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Casi clinici

Fistola perianale in uomo di sessantacinque anni

Il caso clinico presentato in questo approfondimento riguarda una diagnosi di fistola perianale. Di seguito, dopo aver presentato il caso in questione, verrà esposta la terapia omeopatica prescritta per la risoluzione del caso.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: uomo sessantacinquenne.
Diagnosi: fistola perianale suppurata, aperta , da cui fuoriesce pus misto a sangue. Il paziente non presenta dolore pungente ma dolenzia diffusa.

 

Dalla visita omeopatica è emerso che si tratta di un soggetto carbo-sulfurico a netta prevalenza carbonica. Il paziente è pensionato, freddoloso e pigro. Inoltre è decisamente sovrappeso, ha già risolto in passato un Dupuitren con l’Omeopatia (Baryta carbonica e Causticum). Gli è stato già programmato un intervento chirurgico tra due mesi e mezzo per risolvere il problema della fistola perianale, ma lui vorrebbe fare un tentativo omeopatico per evitare l’intervento.

 

In considerazione della sua componente costituzionale e dello stato della fistola il farmaco d’elezione è Calcarea sulphurica che viene prescritta alla 30 CH, tre granuli al dì e un controllo a due mesi in considerazione della scadenza chirurgica.

Cura omeopatica applicata

Alla luce di quanto emerso dalla visita la terapia prescritta è stata la seguente.

 

1° controllo (dopo 2 mesi):

Dopo un iniziale “aggravamento”, che è coinciso in una abbondante spontanea emissione di pus “bonum et laudabile”, la fistola si va lentamente chiudendo tanto che si osserva uno spazio inferiore ad una capocchia di spillo.
Il paziente ritiene pertanto di disdire l’appuntamento per l’intervento chirurgico.

 

Si conferma la terapia in atto e si associa il farmaco di base della costituzione prevalente: Calcarea carbonica, 30 CH tre granuli al dì.

 

 

2° controllo (dopo 3 mesi):

La fistola è completamente chiusa. Ci sono dei lievi segni di flogosi e ancora un lieve dolore alla palpazione verosimilmente superiore alle note di flogosi.

 

Considerata la chiusura della fistola e la situazione attuale si prescrive:

  • Hepar sulphur 200 CH;
  • Calcarea carbonica 200 CH.

Un tubo dose ogni 10 giorni alternativamente.

 

3° controllo (dopo 4 mesi):

Al terzo controllo, il paziente non presenta alcun segno di flogosi ed è in buona forma psichica e fisica. Si aggiunge alla terapia in atto il nosodo corrispondente: Luesinum 200 CH.

 

Dopo il terzo controllo il paziente si è presentato al controllo medico ogni 6 mesi. Oggi, a distanza di due anni, perdura lo stato di salute.

 

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Casi clinici

Ulcera in donna di ottant’anni

Nel presente approfondimento verrà trattato un caso clinico di ulcera alla gamba in una donna di 80 anni.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: donna di 80 anni.
Diagnosi: da circa quattro anni presenta ulcere multiple al di sotto del ginocchio sinistro, più volte curate con terapia allopatica e sempre recidivanti o non risolte.

 

Attraverso l’anamnesi familiare sono stati raccolti i precedenti morbosi dei familiari della paziente:

  • Padre: deceduto a 70 anni per infarto;
  • Madre: deceduta a 92 anni diabetica, ipertesa, obesa.

Dall’anamnesi fisiologica e della patologia remota sono emersi invece i seguenti dati: la paziente è sempre stata piuttosto rotondetta e, durante l’infanzia, non ha mai sofferto di malattie degne di nota salvo una robusta parotite e una varicella anch’essa imponente.

 

La donna ha avuto il menarca a 12 anni che, da quel momento in poi, è sempre stato pittosto abbondante.
Sposata, ha avuto due gravidanze a termine e in entrambi i casi ha allattato per circa un anno. È entrata in menopausa a 56 anni: questa fase della sua vita è stata caratterizzata da vampate diurne e notturne molto violente. Dopo la menopausa ha iniziato a soffrire di ipertensione e diabete. Per la cura di tali disturbi ha sostenuto una terapia sostitutiva per circa quattro anni e, al momento della visita omeopatica, era in terapia insulinica e antipertensiva.

 

Si tratta di un soggetto che pesa sui 98 Kg., molto calorosa e iperattiva. Inoltre la paziente è logorroica, non sopporta né le collane né il reggiseno e soffre di claustrofobia.

 

Quattro anni prima ha iniziato ad essere affetta da ulcerazioni profonde con bordo nerastro, dolenti con edema consensuale dell’arto sinistro che si presenta violaceo.

