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Casi clinici

Poliposi sinusale recidivante in un uomo di anni 68

Nel presente approfondimento verrà trattato un caso clinico di poliposi sinusale recidivante in un uomo di 68 anni.

 

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di un uomo di 68 anni già operato tre volte di poliposi dei seni paranasali e in attesa del quarto intervento. È un soggetto carbo-sulfurico: alto 165 cm, pesa. 89 Kg, in pensione da poco, era impiegato di banca, insoddisfatto del suo lavoro e dei suoi superiori. È un uomo freddoloso, tranquillo e riservato, con tendenza diarroica mattutina e intolleranza alle cipolle. Infine, non ama il latte ed è miope di parecchie diottrie (luesinismo).

 

Anamnesi familiare

Trattasi pertanto di un soggetto geneticamente sicotico, con note luesiniche e ulteriormente sicotizzato.

  • Padre deceduto a 72 anni a seguito di una neoplasia del colon dopo due asportazioni di polipi;
  • Madre affetta da Alzheimer deceduta a 84 anni.

 

In giovane età è stato affetto da verruche e ossiuri. È sempre stato rotondetto sin da piccolo e in più non ha mai fatto attività fisica. Non riusciva ad integrarsi nell’ambiente scolastico, ma in età adulta si è comunque sposato e avuto un figlio.

 

Cura omeopatica applicata

Si consiglia di iniziare la terapia omeopatica almeno due-tre mesi prima dell’intervento in modo da prevenire eventuali recidive.

 

Si prescrive pertanto:

  • Teucrium marum 30 CH
  • Thuya 30 CH
  • Staphysagria 200 CH

 

 

2° visita – dopo tre mesi:

Il paziente è stato operato 20 giorni fa con un decorso post-operatorio nella norma. Ha sospeso terapie allopatiche.

Dall’intervento è stata aggiunta Arnica 30 CH per trenta giorni.

Si prosegue la terapia prescritta.

 

 

3° visita – dopo tre mesi:

Nessuna recidiva. Il paziente respira bene.

È comparsa una dermatite agli arti inferiori che aveva avuto da bambino.

Stiamo pertanto passando, seguendo la legge di Hering, dalla componente sicotica a quella psorica.

 

Si prescrive:

  • Teucrium marum 30 CH
  • Thuya 200 CH
  • Staphysagria 200 CH
  • Medorrhinum 200 CH

Si va pertanto a rinforzare l’azione sulla diatesi sicotica in attesa di valutare la diatesi psorica.

 

 

4° visita dopo tre mesi:

Nessuna recidiva. Il paziente respira bene. Risolta la dermatite degli arti inferiori.

Regolarità mattutina delle feci. Sopporta bene le cipolle e anche il latte. Meno freddoloso.

Si consolidano i risultati ottenuti facendo anche prevenzione sulle componenti diatesiche.

Si prescrive:

  • Sulphur 30 CH
  • Medorrhinum 200 CH
  • Luesinum 200 CH
  • Psorinum 200 CH

e controlli periodici ogni sei mesi.

 

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A.:  Omeopatia clinica Repertorio e Costituzioni

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Farmaci omeopatici

Arnica Montana

Arnica Montana è uno dei principali farmaci pluricostituzionali e, pertanto, può essere usato in ogni costituzione. Si ricava dall’omonima pianta utilizzata interamente quando è in fiore. In Omeopatia è il rimedio principalmente indicato per trattare traumi fisici ed emotivi.

 

Arnica Montana: rimedio omeopatico e tipo costituzionale

L’Arnica Montana è un farmaco di grande prescrizione, specie in campo traumatologico, ortopedico e chirurgico. Vi sono da tenere presente alcuni aspetti per cui Arnica ad alta diluizione può essere utilizzata nei traumi psicologici, nei lutti, nelle perdite affettive. Inoltre, l’atteggiamento di paura delle malattie e, al contempo, la tendenza a nasconderle proprio perché ne si ha paura, avvicina il farmaco alla costituzione sulfurica (Sulphur, Arsenicum album, Nux vomica, Aurum metallicum, ecc.) e ne fa pertanto un ulteriore aiuto nel sulfurico ipocondriaco.

 

Nelle sintomatologie acute si usa sia come fitoterapico sia a bassa diluizione omeopatica per cui avremo tinture madri, creme, unguenti e diluizioni in DH e CH.

