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Farmaci omeopatici

X-Ray

X-Ray è un importante rimedio in cui dominano le diatesi: Psora – Sicosi – Luesinismo, utile in qualsiasi costituzione. Questo farmaco è un antipsorico profondo come Sulphur.

X-Ray: rimedio omeopatico e tipo costituzionale

Il soggetto che ha bisogno di tale rimedio presenta intossicazione analoga a quella di Arsenicum album. Soggetti sottoposti ad indagini radiografiche o a terapia radiante.

 

A X-Ray sono associabili i seguenti sintomi:

 

SINTOMI MENTALI

  • irritabilità che evolve verso la depressione;
  • impotenza;
  • frigidità.

SINTOMI GENERALI

Stipsi, sonno disturbato, avversione per la compagnia, astenia, fa riapparire vecchi sintomi, insonnia.

 

SINTOMI LOCALI

  • pelle: psoriasi nelle parti coperte, dermatosi con pruriti intensi nelle parti scoperte, edema delle braccia da svuotamento ascellare, utile nelle soppressioni (riappaiono eruzioni);
  • apparato osteo-articolare: nevralgie cervicali, dolori alle spalle, artritismo da depositi proteici, ricomparsa di gonorrea nelle forme artritiche;
  • testa: cefalea al risveglio che si aggrava il pomeriggio con culmine serale, emicrania catameniale del secondo giorno, sordità come soppressione sicotica;
  • apparato digerente: nausea, vomito, diarrea, stipsi;
  • inappetenza: avversione per la carne.

MODALITÀ

  • PEGGIORA: la sera, con il freddo per i reumatismi, con il caldo per la pelle, catameniale.

Il rimedio omeopatico X-Ray nella pratica clinica

Da questa sintesi del farmaco è opportuno rilevare che si tratta di uno spettacolare antipsorico di profonda azione.

 

Usato in questi ultimi 20 anni non solo ha risolto patologie articolari e non, legate alla distruzione delle proteine del soggetto per effetto dei raggi X (TAC, Radioterapie, ecc) ma ha fatto “ricomparire” anche patologie pregresse e quindi precedenti all’azione dei suddetti raggi che erano state “soppresse” da terapie allopatiche anche decine di anni prima.

 

Somma in sé alcune caratteristiche di Arsenicum album e di Sulphur, che sono poi le due facce della stessa medaglia il (soggetto sulfurico).

 

 

FONTI

 

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Hodiamont G., Trattato di farmacologia Omeopatica volume 1°, Nuova IPSA, 2004

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Casi clinici

Disturbi a seguito di tumore al seno in una donna di 50 anni

Il seguente articolo è dedicato ad un caso, brillantemente risolto, di disturbi a seguito di un intervento chirurgico per tumore al seno.
Vediamo insieme quale terapia omeopatica è stata prescritta alla paziente (in terapia ormonale, dopo chemio e radioterapia) per il trattamento di transaminasi elevate, dolenzia al fianco destro, sabbia colecistica, dolori articolari ed altro ancora.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di una donna di 50 anni, operata di adenocarcinoma con quadrantectomia al seno sinistro due anni prima. Al momento della prima visita la paziente era in trattamento con terapia ormonale, avendo già effettuato chemio e radioterapia.
La donna presenta transaminasi elevate, dolenzia al fianco destro, sabbia colecistica, dolori articolari diffusi insorti durante la radioterapia, alito pesante, ritenzione idrica e obesità.

 

Dall’anamnesi familiare è emerso il seguente quadro:

  • Nonno materno: deceduto a 85 anni, carcinoma prostatico;
  • Nonna materna: deceduta a 50 anni, incidente stradale;
  • Madre: vivente 85 anni, operata 6 volte poliposi vescicale;
  • Nonno paterno: deceduto a 90 anni, vecchiaia;
  • Nonna paterna: deceduta a 85 anni, artrite reumatoide;
  • Padre: vivente 86 anni, obeso e diabetico.

