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Casi clinici

Artrite reumatoide in ragazzo di ventuno anni

Il presente approfondimento tratta un caso clinico di artrite reumatoide in un ragazzo di 21 anni. Il paziente dopo aver intrapreso la cura omeopatica la interrompe per ripresentarsi, dopo 10 anni,  con un quadro reumatico diverso dal precedente.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: uomo di 21 anni con costituzione a prevalenza carbonica e diatesi sicotica. Obeso. Nei.
Diagnosi: Artrite rumatoide

 

Durante la visita è stata raccolta l’anamnesi familiare del paziente, eccola riportata di seguito:

  • Nonni paterni deceduti longevi;
  • Padre deceduto a 44 anni per TBC;
  • Zio paterno vivente, robusto e forte;
  • Zia paterna vivente con artrosi deformante;
  • Zia paterna deceduta di TBC;
  • Nonno materno deceduto anziano;
  • Nonna materna deceduta a causa di un tumore;
  • Zia materna vivente con calcolosi;
  • Zio materno vivente con poliposi;
  • Altri 4 zii viventi e sani;
  • Fratello che soffre di calcolosi.

Dall’anamnesi patologica è invece emerso che il paziente ha sofferto in passato di morbillo, varicella, crosta lattea, convulsioni, bronchiti e cefalee.
A 17 anni si è verificato il primo episodio di RAA (reumatismo articolare acuto) che è stato curato allopaticamente. È però a 20 anni che gli viene diagnosticato nuovamente il  RAA, che si trasforma poi in artrite reumatoide.
Il ragazzo soffre infatti di dolori alle dita dei piedi, alla caviglia destra, all’anca, al gomito e presenta un generale indolenzimento della colonna lombo-sacrale spesso accompagnato da febbricole.

 

Durante la fase dell’interrogatorioil paziente ha dichiarato che i suoi dolori si aggravano col riposo, con l’umidità e prima dei temporali.Suda molto, presenta avversione per i grassi ma ha spesso fame.Quando era più giovane era timido e pigro, ora è agitato, depresso, scoraggiato e ha il terrore della solitudine.

 

Dai dati anamnestici familiari e personali si evidenziano le seguenti diatesi: psora, sicosi tubercolinismo.

Cura omeopatica applicata

Nella risoluzione di questo caso di artrite reumatoide si è deciso di intraprendere il seguente iter terapeutico:

 

Prima prescrizione: Rhustoxicodendron30 CH. (farmaco che rappresenta un ponte tra la diatesi tubercolinica e quella sicotica) tre granuli al dì.

 

Dopo tre mesi di terapia i dolori sono nettamente migliorati e si aggiunge a Rhustoxicodendron 30 CH, la Thuya30 CH (per la componente sicotica) e la Calcarea carbonica30 CH (farmaco di base della costituzione carbonica).

 

Dopo quattro mesi il paziente sta bene e si continua la cura come di seguito:Calcarea carbonica 30 CH, Rhustoxicodendron30 CH, Psorinum200 CH,Thuya200 CH, Medorrhinum200 CH (i nosodi della psora e della sicosi).

 

A questo punto dell’iter terapeutico, però,il paziente non si è più presentato al controllo e pertanto non si è potuto chiudere il percorso tubercolinico con il nosode corrispondente.

 

Dopo dieci anni il paziente ricompare con bronchite e un quadro reumatico (febbre con dolori vaganti, senza aggravamento con l’umidità, tosse) diverso dal precedente e con evidenti note tubercoliniche. Si prescrive pertanto Pulsatilla 30 CH.

 

Dopo due mesi il paziente è molto migliorato e si continua con Pulsatilla30 CH e si aggiunge il nosodo del tubercolinismo mirato TR 30 CH.

 

Dopo quattro mesi si conclude l’iter con il farmaco di base e i tre nosodi delle tre diatesi in campo:

  • Calcarea carbonica200 CH;
  • Medorrhinum200 CH;
  • Psorinum200 CH;
  • TR 200 CH.
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Casi clinici

Dismennorea in ragazza di diciotto anni

In questo approfondimento dedicato ai casi clinici affrontiamo un caso di dismennorea in una raggazza di 18 anni. Di seguito tutto l’iter terapeutico intrapreso.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: ragazza di 18 anni di bassa di statura, in generale normolinea. Ai fianchi c’è un deposito di tessuto adiposo, tuttavia un po’ disarmonico. Capelli scuri, carnagione chiara. Lenta nei movimenti e lenta nel parlare.