 

Anche medici non classificabili come omeopati ne fanno grande uso in odontoiatria, ortopedia, fisiatria, pronto soccorso, traumatologia e nei decorsi postoperatori.

 

Interessante è l’accostamento con Staphysagria nelle manovre diagnostiche invasive dell’apparato uro-genitale e ancor più nelle terapie chirurgiche (turb, turp, cesareo, isterectomia, annessiectomia, orchiectomia, ecc.) dei medesimi apparati sempre in associazione a Staphysagria per il suo potere cicatrizzante e per la sua componente mentale che va a contenere il concetto di “limitazione” legato a tali chirurgie.

 

 

SINTOMI GENERALI E LOCALI

  • Contusioni, distorsioni;
  • Post-operatorio;
  • Estrazioni dentarie;
  • Epistassi;
  • Ferite;
  • Traumi aperti o chiusi;
  • Postumi di traumi cranici (si cfr anche Natrum sulfuricum);
  • Doglie del parto;
  • Postumi del parto;
  • Pertosse con indolenzimento generale;
  • Eruttazione e flatulenze con odore di uova marce;
  • Mialgie dopo sforzo;
  • Eczemi dei punti di sfregamento e di contatto.

 

SINTOMI MENTALI

  • Paura delle malattie, specie cardiache e tende a sottovalutarle e a non farne menzione al medico;
  • Irritabilità
  • Avversione per la compagnia (in fase acuta);
  • Sonnolenza;
  • Tendenza al silenzio;
  • Soggetto cupo, taciturno.

 

MODALITÀ

  • PEGGIORA: con l’umidità, con il freddo.
  • MIGLIORA: con il caldo e il tempo secco.

Il rimedio omeopatico Arnica Montana nella pratica clinica

È utilizzato più frequentemente nella sintomatologia acuta. Nello specifico, si considera:

  • farmaco dei traumi, specie ove esistano ematomi e, comunque, stravasi sanguigni.
  • farmaco delle ferite per via della sua azione antidolorifica, cicatrizzante e trofica sui tessuti.

 

Meno comune l’utilizzo nel paziente cronico come farmaco delle artrosi in cui il meccanismo traumatico possa esserne stato la causa o, per microtraumi continuati, possa alimentare la condizione di cronicità (gotta, cristalli di urato).

 

 

 

FONTI

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

Hodiamont G., Trattato di farmacologia Omeopatica volume 1°, Nuova IPSA, 2004

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Casi clinici

Rinite cronica in un uomo di 65 anni

Nel presente approfondimento verrà trattato un caso clinico di rinite cronica in un uomo di 65 anni. Vediamo assieme attraverso quale tipo di terapia omeopatica è stato affrontato il caso e quali risultati si sono ottenuti.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di un soggetto già visitato da ben sei omeopati e altrettanti allergologi allopatici senza alcun risultato. Il paziente è un uomo di anni 65 che presenta da circa tre anni episodi rinitici mattutini, indipendenti dalla stagionalità, con marcata rinorrea chiara, acquosa.

 

Le indagini si sono appuntate su allergie legate all’ambiente del sonno ma senza risultato. Le terapie allopatiche (antistaminici, cortisonici) e quelle omeopatiche (Allium cepa, Histaminum, Kalium iodatum, Apis ecc.) non hanno dato alcun risultato.

 

Il soggetto è un professore di liceo, piuttosto corpulento (ha un peso di 90 Kg ed un’altezza di 1,70 cm), molto attivo e dal forte appetito che ha presentato e presenta tuttora modeste patologie articolari etichettate come “fibromialgia”. Tali patologie sono più evidenti appena alzato e si attenuano nella prima ora della giornata (quella della evidenza della rinite). Alla luce delle conoscenze dei maestri omeopati del passato e dell’impostazione diatesico-costituzionalistica che contraddistingue il modo di agire mio e della mia scuola, ho interpretato il sintomo rinite non come una manifestazione allergica ma come una eliminazione dell’organismo di scorie sicotiche. Ciò che i grandi omeopati chiamavano “rinite artritica” su base sicotica. Peraltro, ciò collimava con l’evidenza della rinite solo al mattino atteso l’aggravamento da immobilità notturna propria della sicosi.

 

Per più l’anamnesi ha evidenziato delle marcate frustrazioni dal punto di vista lavorativo (altra sicosi) e vari episodi “soppressivi” con antireumatici e farmaci vari.