Dall’anamnesi personale, inoltre, abbiamo ricavato le seguenti informazioni: la paziente è figlia unica, da bambina è sempre stata di costituzione piuttosto rotondetta. Sempre durante l’infanzia è stata affetta da una violenta varicella, che si è rivelato essere il primo sintomo dell’ereditarietà sicotica. A 13 anni, con l’arrivo del menarca, è ingrassata ulteriormente.
La donna dopo il matrimonio ha avuto una gravidanza che l’ha portata ad ingrassare di ben 25 kg. Questo aspetto ha ulteriormente contribuito alla crisi con il marito e alla separazione avvenuta 5 anni prima della visita.
La paziente si rivela una donna piuttosto pigra e remissiva, una carbonica sia per l’aspetto mentale che strutturale.

Cura omeopatica applicata

In considerazione del soggetto e del suo stato generale, durante la prima visita si prescrive:

  • R 7 quale drenante epatico;
  • X Ray 30 CH per ridurre gli effetti articolari della radioterapia.

2° visita – dopo tre mesi:

Si registra un lieve miglioramento delle transaminasi e dell’alito, oltre che una riduzione dei dolori articolari che si accentuano appena alzata per poi attenuarsi.
Si aggiunge alla precedente prescrizione: Rhus toxicodendron 30 CH

 

3° vista – dopo tre mesi:

Alla terza visita le transaminasi risultano stabili. È invece migliorata la patologia articolare.
Si riscontra ancora grande insicurezza e desiderio di dolci.

Si prescrive:

  • Rhus toxicodendron 200 CH;
  • Radium bromatum 200 CH;
  • Carcinosinum 200 CH;
  • Lycopodium 30 CH.

Onde approfondire l’eliminazione di scorie a livello articolare e svolgere un’azione preventiva su eventuali recidive.

 

4° visita – dopo quattro mesi:

L’oncologo è soddisfatto dello stato della paziente: normalizzazione delle transaminasi, appetito nella norma, alito nella norma. Bene mammografia e PET.

 

Si aggiunge alla prescrizione:

  • Thuya 30 CH;
  • Asterias rubens 30 CH, per la sua azione sul seno sinistro.

5° visita – dopo quattro mesi:

I dolori articolari sono spariti. La paziente inoltre è dimagrita 10 kg. ma presenta sempre uno stato di indecisione e insicurezza con momenti di depressione.

 

Si prescrive:

  • Lycopodium 200 CH;
  • Thuya 200 CH;
  • Carcinosinum 200 CH;
  • Asterias rubens 30 CH;
  • Natrum carbonicum 30 CH.

6° visita – dopo cinque mesi:

La paziente mostra un ulteriore dimagramento (di 8 kg e ne pesa ora 72). Normale il contenuto biliare. La donna si presenta anche più sicura e un po’ meno depressa.
Sta ovviamente continuando la terapia ormonale.

 

Si prescrive:

  • Lycopodium 200 CH;
  • Natrum carbonicum 200 CH;
  • Thuya 200 CH;
  • Asterias rubens 30 CH.

7° visita – dopo cinque mesi:

La paziente sta bene e pesa 65 kg. Dovrà ancora fare un anno di terapia ormonale.

Si prescrive il farmaco di base della sua costituzione e i due nosodi coinvolti dalla patologia e di nuovo R 7 come drenante atteso l’utilizzo del farmaco allopatico.

  • Calcarea carbonica 200 CH;
  • Medorrhinum 200 CH;
  • Luesinum 200 CH;
  • R 7.

A questa prescrizione si aggiungono controlli periodici ogni sei mesi.

 

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Hodiamont G., Rimedi e veleni del regno animale in omeopatia, Nuova IPSA, 1984

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Farmaci omeopatici

Psorinum

Psorinum è un bioterapico preparato dalle lesioni cutanee della scabbia. In questo articolo approfondiremo le sue proprietà e il suo utilizzo nella pratica clinica.

Psorinum: rimedio omeopatico

Psorinum è un nosode, più precisamente un nosode della Psora. È un bioterapico preparato a partire dal lisato di sierosità da scabbia prelevate da malati non ancora trattati.

 

A Psorinum sono associabili i seguenti sintomi:

 

SINTOMI MENTALI

  • ansia per il futuro;
  • pessimismo;
  • scarsa energia generale;
  • paura varie: di diventare povero, per la sua salute, dei fallimenti in generale;
  • Irrequietezza;
  • ansia e angoscia (la Psora mentale), con aggravamenti notturni.

SINTOMI GENERALI

Acne, afte, allergia, ansia, ascesso, asma, bolle, bronchite, cefalea, depressione, dermatite, disturbi fobici, eczema, faringite, infezioni delle alte vie respiratorie, insonnia, malattie del tessuto connettivo, otite media, psoriasi, raffreddori, scabbia, sciatica, ulcere cutanee.