Diagnosi: dismenorrea.

 

Durante la prima visita è stata raccolta l’anamnesi familiare della paziente, eccola riportata di seguito:

  • Padre di 45 anni curato per una problematica depressiva, ha risposto bene alla terapia a base di Natrum muriaticum. Non ha patologie particolarmente importanti anche se ha sofferto più volte di polmonite virale;
  • Madre di 43 anni affetta dia ipotiroidismo e lievemente sovrappeso;
  • Sorella di 16 anni con nessuna patologia di rilievo;
  • Nonni paterni e materni su cui non giungono indicazioni chiare ma deceduti comunque in tarda età.

Di seguito riportiamo anche quanto emerso dall’anamnesi patologica prossima e remota della paziente.

 

Anamnesi patologica prossima:

  • Da cinque anni soffre di un ciclo particolarmente doloroso, caratterizzato da leucorrea verdastra, acre e notevolmente irritante.
  • All’arrivo del ciclo marcati dolori addominali, sindrome emorroidaria, cospicuo quadro di ritenzione e disturbi circolatori agli arti inferiori.
  • Nei giorni che precedono il ciclo e durante le prime fasi dello stesso la paziente è così sofferente e spossata che deve starsene a letto. Anche sul piano caratteriale diventa irritabile e, a dire della madre, molto instabile.

Anamnesi patologica remota:

  • Soffre di allergia da circa 10 anni. Il prick-test ha svelato sensibilità isolata alle graminacee. Un tentativo di “vaccinazione” allopatica è andato male poiché la paziente ha sfiorato la crisi anafilattica. Tuttavia, da alcuni anni, ha minori sintomi stagionali.
  • Appendicectomia a 12 anni di età.
  • Ha eseguito le vaccinazioni di legge.
  • Ha assunto antistaminici e, occasionalmente, cortisonici.
  • A causa di un’accentuata scoliosi dorso-lombare è costretta, da alcuni anni, a portare un busto che le crea problemi relazionali.

Anamnesi fisiologica e mentale

In questo caso analizziamo i risultati dell’anamnesi fisiologica e mentale della paziente:

 

Anamnesi fisiologica

  • Alimentazione: dieta libera, ricerca dolciumi e cibi saporiti. Non gradisce molto il latte e le verdure. Non è particolarmente incline a bere. Non sopporta aglio e cipolle. Solitamente beve 2 caffè al giorno e non fuma. Alvo con marcata stipsi, salvo in fase mestruale ove può avere vere e proprie crisi diarroiche.
  • Ciclo: menarca a 12 anni. Ciclo sufficientemente regolare sino alla data della visita. Da circa cinque anni soffre dei disturbi descritti nell’anamnesi patologica prossima.
  • Sonno: regolare anche se con qualche risveglio notturno occasionale.
  • Climaticità: di base è una persona più freddolosa che calorosa. Sudorazione presente, in particolare in prossimità del ciclo molto avvertibile. A volte stati di insopportazione del caldo. Di media, tuttavia gradisce il mare ed il sole.

Anamnesi mentale

La ragazza frequenta il liceo artistico, ama disegnare e risulta molto abile in quello che fa. È una ragazza ordinata ma non in maniera eccessiva. Ha una presenza molto femminile: capelli ben pettinati, unghie ben lavorate. Indossa abiti non vistosi ma abbastanza eleganti e ben ordinati. La sua idea della vita è essa stessa ordinata. È molto più vicina al padre che alla madre, anche caratterialmente, pur essendo decisamente più aperta. Le piace uscire, andare in discoteca ma al tempo stesso non trascura i suoi impegni di studio ove rende bene.
Ha un rapporto con la sorella minore, non ben definito. Sembra sufficientemente buono ma alle domande sull’argomento si rifiuta di approfondire.

Cura omeopatica applicata

Dalla prima visita fisica non è emerso nulla di rilevante, nonostante siano stati riscontrati

  • alcuni angiomi cutanei di piccole dimensioni;
  • pressione arteriosa 120/70;
  • lieve meteorismo addominale.