Cura omeopatica applicata

Alla luce delle patologie pregresse e di quelle presenti, dell’attuale costituzione e delle diatesi la terapia prescritta è stata la seguente.

 

1° visita:

Durate la prima visita, visti tutte gli elementi che caratterizzano il soggetto, il farmaco prescritto è stato Lachesis 30 CH, tre granuli al dì.

 

Il farmaco prescritto trattasi per Santini di farmaco luesinico e per la scuola francese di farmaco sicotico. Rappresenta sicuramente il farmaco adatto considerando anche che il soggetto è chiaramente sulfurico.

 

2° visita (dopo 3 mesi):

Dopo tre mesi è stato registrato un netto miglioramento generale e dell’arto inferiore: si è quindi deciso di ridurre sia la quantità di insulina che dell’antipertensivo. La gamba sinistra risulta meno cianotica ma le tre ulcere dell’arto non sono particolarmente migliorate e appaiono sempre nerastre, scavate e con periodi di emissione di pus. Si prescrive pertanto:

  • Lachesis 200 CH, un tubo dose ogni 20 giorni;
  • Carbolicumacidum 30 CH, tre granuli al dì.

3° visita (dopo 4 mesi):

La paziente sta meglio da un punto di vista generale. Sono scomparse le vampate, è migliorata l’ipertensione e il diabete risulta stabile.

 

Una delle tre ulcere si è chiusa completamente, le altre due sono meno nerastre e meno profonde.

 

Si ritiene opportuno modificare la terapia come segue, al fine di consolidare e accelerare il processo di guarigione dell’arto inferiore:

  • Lachesis 200 CH, un tubo dose ogni 20 giorni;
  • Carbolicumacidum 30 CH e Anthracinum 30 CH, tre granuli la sera cinque giorni di un rimedio e cinque giorni dell’altro.

4° visita (dopo 4 mesi):

Alla quarta visita è rimasta una sola ulcera ma nettamente ridotta. Viene quindi confermata la stessa terapia.

 

5° visita:
Le ulcere sono tutte cicatrizzate anche se ancora prurienti e la paziente si sente bene, deambula, si è messa finalmente a dieta ed è dimagrita di 10 Kg.
Viene prescritta la seguente terapia di consolidamento in cui si prescrive il farmaco di base e il farmaco della diatesi corrispondente:

  • Lachesis 200 CH;
  • Luesinum 200 CH, un tubo dose ogni 10 giorni alternativamente;
  • Sulphur 30 CH, tre granuli al dì.

6° visita (dopo 5 mesi):
La paziente sta bene. Si prescrive nell’ordine:

  • Lachesis 200 CH;
  • Sulphur 200 CH;
  • Luesinum 200 CH.

Un tubo dose ogni 10 giorni alternativamente

 

Si noti come, pur in persona anziana, sono state usate alte diluizioni ma partendo sempre da diluizioni più basse, facendo eccezione per il Luesinum che è stato adoperato sempre alla 200 CH.

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Casi clinici

Dermatite atopica in bambina di due anni

L’approfondimento di oggi tratta un caso di dermatite atopica in una bambina di due anni. Di seguito riportiamo quanto emerso dalla visita omeopatica e la terapia che è stata prescritta per la risoluzione del caso.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: bambina di 2 anni.
Diagnosi: dermatite atopica.

 

La paziente è stata visitata la prima volta all’età di due anni, per un anno intero è stata ricoverata in ambiente ospedaliero a causa di una grave dermatite atopica trattata con massicce dosi cortisoniche localmente e per via generale.

 

Al momento della visita omeopatica la paziente presentava dermatite esclusivamente al collo periorale  e nelle pieghe. Nei periodi critici, però, il disturbo interessava tutto il corpo con violento prurito che portava la paziente a grattarsi provocando un marcato sanguinamento.

 

Inoltre, il disturbo interessava nettamente il lato destro del suo corpo.

 

Durante la prima visita è stata raccolta la sua anamnesi familiare, ovvero tutti i precedenti morbosi dei familiari:

  • Nonno paterno: vivente, 64 anni, diabetico;
  • Nonna paterna: vivente, 62 anni, sana, in passato ha sofferto di allergie;
  • Padre: vivente, 33 anni, soffre di rinite allergica;
  • Nonno materno: vivente, 60 anni, sano;
  • Nonna materna: vivente, 60 anni, ipertesa;
  • Madre: vivente, 32 anni, da bambina ha sofferto di una modesta dermatite atopica risolta attraverso l’Omeopatia.

