Nel caso clinico preso in esame all’interno di questo approfondimento si fa riferimento ad una malattia rara, ovvero la sindrome di Bartter-Gitelman.
La condizione del paziente non ha impedito di affiancare ad una terapia allopatica anche un approccio omeopatico. Vediamo dunque quale cura omeopatica è stata intrapresa per la risoluzione del caso.
Caratteri del paziente
Descrizione del soggetto: uomo di 24 anni
Diagnosi: sindrome di Bartter-Gitelman
Il paziente si è presentato all’osservazione, nell’ottobre 2006, a causa di gravi disturbi. Era stato infatti più volte ricoverato in ambiente ospedaliero e ne era stato dimesso con la diagnosi di sindrome di Gitelman (anche se vi era un dubbio di sindrome di Bartter di tipo 3).
Che cos’è la sindrome di Bartter-Gitelman
Le due patologie in questione, l’una individuata da Bartter nel 1962, l’altra da Gitelman 4 anni dopo, fanno parte della sindrome di Bartter, che raggruppa rare tubulopatie ereditarie trasmesse con modalità autosomica recessiva, caratterizzate da perdita renale di potassio e cloro e, quindi, da ipokaliemia, ipocloremia, alcalosi metabolica e pressione arteriosa normale, nonostante la presenza di iperplasia dell’apparato iuxtaglomerulare che determina iperreninemia e iperaldosteronismo.
Nella sindrome di Gitelman, una variante con ipocalciuria, il gene mutato è SLC12A3 trasmesso in maniera autosomica recessiva sito su 16q13 e codifica per un cotrasportatore sodio-cloro nel tubulo distale del nefrone.
Questi disordini hanno in comune il difettoso trasporto del sodio e del cloro nel segmento spesso ascendente dell’ansa di Henle (sindromi di Bartter) o nel tubulo contorto distale. L’aumento del carico di sodio e cloro alle parti più distali del nefrone determina la perdita di acqua e sale e stimola il sistema renina-angiotensina-aldosterone con successiva ipokaliemia e alcalosi metabolica. Inoltre, il difettoso trasporto del sodio impedisce il normale riassorbimento di calcio e magnesio, per cui ne conseguono ipercalciuria nelle sindromi di Bartter di tipo 1 e 2, normo-calciuria nel tipo 3 e ipocalciuria e ipomagnesiemia nella sindrome di Gitelman.
Infine, si sviluppa una ridotta capacità di concentrare le urine per compromissione dell’ipertonicità dell’interstizio. La sintomatologia è correlata all’ipopotassiemia e al difetto di concentrazione urinaria: sono presenti debolezza muscolare, parestesie, poliuria, enuresi, polidipsia, stipsi e anoressia. Le alterazioni di laboratorio sono simili a quelle dovute all’abuso di diuretici dell’ansa e la spiccata ipopotassiemia si associa ad una aumentata escrezione urinaria di potassio.
La conoscenza della genetica molecolare di questa malattia (sindrome di Gitelman e Bartter nel quadro delle ipopotassiemie ed ipomagnesiemie di origine renale tubulare) non ha impedito un approccio omeopatico, a partenza diatesico-costituzionale da affiancare alla terapia allopatica.
Visita omeopatica
Il paziente (soggetto longilineo) durante la visita omeopatica lamentava grandissima astenia da diversi anni. Questa gli impediva di condurre una vita normale in quanto spesso era costretto a stare a letto per buona parte della giornata.
Il massimo calo energetico si verificava alle 11 del mattino. Andava inoltre incontro a periodici episodi di elevata ipertermia.
Soffriva anche di polidipsia, infatti arrivava a bere oltre 8 litri di liquidi al giorno e poliuria. Avvertiva la necessità, questo sin dall’infanzia, di mangiare alcuni grammi di sale al giorno.
Assumeva Potassion (tre bustine per tre al dì), MAG2 (un flacone per tre al dì) e 12 g di NaCI, la terapia allopatica che gli era stata prescritta dopo l’ultimo ricovero.
Presentava inoltre marcata lassità legamentosa e anomalie della struttura toracica tipo “torace da calzolaio” e scoliosi del rachide dorsale.