Gli esami del sangue risultano nella norma nonostante una lieve tendenza all’anemia. Anche i risultati relativi alla tiroide sono nella norma.

 

Prima prescrizione: Calcarea carbonica 30 CH tre granuli ogni sera per tre mesi; Helonias dioica 5 CH tre granuli da una a due volte al dì, in funzione del miglioramento della leucorrea.

 

Seconda visita e relativa prescrizione

All’atto della visita, avvenuta dopo due mesi, la paziente riferisce che la leucorrea persiste sempre, a volte più chiara, a volte verdastra. Ha minore prurito e i genitali esterni sono meno tumefatti. Tuttavia in fase mestruale si ripresenta la situazione originaria: si accentua di nuovo la leucorrea che torna ad essere irritante, verdastra, di pessimo odore, e tende a corrodere la biancheria.
Il ciclo, comunque, si è normalizzato nei tempi. La mastodinia è diminuita, il meteorismo migliorato. Sul piano caratteriale persiste irritabilità sino al secondo giorno del ciclo. Tutto bene sul piano scolastico anche se ha da poco avuto un conflitto con la sorella e ha deciso che non porterà più il busto.

 

Seconda prescrizione: Mercurius solubilis 15 CH tre granuli ogni giorno per la componente luesinica; Calcarea carbonica 200 CH una dose unica ogni 15 giorni. Terapia prescritta per ulteriori due mesi.

 

Terza visita e relativa prescrizione

La leucorrea pare migliorata, non in termini di quantità ma di qualità. In effetti è sempre molto abbondante ma è decisamente meno irritante e ha un colore che tende maggiormente al giallo. In prossimità del ciclo occasionalmente si rivede il colore verde. La diarrea al ciclo è meno importante. I genitali esterni non tendono più alla tumefazione.
La paziente, sul piano generale, ha meno risentimento fisico nel periodo mestruale. Non c’è più mastodinia, non c’è più meteorismo, non c’è più ritenzione idrica. È scomparso anche un sintomo di cui non aveva parlato: l’alitosi.
Tuttavia durante l’ultimo ciclo ha avuto un attacco emorroidario (è un caso?). Permane una certa irritabilità caratteriale che sfoga principalmente sulla sorella. Ora ha un fidanzato e non vuole più saperne di indossare il busto.

 

Approfondendo il mentale emerge un quadro celatissimo ma non per questo meno marcato di gelosia verso questa sorella più piccola su cui si accentrano le attenzioni della famiglia e l’impellenza di non portare il busto.

 

Durante la terza visita si evidenzia la presenza di una costituzione carbo-sulfurica con marcate note luesiniche. Finora è stata trattata la componente carbonica e ora si passa alla componente sulfurica con la prescrizione solo unicamente di Lachesis in due diluizioni: 30 CH tre granuli ogni sera, 200 CH una dose unica ogni 15 giorni per tre mesi di terapia.

 

La paziente da quella data, ha avuto un miglioramento rapido e definitivo e non ha sofferto più di leucorrea, mantenendo un buon stato di salute nei controlli periodici.

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Casi clinici

Uveite in donna di vent’anni

In questo approfondimento trattiamo un caso di uveite. La paziente è una ragazza di vent’anni che oltre a soffrire di parsplanite presenta un peso superiore alla norma (97 kg). Vediamo come la terapia omeopatica prescritta abbia favorito la guarigione del disturbo e un miglioramento generale della salute del soggetto.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: donna di 20 anni

Diagnosi: parsplanite (uveite) bilaterale iniziata a destra da tre anni.

 

Durante la prima visita è stata raccolta l’anamnesi familiare della paziente, eccola riportata di seguito:

  • Nonno paterno: deceduto a 75 anni, tumore allo stomaco, bevitore;
  • Nonna paterna: deceduta a 45 anni a causa di un ictus;
  • Padre: 44 anni vivente, è alto, magro e soffre di artrosi;
  • Nonno materno: deceduto a 72 anni a causa di un ictus;
  • Nonna materna: deceduta a 62 anni a causa di un ictus;
  • Madre: 43 anni vivente, soffre di cistiti (curata omeopaticamente);
  • Fratello più piccolo sano.

