolutamente diversi.

 

Prescrivo nuovamente Calcarea phosphorica 30 CH e nella successiva visita (la 5°), avvenuta a distanza di tre mesi, assisto alla normalizzazione dei sintomi mestruali. Consolido l’azione della Calcarea phosphorica, a questo punto alla 200 CH, prescrivendo T.K. 200 CH

 

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

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Farmaci omeopatici

Radium bromatum

Radium bromatum è il rimedio omeopatico che si ricava dal bromuro di radio. Tale farmaco rientra a pieno titolo tra i rimedi utilizzati per contrastare l’azione delle radiazioni.

Radium bromatum: rimedio omeopatico e tipo costituzionale

Il 21 dicembre 1898 l’elemento chimico più popolare nella medicina di primo Novecento (ma anche estremamente raro), ovvero il radio, fu isolato dai coniugi Marie e Pierre Curie che non a caso erano anche grandi estimatori dell’Omeopatia.

 

Proprio dal bromuro di radio si ricava il rimedio Radium bromatum, che secondo il principio della similitudine è molto utile per osteggiare l’azione delle radiazioni, ma non solo.

 

A Radium bromatum sono associabili i seguenti sintomi:

 

SINTOMI GENERALI

  • utile nei disturbi che seguono all’uso dei raggi X
  • vertigini e cefalee;
  • anoressia;
  • stipsi.

SINTOMI LOCALI

  • Cute: molte eruzioni (specie da raggi X), eczemi, psoriasi, nei, verruche, duroni, secchezza mucose e cute; eruzioni su cosce e genitali;
  • Apparato osteo-articolare: stati reumatici provocati dalle scorie dei tessuti distrutti, nevralgie dopo raggi X, spondilosi della nuca.

MODALITÀ

  • peggioramento con il calore.

Il rimedio omeopatico Radium bromatum nella pratica clinica

Dopo questa rapida panoramica sulle caratteristiche principali del farmaco Radium bromatum, vediamo quali sono gli utilizzi più concreti e più diffusi nella pratica clinica.

 

Teniamo presente che in esso sono rappresentate tutte e quattro le diatesi in maniera pressoché equivalenti.

 

L’uso senza dubbio più diffuso è nelle patologie articolari prevalentemente autoimmuni, sia che vi siano stati precedenti di esposizione ai raggi gamma o X (radioterapie, indagini diagnostiche frequenti, esposizioni professionali) sia quando nell’anamnesi del paziente non sono presenti tali precedenti.

 

Personalmente lo utilizzo molto per la cura dell’artrite reumatoide o in patologie affini, che hanno le modalità di Rhus toxicodendron, e hanno già ben risposto al sommaco ove sia necessaria un’azione più profonda e risolutiva. Pertanto Radium bromatum “segue bene” Rhus toxicodendron e ne completa ulteriormente l’azione.

 

Frequentemente viene utilizzato in associazione a Tubercolinum residuum che, pur essendo un importante nosode tubercolinico, anch’esso riunisce in sé in proporzione equivalente le quattro diatesi.

 

Va pertanto tenuta presente, questa triade:

  • Rhus toxicodendron;
  • Radium bromatum;
  • T.R. (Tubercolinum residuum).

che vanno ad affrontare in maniera valida, ove le modalità coincidano, buona parte delle patologie artritiche anche se con prevalenza sicotico-tubercolinica.
Dall’osservazione di queste patologie articolari trattate, è evidente il contemporaneo miglioramento della patologia ipertensiva con riduzione o eliminazione delle terapie in atto.

 

A mio parere Radium bromatum è un importante farmaco da tenere presente, in particolar modo  visto l’attuale dilagare di patologie articolari autoimmuni.

 

FONTI

 

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Hodiamont G., Trattato di farmacologia Omeopatica volume 1°, Nuova IPSA, 2004