 

Cura omeopatica applicata

Visto il quadro clinico del soggetto, durante la prima visita ho prescritto:

  • Staphysagria 30 CH
  • Rhus toxicodendron 30 CH
  • Thuya 30 CH

 

2° visita – dopo due mesi:

Il paziente si presenta particolarmente iroso: i dolori sono peggiorati e la rinorrea è diventata più abbondante. Altro sintomo caratteristico di Thuya. La terapia sembra giusta e ci troviamo di fronte ad un aggravamento omeopatico (irritabilità, accentuazione dei dolori e della rinorrea) in un soggetto decisamente sicotico.

Si prescrive:

  • Staphysagria 200 CH
  • Thuya 200 CH
  • Rhus toxicodendron 30 CH quale drenatore

 

3° visita – dopo tre mesi:

Il soggetto è meno irritabile, più padrone e sicuro di sé, i dolori sono nettamente attenuati ma non scomparsi.

Anche la rinorrea mattutina si va riducendo e come intensità e come durata.

Si prescrive:

  • Staphysagria 200 CH
  • Medorrhinum 200 CH
  • Thuya 200 CH
  • Rhus toxicodendron 30 CH

 

4° visita – dopo quattro mesi:

Buono lo stato mentale. Scomparsi i dolori e la rinite mattutina.

Questa è la conferma che non trattavasi di una “rinite allergica” e dunque “psorica”, bensì di una “rinite artritica” ovvero “sicotica”.

Continua la terapia in atto per sei mesi e controlli periodici.

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A.:  Omeopatia clinica Repertorio e Costituzioni

Vannier L. :Precis de Matière Médicale Homeopathique

Clarke JH. : Dizionario di Farmacologia Omeopatica Clinica

Kent T.: Materia Medica Omeopatica

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Farmaci omeopatici

Mercurius Solubilis

Mercurius Solubilis è un farmaco caratterizzato da una spiccata diatesi luesinica. Secondo l’approccio costituzionalistico della scuola italiana, è impiegato più frequente nella costituzione sulfurica nella quale il luesinismo rappresenta la diatesi al secondo posto dopo la psora.

Mercurius Solubilis: rimedio omeopatico e tipo costituzionale

Il Mercurius Solubilis figura sin dalle prime ricette nella maggior parte delle prescrizioni dei Medici Omeopati. L’uso che se ne fa è frequentemente restrittivo, essendo il più delle volte considerato solo il farmaco della “tonsillite con placche”. In realtà le indicazioni di impiego di Mercurius Solubilis sono molte altre, in buona parte trascurate. Non solo: si possono annoverare nella “famiglia” dei Mercuri numerosi altri componenti caratterizzati da campi di utilizzo spesso piuttosto specifici e diversi tra loro.

 

Si tratta principalmente del Mercurio Solubile di formula hannemaniana, proposto per sostituire il bicloruro di mercurio, troppo tossico anche a basse dosi. Si ottiene a partire da nitrato di mercurio, acido nitrico, mercurio metallico. Nel processo di preparazione si usa anche l’ammoniaca.

 

Pur in disaccordo con il nome, il preparato finale è una polvere biancastra, insolubile in acqua o alcool.

Al Mercurius Solubilis sono associabili i seguenti sintomi e modalità.

 

SINTOMI GENERALI

Gli effetti generali sull’organismo umano sono dovuti alla formazione di mercurio ionizzato che attacca i costituenti organici ricchi di gruppi SH. Colpisce, pertanto, numerosi sistemi enzimatici. Diminuisce la produzione energetica cellulare e l’attività dei mitocondri. Altera e danneggia l’attività del neurone. È un induttore specifico della trasformazione linfoblastica. Veleno generale del metabolismo, con azione su fegato, reni, cute, mucose.

 

SINTOMI LOCALI

  • Gola: faringite acuta e cronica con lingua sporca e salivazione (cattivo odore). Adenopatia cervicale.
  • Gastrointestinale: gastroenterite acuta con diarrea. Sensazioni di feci (estremamente maleodoranti) mai finite. Colite ulcerosa.
  • Urogenitale: eiaculazione precoce.
  • Estremità: tremore delle mani peggiorato scrivendo.
  • Cute: eczema con prurito peggiorato dal calore del letto. Ulcerazioni della cute, infettate, con tendenza alla diffusione. Psoriasi. Erisipela. Eruzioni maleodoranti.
  • Testa: acne cronica, purulenta, secernente, con cicatrici. Rinite con secrezioni verdastre. Afte della bocca e della lingua. Ulcerazione di bocca lingua e faringe. Otite media acuta o cronica. Scialorrea. Gengivite.