Dall’anamnesi personale della paziente sono emersi invece i seguenti dati:

 

La paziente, durante l’infanzia, ha sofferto di varicella, parotite e pertosse. Ha inoltre subito due interventi ovvero: tonsillectomia e appendicectomia.
Il menarca si è verificato verso gli 11 anni e ha comportato un aumento di peso. Anni prima è stata ricoverata in ospedale e da quel momento è sempre stata sotto terapia cortisonica. Soffre inoltre di cefalea e tosse.

 

La paziente ha frequentato l’Istituto d’Arte e successivamente ha lavorato in un forno per poi diventare cameriera.
Si tratta di una persona molto chiusa, che tende a sopprimere le sue emozioni per poi dare sfogo alle sue frustrazioni in maniera repentina. Era particolarmente affezionata al suo cane, che rappresentava per lei una valvola di sfogo, ma purtroppo è venuto a mancare.

 

Non ama i cibi salati, latte e formaggi. Al contrario, utilizza spesso l’aceto.
Presenta sempre poca sete, soffre di stipsi e svenimenti, che si presentano in particolare durante il periodo del ciclo. È una persona indecisa, pigra e ipotesa.
Alla paziente, prima di questa visita, era già stato prescritto da altri medici Natrum muriaticum.

 

Da quanto emerso durante la visita si evidenzia una netta diatesi luesinica, sicotica, tubercolinica in un soggetto carbo-sulfurico.

Cura omeopatica applicata

Alla luce delle patologie pregresse, dell’attuale costituzione e delle diatesi la terapia in prima prescrizione durante la prima visita è stata la seguente:

  • Natrum carbonicum 30 CH
  • Sepia 30 CH
  • Lycopodium 30 CH
  • Natrum sulfuricum 30 CH.

2° visita – dopo 2 mesi:

 

La paziente sembra non soffrire più di mal di testa anche se si è verificato un aumento della stipsi. Vengono sospese le cure allopatiche. In passato aveva già assunto R1 e R8.
La paziente si presenta più allegra e con un peso di 92,5 kg.

Si prescrive la seguente terapia: Natrum carbonicum 30 CH; Graphites 30 CH; Lycopodium 30 CH; Natrum sulphuricum 30 CH e Sepia 200 CH.

 

3° visita – dopo 3 mesi:

 

Alla terza visita la parsplanite appare migliorata anche se residuano essudati in basso. La paziente presenta molta fame e la stipsi è stata risolta. Si ammala con facilità e con catarri.
Il ciclo è regolare, gli svenimenti sono spariti e il suo peso è di 91,5 kg.

Si decide dunque di proseguire con la stessa terapia.

 

4° visita – dopo 4 mesi:

 

Dopo altri 4 mesi l’uveite appare risolta. La paziente però è molto nervosa e mangia Nutella dopo i pasti. È stressata per il lavoro, in questo periodo, ha avuto un raffreddore con tosse secca.
I mal di testa si sono ripresentati anche se in forma lieve. Il suo peso è di 91,2 kg.

La terapia prescritta è composta da: Natrum carbonicum 30 CH e Natrum sulfuricum 30 CH alternati; Graphites 30 CH e Drosera 30 CH alternati; Sepia 200 CH e Lycopodium 200 CH.

 

5° visita – dopo 4 mesi:

 

Alla quinta visita la paziente non presenta problemi agli occhi e nemmeno la tosse di cui soffriva. Vi è stato un aumento degli anticorpi antiperossidasi. Ha molto sonno e stanchezza, mangia dolci e dorme pancia sotto.

Si decide di agire profondamente utilizzando due nosodi delle tre diatesi in campo: Natrum carbonicum 30 CH; Natrum sulfuricum 30 CH; Sepia 200 CH; TK 200 CH; Medorrhinum 200 CH.

 

6° visita – dopo 1 mese:

 

La paziente è particolarmente nervosa e soffre di sbalzi d’umore. Si sono presentate, da un mese, forfora e bolle sul corpo. Presenta inoltre un sudore dall’odore molto forte e acre. Vi è stato però un miglioramento degli anticorpi e il ciclo risulta perfetto.

La terapia prescritta (una monodose ogni settimana) è composta da: Sepia 200 CH; TK 200 CH; Thuya 200 CH; Medorrhinum 200 CH.

 

7° visita

 

Alla settima visita la situazione complessiva della paziente è notevolmente migliorata e non soffre più dei disturbi di cui parlato sopra. In ogni caso si prescrive una dieta dimagrante.