Nei familiari si evidenzia una marcata componente psorica.

 

Dall’anamnesi personale sono emersi invece i seguenti dati: la bambina è nata da parto normale, già dalla nascita era affetta da dermatite e per questo era stata sottoposta ad allattamento misto e successivamente erano stati eliminati dalla sua diete il lattosio, le uova e le fragole. La paziente, inoltre, era già stata sottoposta ai vaccini come da legge e non aveva mai sofferto di malattie degne di nota.

 

Trattasi di una bambina grassottella (un po’più magra dall’ombelico in su rispetto alla parte inferiore), freddolosa, di carnagione chiara che soffre di frequenti chinetosi, disturbi intestinali e presenta un reticolo venoso piuttosto evidente. Ha, una grande attrazione per i dolci, che le sono peraltro in gran parte vietati.

 

Caratterialmente presenta note di irritabilità ed evidente intelligenza.

 

Dai dati emersi si evidenzia una costituzione carbo-sulfurica con evidenti note psoriche.
Alla luce di quanto osservato, si prescrive quello che può essere definito il simillimun, farmaco pluricostituzionale ed elemento di spicco della triade psorica del Kent, ovvero Lycopodium.

Cura omeopatica applicata

Alla luce delle patologie pregresse e di quelle presenti, dell’attuale costituzione e delle diatesi la terapia prescritta è stata la seguente.

 

1° visita

Visti i precedenti, le soppressioni effettuate nel primo anno di vita e la facilità del suddetto farmaco di dare, nella sua marcata azione centrifuga, evidenti aggravamenti si prescrive:

Lycopodium 5 CH, due granuli al giorno.

 

2° visita – dopo un mese

Nonostante le precauzioni si registra un evidente peggioramento della dermatite con conseguente preoccupazione da parte dei genitori. La terapia viene così modificata:  Lycopodium 5 CH, due granuli, due volte a settimana.

 

3° visita – dopo due mesi

La paziente è nettamente migliorata sia dal punto di vista dell’estensione del processo dermatitico sia da quello della virulenza del medesimo. Si prescrive:  Lycopodium 9 CH, tre granuli, due volte a settimana.

 

4° visita – dopo due mesi

Nonostante il miglioramento della condizione della paziente, alla quarta visita emerge un leggero peggioramento cutaneo che va poi a migliorare con il passare del tempo. A questo punto la terapia prescritta è la seguente:  Lycopodium 9 CH, tre granuli al giorno.

 

5° visita – dopo due mesi

La patologia cutanea presenta una fase di stasi, si prescrive dunque: Lycopodium 30 CH, tre granuli, un giorno si e uno no.

 

6° visita – dopo tre mesi

La cute è nettamente migliorata ma la paziente è decisamente più irritabile, più paurosa e più insicura. Il farmaco non copre la totalità del soggetto e pertanto la guarigione non segue la legge di Hering. È necessario approfondire l’azione con una diluizione più profonda. Si prescrive: Lycopodium 200 CH, mezza dose unica ogni 20 giorni.

 

7° visita – dopo quattro mesi

Dopo un’iniziale peggioramento caratteriale e cutaneo la bambina, che ora ha oltre tre anni, sta bene. È dolce, affettuosa e più sicura di sé.

Si continua la terapia con Lycopodium 200 CH al quale si associa il farmaco di base della costituzione corrispondente più il nosodo della diatesi in gioco onde consolidare i risultati ottenuti. Si prescrive pertanto:

  • Lycopodium 200 CH;
  • Calcarea carbonica 200 CH;
  • Psorinum 200 CH.

Un tubo dose ogni 10 giorni per sei mesi.

 

Tenuto conto della nuova gravidanza della madre si prescrive alla suddetta una corretta terapia eugenetica onde evitare la nascita di un figlio con simili note psoriche.

 

Ad oggi sono passati circa 15 anni e la ragazza sta benissimo.

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Casi clinici

Patofobia in uomo di quarant’anni

Il caso clinico che analizzeremo in questo articolo parla di un soggetto affetto da patofobia, ovvero la paura di contrarre malattie, alla base della quale è sempre rintracciabile la paura della morte (tanatofobia). Di seguito riportiamo l’anamnesi familiare, quella personale e la terapia prescritta per risolvere il caso.

Caratteri del paziente e visita omeopatica

Descrizione del soggetto: uomo di 40 anni che svolge la professione di idraulico.
Diagnosi: il soggetto soffre di patofobia, è terrorizzato dai contagi e, anche se in misura minore, dalla morte.