 

SINTOMI LOCALI

  • Testa: cefalee peggiorate dal digiuno, dalla soppressione di eruzioni, dai colpi d’aria e dalle correnti d’aria. Secrezioni e infezioni croniche dell’apparato respiratorio, spesso con andamento torpido. Acne rosacea, cute tendenzialmente grassa. Eruzioni varie: al collo, dietro alle orecchie, al volto, al cuoio capelluto, alla testa, sempre molto pruriginose. A volte con scaglie e croste. Afte, orzaioli, blefarite. Disturbi allergici cutanei e febbre da fieno. In generale il volto di Psorinum ha aspetto sporco;
  • Apparato gastroenterico: appetito e magrezza. Appetito prima degli attacchi di cefalea. Appetito la notte (gravidanza);
  • Apparato urogenitale: eruzioni varie dei genitali;
  • Torace: tosse, disturbi bronchitici o asmatici che migliorano stando sdraiati. Peggiorano con le correnti d’aria e all’aria aperta, con il freddo, con l’uso di bevande fredde;
  • Estremità: eruzioni nelle pieghe articolari, tra le dita, attorno alle unghie;
  • Cute: eczemi ed eruzioni con prurito molto importante. Peggiora la notte, con il caldo. Può provocare insonnia. Frequenti le lesioni da grattamento. Scabbia ricorrente o soppressa. Verruche che insorgono su cute secca o eccessivamente grassa.

MODALITÀ

  • PEGGIORA: con le esposizioni alle correnti d’aria, all’aria aperta. Peggiora, tuttavia, anche con il calore (per esempio il prurito). Il soggetto Psorinum manca di calore vitale. Peggiora prima dei temporali e con i cambiamenti climatici. Peggiora in inverno e digiunando;
  • MIGLIORA: inspiegabilmente il giorno prima di ammalarsi. Mangiando e con i climi intermedi.

Il rimedio omeopatico Psorinum nella pratica clinica

In questo caso ci troviamo di fronte ad un farmaco con scarsissime energie vitali, astenico e freddolosissimo. È il più freddoloso di tutti, più di Silicea e di Arsenicum album.
Inoltre, è da notare come pur essendo il nosode della psora presenta note sicotiche, tubercoliniche e luesiniche come ogni altro rimedio. Analogamente avviene in T.R., che pur essendo uno dei tanti nosodi tubercolinici, presenta marcati elementi di sicosi sclerotica e di luesinismo.

 

Psorinum è un farmaco dai meravigliosi risultati sul piano cutaneo e sul piano energetico. Ricordo il caso di un giovane iscritto a Medicina (già al terzo anno fuori corso) che aveva appena finito gli esami del terzo anno e non faceva altro che lagnarsi delle sue poche energie e del suo stato malfermo di salute. Cinque o sei dosi di Psorinum 200 CH gli consentirono di laurearsi brillantemente in soli due anni.

 

Personalmente lo utilizzo molto in caso di patologie autoimmuni in cui prevale la componente psorica, a fianco ovviamente a quella luesinica, a conclusione di un iter terapeutico dai risultati ottimali.

 

È un farmaco di chiusura e consolidamento per ogni patologia cutanea e trova uno dei migliori campi di azione nel soggetto carbonico, attesa la sua astenia, l’ipoendocrinismo e la marcata freddolosità.

 

 

FONTI

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Hodiamont G., Trattato di farmacologia Omeopatica volume 1°, Nuova IPSA, 2004

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Casi clinici

Maculopatia luesinica in un uomo di 65 anni

Nell’approfondimento che riporto di seguito, tratterò di un paziente affetto da maculopatia o degenerazione maculare, una malattia che coinvolge la parte centrale della retina detta macula.

 

La maculopatia è caratterizzata dalla progressiva perdita della visione centrale, spesso bilaterale, che limita fortemente la funzione visiva. Vediamo assieme attraverso quale tipo di terapia omeopatica è stato affrontato il caso e quali risultati si sono ottenuti.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Trattasi di un soggetto di 65 anni, iperteso e sottoposto per questo a terapia allopatica. Presenta maculopatia in OS con membrana neovascolare e manifestazioni emorragiche, il paziente è già stato trattato con un ciclo di terapia con endovitreali che non ha portato ad alcun risultato. Inoltre si è verificato un peggioramento del visus ridotto a due decimi ed un allargamento della membrana.