Si decide di continuare con la stessa terapia, per sei mesi, con l’aggiunta di Luesinum 200 CH  e controlli periodici.

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Sindrome di Bartter-Gitelman in uomo di 24 anni

Nel caso clinico preso in esame all’interno di questo approfondimento si fa riferimento ad una malattia rara, ovvero la sindrome di Bartter-Gitelman.
La condizione del paziente non ha impedito di affiancare ad una terapia allopatica anche un approccio omeopatico. Vediamo dunque quale cura omeopatica è stata intrapresa per la risoluzione del caso.

Caratteri del paziente

Descrizione del soggetto: uomo di 24 anni
Diagnosi: sindrome di Bartter-Gitelman

 

Il paziente si è presentato all’osservazione, nell’ottobre 2006, a causa di gravi disturbi. Era stato infatti più volte ricoverato in ambiente ospedaliero e ne era stato dimesso con la diagnosi di sindrome di Gitelman (anche se vi era un dubbio di sindrome di Bartter di tipo 3).

Che cos’è la sindrome di Bartter-Gitelman

Le due patologie in questione, l’una individuata da Bartter nel 1962, l’altra da Gitelman 4 anni dopo, fanno parte della sindrome di Bartter, che raggruppa rare tubulopatie ereditarie trasmesse con modalità autosomica recessiva, caratterizzate da perdita renale di potassio e cloro e, quindi, da  ipokaliemia, ipocloremia, alcalosi metabolica e pressione arteriosa normale, nonostante la presenza di iperplasia dell’apparato iuxtaglomerulare che determina iperreninemia e iperaldosteronismo.

 

Nella sindrome di Gitelman, una variante con ipocalciuria, il gene mutato è SLC12A3 trasmesso in maniera autosomica recessiva sito su 16q13 e codifica per un cotrasportatore sodio-cloro nel tubulo distale del nefrone.

 

Questi disordini hanno in comune il difettoso trasporto del sodio e del cloro nel segmento spesso ascendente dell’ansa di Henle (sindromi di Bartter) o nel tubulo contorto distale. L’aumento del carico di sodio e cloro alle parti più distali del nefrone determina la perdita di acqua e sale e stimola il sistema renina-angiotensina-aldosterone con successiva ipokaliemia e alcalosi metabolica. Inoltre, il difettoso trasporto del sodio impedisce il normale riassorbimento di calcio e magnesio, per cui ne conseguono ipercalciuria nelle sindromi di Bartter di tipo 1 e 2, normo-calciuria nel tipo 3 e ipocalciuria e ipomagnesiemia nella sindrome di Gitelman.
Infine, si sviluppa una ridotta capacità di concentrare le urine per compromissione dell’ipertonicità dell’interstizio. La sintomatologia è correlata all’ipopotassiemia e al difetto di concentrazione urinaria: sono presenti debolezza muscolare, parestesie, poliuria, enuresi, polidipsia, stipsi e anoressia. Le alterazioni di laboratorio sono simili a quelle dovute all’abuso di diuretici dell’ansa e la spiccata ipopotassiemia si associa ad una aumentata escrezione urinaria di potassio.

 

La conoscenza della genetica molecolare di questa malattia (sindrome di Gitelman e Bartter nel quadro delle  ipopotassiemie ed ipomagnesiemie di origine renale tubulare) non ha impedito un approccio omeopatico, a partenza diatesico-costituzionale da affiancare alla terapia allopatica.

Visita omeopatica

Il paziente (soggetto longilineo) durante la visita omeopatica lamentava grandissima astenia da diversi anni. Questa gli impediva di condurre una vita normale in quanto spesso era costretto a stare a letto per buona parte della giornata.
Il massimo calo energetico si verificava alle 11 del mattino. Andava inoltre incontro a periodici episodi di elevata ipertermia.
Soffriva anche di polidipsia, infatti arrivava a bere oltre 8 litri di liquidi al giorno e poliuria. Avvertiva la necessità, questo sin dall’infanzia, di mangiare alcuni grammi di sale al giorno.

 

Assumeva Potassion (tre bustine per tre al dì), MAG2 (un flacone per tre al dì) e 12 g di NaCI, la terapia allopatica che gli era stata prescritta dopo l’ultimo ricovero.