 

Attraverso l’anamnesi familiare sono stati raccolti tutti i precedenti morbosi dei familiari del paziente. Riportiamo di seguito quanto emerso:

  • Nonno materno deceduto a 80 anni, soffriva di cancro alla vescica;
  • Nonna materna deceduta a 82 anni, era affetta da Alzheimer;
  • Madre vivente, 70 anni, le è stato diagnosticato un cancro al seno;
  • Nonno paterno deceduto a 30 anni per incidente;
  • Nonna paterna deceduta a 87 anni, soffriva di demenza;
  • Padre vivente, 71 anni, è in buona salute.

Dall’anamnesi personale sono emersi invece i seguenti dati: il paziente è figlio unico. Dai 3 ai 5 anni ha sofferto di convulsioni epilettiche, poi risolte spontaneamente. Durante l’infanzia ha avuto frequenti tonsilliti e, all’età di 8 anni, è stato sottoposto a un intervento di tonsillectomia.

 

Lavora come idraulico dall’età di 19 anni. È da sempre una persona piuttosto ordinata, precisa, freddolosa e che predilige i cibi anche molto caldi.

 

Ha sofferto di gastrite intorno ai 30 anni risolta attraverso cure allopatiche. È sposato e fino a 5 anni prima della visita ha sempre avuto un buon rapporto coniugale e sessuale. Da 5 anni, però, ha iniziato ad avere paura dei contagi e dello “sporco”.

 

In conseguenza di ciò ha iniziato a usare sul posto di lavoro mascherina, guanti e ha rifiutato alcuni lavori che secondo il suo ragionamento lo avrebbero messo maggiormente a contatto con lo “sporco”.

 

Tale atteggiamento ha avuto delle ripercussioni anche in ambito familiare: il soggetto, infatti, ha iniziato a lavarsi le mani molto frequentemente, si fa almeno due docce al giorno e costringe la moglie a eccessivi lavaggi e a plurime irrigazioni vaginali prima dell’attività sessuale, peraltro diradata.

 

Perdurando tali fobie ha effettuato un anno di psicoterapia senza alcun risultato, anzi la situazione pare essere peggiorata. Sul lavoro ha assunto un dipendente, demandando a lui le attività pratiche e limitandosi a dare solo direttive, in ambito familiare invece ha abolito l’attività sessuale, rifiutato i contatti con amici e ha abolito pranzi e cene all’esterno della propria abitazione.

 

Non frequenta supermercati, chiese e luoghi pubblici in genere, sempre per il terrore del contagio.

Cura omeopatica applicata

Alla luce delle patologie pregresse e di quelle presenti, al soggetto è stata prescritta la seguente terapia omeopatica.

 

1° visita:

Alla prima visita non si è voluto spogliare né essere “toccato”, la moglie riferisce che la vita coniugale è diventata “un inferno”. Alla luce dei dati anamnestici che evidenziano una forte componente luesinica e dei dati sintomatologici, è stato prescritto in prima visita:

  • Arsenicum album 30 CH;
  • Luesinum 200 CH.

2° visita (dopo circa tre mesi):

Il soggetto acconsente ad essere visitato anche se chiede che il lenzuolo cartaceo venga sostituito tre volte di seguito. I sintomi sono praticamente i medesimi ma meno ossessivi, anche a detta della moglie. Si prescrive:

  • Arsenicum album 200 CH
  • Luesinum 200 CH

3° visita (dopo quattro mesi):

Ha ripreso a lavorare anche se con alcune limitazioni. Si lava di meno ed ha ripreso l’attività sessuale anche se con molte “attenzioni”.
La paura della morte è leggermente cambiata: il terrore per l’aldilà è pressoché scomparso per effetto dell’Arsenicum album mentre si è accentuata la paura legata alla sofferenza e ai mali legati all’invecchiamento/morte. Si prescrive pertanto:

  • Nitricum acidum 30 CH
  • Luesinum 200 CH

4° visita (dopo quattro mesi):

Alla quarta visita pare risolta la paura dello sporco e dei contagi. Si nota inoltre un miglioramento anche nei confronti della morte. L’attività sessuale pare essere tornata alla normalità e sul lavoro ha ripreso a gestire l’attività in prima persona. Si prescrive:

  • Nitricum acidum 200 CH
  • Sulphur 200 CH
  • Luesinum 200 CH

5° visita (dopo quattro mesi):

A questo punto della terapia si registra una guarigione totale del soggetto. È stato questo un caso significativo in cui il nosodo è stato il farmaco di primo impatto.

 

Al paziente si prescrive di continuare la terapia per altri sei mesi con controlli annuali.