 

SINTOMI MENTALI

  • introverso;
  • riservato;
  • sospettoso;
  • impulsivo;
  • impulso a colpire;
  • spesso tali impulsi sono ben nascosti;
  • preoccupato;
  • mentalmente inefficiente;
  • fobie ed ansie verso la propria salute;
  • paranoia;
  • aggressività;
  • disturbi del sonno;
  • disturbi compulsivi.

 

MODALITÀ

  • PEGGIORA: la notte; con il caldo, ma anche con il freddo; tipicamente in un letto caldo; con il tempo umido; all’aria aperta; con la soppressione delle secrezioni che sono sempre maleodoranti; con la sudorazione.
  • MIGLIORA: con il riposo; stando sdraiato.

 

DESIDERI E AVVERSIONI

  • DESIDERIO PER: pane, burro, dolci ma anche sale.
  • AVVERSIONE: dolci, sale, carciofi.

 

PARTICOLARI

Gusto metallico in bocca. Lingua con l’impronta dei denti. Alito maleodorante.

  • peggioramento con il sale, al mare, con il caldo umido e con il latte per l’azione magnesiaca;
  • miglioramento con la pressione forte e con l’assunzione di limone.

 

Il rimedio omeopatico Mercurius Solubilis nella pratica clinica

I principali disturbi trattati in Omeopatia con Mercurius Solubilis sono: acne, ansia, ascesso, balanite, colite, colite ulcerosa, congiuntivite, digrignamento dei denti, disturbi fobici, disturbi sessuali, eczema, eiaculazione precoce, faringite, gastroenterite, glossite, infezioni delle alte  vie aeree, irite, malattie del tessuto connettivo, morbo di Parkinson, neoplasie, orchite, otite media, paranoia, rinite, sifilide, sinusite, stomatite, tonsillite, vaginite.

 

Ci troviamo pertanto dinanzi ad un farmaco fortemente luesinico che gioca il suo ruolo in qualsivoglia costituzione nella quale il “miasma” luesinico sia assurto ad un ruolo particolarmente significativo.

 

Pertanto, in una ottica costituzionalistica italiana il suo uso è statisticamente più frequente nella costituzione sulfurica nella quale il luesinismo rappresenta la diatesi al secondo posto dopo la psora. La scuola francese colloca invece il luesinismo assai più frequentemente nella costituzione fosforica.

 

Tipiche le caratteristiche luesiniche come: l’aggravamento notturno, le eliminazioni maleodoranti, la lingua con l’impronta dei denti, l’inefficienza mentale, la patofobia, la scialorrea, la tendenza ulcerativa e neoplastica. Ma gli usi un po’ più particolari su cui vorrei soffermarmi sono quelli che seguono e verosimilmente meno usati e conosciuti.

 

Colui che ha l’impulso a colpire ed uccidere raramente andrà dall’omeopata, ma indubbiamente è più frequente osservare il bambino che ha in “nuce” queste caratteristiche evidenziabili in quanto cattivello, aggressivo, tendente alle sevizie sugli animali e sui coetanei. È qui che il “guaritore delle tonsilliti” può svolgere un ruolo di importanza sociale nella riduzione della “cattiveria luesinica”.

 

Naturalmente la diluizione dovrà essere dalla 200 CH in su, completata ovviamente da Luesinum 200 CH. Altro importante uso da me prescritto, questa volta alla 5 CH è nella tromboflebite in fase acuta in associazione a Pulsatilla 5 CH in modo da coprire i due agenti miasmatici della patologia (tubercolinismo e luesinismo).

 

E per ultimo, non meno importante, il suo utilizzo nelle patologie autoimmuni, specie quelle con marcata impronta luesinica ed ovviamente, essendo io anche un oculista in tutte le manifestazioni uveitiche luesiniche che, per altro, sono le meno gestibili e le più serie attesa la notevole aggressività.

 

 

FONTI

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Hodiamont G., Trattato di farmacologia Omeopatica volume 1°, Nuova IPSA, 2004