 

Attraverso l’anamnesi familiare sono stati raccolti i precedenti morbosi dei suoi familiari:

  • Nonno paterno: deceduto a 58 anni, ictus;
  • Nonna paterna: deceduta a 82 anni, demenza senile;
  • Padre: deceduto a 58 anni, iperteso, infarto;
  • Nonno materno: deceduto a 82 anni, diabetico;
  • Nonna materna: deceduta a 70 anni, diabetica;
  • Madre: vivente 90 anni, ipertesa e diabetica, demenza.

Dall’anamnesi fisiologica, inoltre, abbiamo ricavato le seguenti informazioni: il soggetto è stato operato di palatoschisi e, successivamente, di stenosi congenita dell’uretra.

Laureato in ingegneria, è stato un brillante manager che però ha dovuto parzialmente rinunciare alla sua attività per riduzione del visus.
Soffre di ipertensione dall’età di 42 anni e presenta un modesto aneurisma dell’aorta addominale per il quale è sottoposto a periodici controlli (sinora non si è ritenuto opportuno procedere ad intervento).

Da circa 3 anni, inoltre, è comparsa la maculopatia.

L’anamnesi familiare del paziente evidenzia marcate note luesiniche specie nel ramo paterno, peraltro confermate dall’anamnesi del paziente (palatoschisi, stenosi, aneurisma,  ipertensione mal controllata precoce) e dalle caratteristiche della maculopatia.

Quest’ultima infatti si può presentare in due forme abbastanza diverse tra loro:

  • la forma essudativa su base essenzialmente sicotica;
  • la forma neovascolare (quella del nostro paziente) con caratteristiche nettamente luesiniche.

Il soggetto ha una netta preferenza per il freddo, ama la montagna e ha praticato per lungo tempo lo sci. Non è sposato ma ha effettuato una vita sessuale piuttosto intensa, che ha sospeso da circa un anno. È una persona efficiente, organizzata, collerica con momenti – specie negli ultimi tempi – di depressione, che lo hanno portato a smettere di praticare attività fisica.

Cura omeopatica applicata

In considerazione del soggetto (decisamente sulfurico), dello stato vascolare generale e delle caratteristiche della maculopatia in atto, durante la prima visita si prescrive:

  • Aurum metallicum 30 CH;
  • Crotalus horridus 30 CH.

2° visita – dopo due mesi:

 

L’ipertensione è più sotto controllo (sempre in associazione con la terapia allopatica), il visus è leggermente migliorato ma le manifestazioni emorragiche sono pressoché stazionarie. Anche lo stato depressivo non ha subito miglioramenti.

 

Si prescrive pertanto:

  • Aurum metallicum 200 CH;
  • Crotalus horridus 30 CH;
  • Ledum palustre 30 CH.

 

3° vista – dopo tre mesi:

 

Netta riduzione delle manifestazioni emorragiche, anche la membrana è meno compatta, e il visus è migliorato a quattro decimi. Il soggetto è decisamente meno depresso, ha ripreso l’attività fisica e quella sessuale, oltre ad aver migliorato la sua vita di relazione.

 

Si conferma la terapia in atto e si aggiunge:

  • Sulphur 30 CH – farmaco di base della costituzione sulfurica;
  • Luesinum 200 CH – nosodo della patologia in atto e del soggetto.

 

4° visita – dopo tre mesi:

La membrana presenta iniziali aspetti cicatriziali. Il visus è stabile a quattro decimi. Non vi sono fatti emorragici e l’umore del paziente è buono. Si prescrive:

  • Sulphur 200 CH;
  • Aurum metallicum 200 CH;
  • Luesinum 200 CH;
  • Crotalus horridus 30 CH e controllo dopo 6 mesi.

 

 

Fonti:

Chiriacò D. – Santini A., Omeopatia Clinica – Repertorio e Costituzioni, Nuova IPSA, 2008

 

Odette Boujard-Duflo, Ophtalmologie Homeopathique, Librairie Le François, Paris, 1979

 

Hodiamont G., Rimedi e veleni del regno animale in omeopatia, Nuova IPSA, 1984