 

Presentava inoltre marcata lassità legamentosa e anomalie della struttura toracica tipo “torace da calzolaio” e scoliosi del rachide dorsale.
Non sopportava il caldo ed emanava calore; non gli piacevano i dolci e i grassi; era molto ordinato e attento nello spendere. In passato si erano anche verificati rari episodi di allergia.

 

Dalla visita è emerso chiaramente che si trattava di un soggetto muriatico-fosforico con prevalenza della diatesi tubercolinica e luesinica.

Cura omeopatica applicata

Alla luce del discorso clinico e sintomatologico, la prima prescrizione (ottobre 2006) fu la seguente: Natrum muriaticum 30 CH (tre granuli al dì) e Arsenicum iodatum 30 CH (tre granuli al dì).
Nota è infatti l’azione del Natrum muriaticum su surrene e rene specie a livello dell’ansa di Henle, mentre l’azione di Arsenicum iodatum è rivolta ai parenchimi nobili, reni e surreni compresi. Di quest’ultimo farmaco il soggetto presentava numerose caratteristiche mentali e generali (ordinato, risparmiatore, caloroso) e le evidenti note luesiniche.

 

Nel corso dei mesi successivi il soggetto ha evidenziato un netto miglioramento. È stata registrata una regressione dell’astenia che gli ha permesso la ripresa di ritmi di vita normali, tanto da poter giocare a pallone; la scomparsa della poliuria e la riduzione della quantità di liquidi ingeriti da 8 a 3 litri al giorno; l’assenza di episodi febbrili e la netta riduzione dell’assunzione di NaCI.
Si è quindi deciso di ridurre la terapia allopatica dimezzando la posologia di Potassio e Magnesio. I parametri degli elettroliti ematici si sono mantenuti pressoché nella norma e la terapia omeopatica è stata successivamente integrata con: Rhus toxicodendron 30 CH, Sulphur iodatum 30 CH e TK 200 CH per la diatesi tubercolinica, Fluoricum acidum 30 CH, Argentum nitricum e Luesinum per la parte luesinica.

 

Successivamente il Natrum muriaticum e l’Arsenicum iodatum sono stati prescritti alla 200 CH e si è resa necessaria, al fine del completamento del riequilibrio elettrolitico, la somministrazione del Kalium phosphoricum che ha contribuito al miglioramento ulteriore delle condizioni energetiche del paziente.

 

A meno di due anni dall’inizio della terapia, il paziente ha ottenuto un costante miglioramento della sintomatologia, un buon controllo elettrolitico e una progressiva riduzione della terapia allopatica.

 

Nel 2009 la terapia allopatica è stata definitivamente sospesa e il paziente ha proseguito la terapia omeopatica alternando farmaci a diatesi luesinica (Arsenicum album, Arsenicum iodatum, Luesinum, ecc.) a farmaci a diatesi tubercolinica (Natrum muriaticum, TK, ecc).
Le ultime analisi svolte risultavano nella norma e il soggetto in piena ripresa.

 

 

 

Come diceva il professor Antonio Santini: “l’Omeopatia agisce senza dubbio sulla cellula e a livello cromosomico, come dimostrato dall’efficacia in altre patologie a carattere genetico (vedi sindrome di Gilbert) ed in patologie croniche coinvolgenti profondamente il sistema immunitario (allergie, psoriasi, patologie autoimmuni). L’impostazione diatesico-costituzionalistica facilita la scelta dei rimedi omeopatici e delinea un solco nel quale il medico si muove con maggiore facilità”.

 

Un’ultima considerazione è quella in merito ai confini terapeutici dell’Omeopatia: il rispetto delle leggi Hahnemanniane fa sì che i campi di azione del farmaco omeopatico travalichino le più rosee aspettative dettate dal nostro, per ora limitato, sapere medico scientifico. In tale ottica desidero riportare una frase del professor Antonio Santini: “Come ho avuto occasione di dire, sostengo che l’Omeopatia è una grande verità scientifica perché sperimentata sull’uomo e quindi inoppugnabile, molto più grande di noi, al di fuori e al di sopra degli schemi rigidi, dogmatici e inamovibili nei quali la nostra limitata capacità interpretativa, di un tempo e di oggi ancora, la vorrebbe confinare”.