Non sopportava il caldo ed emanava calore; non gli piacevano i dolci e i grassi; era molto ordinato e attento nello spendere. In passato si erano anche verificati rari episodi di allergia.
Dalla visita è emerso chiaramente che si trattava di un soggetto muriatico-fosforico con prevalenza della diatesi tubercolinica e luesinica.
Cura omeopatica applicata
Alla luce del discorso clinico e sintomatologico, la prima prescrizione (ottobre 2006) fu la seguente: Natrum muriaticum 30 CH (tre granuli al dì) e Arsenicum iodatum 30 CH (tre granuli al dì).
Nota è infatti l’azione del Natrum muriaticum su surrene e rene specie a livello dell’ansa di Henle, mentre l’azione di Arsenicum iodatum è rivolta ai parenchimi nobili, reni e surreni compresi. Di quest’ultimo farmaco il soggetto presentava numerose caratteristiche mentali e generali (ordinato, risparmiatore, caloroso) e le evidenti note luesiniche.
Nel corso dei mesi successivi il soggetto ha evidenziato un netto miglioramento. È stata registrata una regressione dell’astenia che gli ha permesso la ripresa di ritmi di vita normali, tanto da poter giocare a pallone; la scomparsa della poliuria e la riduzione della quantità di liquidi ingeriti da 8 a 3 litri al giorno; l’assenza di episodi febbrili e la netta riduzione dell’assunzione di NaCI.
Si è quindi deciso di ridurre la terapia allopatica dimezzando la posologia di Potassio e Magnesio. I parametri degli elettroliti ematici si sono mantenuti pressoché nella norma e la terapia omeopatica è stata successivamente integrata con: Rhus toxicodendron 30 CH, Sulphur iodatum 30 CH e TK 200 CH per la diatesi tubercolinica, Fluoricum acidum 30 CH, Argentum nitricum e Luesinum per la parte luesinica.
Successivamente il Natrum muriaticum e l’Arsenicum iodatum sono stati prescritti alla 200 CH e si è resa necessaria, al fine del completamento del riequilibrio elettrolitico, la somministrazione del Kalium phosphoricum che ha contribuito al miglioramento ulteriore delle condizioni energetiche del paziente.
A meno di due anni dall’inizio della terapia, il paziente ha ottenuto un costante miglioramento della sintomatologia, un buon controllo elettrolitico e una progressiva riduzione della terapia allopatica.
Nel 2009 la terapia allopatica è stata definitivamente sospesa e il paziente ha proseguito la terapia omeopatica alternando farmaci a diatesi luesinica (Arsenicum album, Arsenicum iodatum, Luesinum, ecc.) a farmaci a diatesi tubercolinica (Natrum muriaticum, TK, ecc).
Le ultime analisi svolte risultavano nella norma e il soggetto in piena ripresa.
Come diceva il professor Antonio Santini: “l’Omeopatia agisce senza dubbio sulla cellula e a livello cromosomico, come dimostrato dall’efficacia in altre patologie a carattere genetico (vedi sindrome di Gilbert) ed in patologie croniche coinvolgenti profondamente il sistema immunitario (allergie, psoriasi, patologie autoimmuni). L’impostazione diatesico-costituzionalistica facilita la scelta dei rimedi omeopatici e delinea un solco nel quale il medico si muove con maggiore facilità”.
Un’ultima considerazione è quella in merito ai confini terapeutici dell’Omeopatia: il rispetto delle leggi Hahnemanniane fa sì che i campi di azione del farmaco omeopatico travalichino le più rosee aspettative dettate dal nostro, per ora limitato, sapere medico scientifico. In tale ottica desidero riportare una frase del professor Antonio Santini: “Come ho avuto occasione di dire, sostengo che l’Omeopatia è una grande verità scientifica perché sperimentata sull’uomo e quindi inoppugnabile, molto più grande di noi, al di fuori e al di sopra degli schemi rigidi, dogmatici e inamovibili nei quali la nostra limitata capacità interpretativa, di un tempo e di oggi ancora, la vorrebbe confinare”.
Il prof. Dario Chiriacò, Presidente della Federazione Regionale dell’Ordine dei Medici del Lazio e Coordinatore della Commissione per le Medicine non Convenzionali della
