In questo articolo ripercorriamo brevemente le tappe che hanno portato alla nascita dell’Omeopatia in Italia. Siamo agli inizi del 1800, periodo durante il quale questa importante disciplina medica è già affermata in alcuni paesi europei, grazie alle esperienze e alle opere di divulgazione di illustri omeopati come Samuel Hahnemann (1755-1843), medico tedesco e fondatore dell’Omeopatia.
La storia dell’Omeopatia italiana inizia a Napoli
Nel 1801 l’Osservatorio Medico di Napoli divulgò per la prima volta gli esperimenti di Samuel Hahnemann sulla prevenzione della scarlattina tramite la “belladonna” e, sempre per la prima volta, venne utilizzato il termine “Omeopatia”.
Tuttavia, alla base dell’introduzione in Italia delle terapie promosse da Hahnemann, ci fu un casuale avvenimento politico. Nel 1821, il re di Napoli Ferdinando di Borbone, decise di chiedere l’intervento delle truppe austriache per sedare definitivamente il tentativo insurrezionale promosso dal generali Michele Carrascosa e Guglielmo Pepe. Nell’esercito austriaco molti medici militari erano ferventi sostenitori dell’Omeopatia e adottarono, sui campi di battaglia, nuovi metodi terapeutici che destarono la curiosità della classe medica napoletana e che si diffusero rapidamente anche tra la popolazione civile.
Il crescente interesse verso questi innovativi approcci, spinse la Reale Accademia delle Scienze di Napoli a incaricare il medico militare austriaco Albert von Schönberg di recarsi dal padre dell’Omeopatia, Samuel Hahnemann, per approfondire le sue scoperte. Tornato a Napoli, Schönberg espose agli Accademici napoletani i risultati degli esperimenti del medico tedesco, riassunti nella sua pubblicazione “Il sistema medico del dott Samuel Hahnemann esposto alla Reale Accademia delle Scienze di Napoli” (1822).
In quegli anni, anche il Dott. Necker di Mclnik, un altro medico dell’Armata austriaca, diede una forte spinta alla diffusione dell’Omeopatia in Italia. Necker, infatti, aprì a Napoli un dispensario (Istituto per l’assistenza medica gratuita), dove iniziò a curare pazienti di ogni ceto sociale. La fama acquisita dal Dott. Necker provocò invidie e gelosie, in particolare da parte di Schönberg. Quest’ultimo, contraddicendo i suoi studi precedenti, negò la validità delle cure omeopatiche in un saggio intitolato “Dell’introduzione, dei progressi e del fallimento dell’Omeopatia a Napoli”.
I primi omeopati italiani: Romani, Mauro e De Horatiis
Gli esperimenti terapeutici del Dott. Necker attirarono l’attenzione di alcuni noti medici napoletani: Francesco Romani (1785-1852), Giuseppe Mauro e Cosmo Maria De Horatiis (1771-1850), direttore della Clinica Chirurgica dell’Università di Napoli e medico del nuovo sovrano Francesco I.
Nel 1828, il Dott. De Horatiis pubblicò un volume dal titolo “Saggio di Clinica Omiopatica”, in cui descrisse minutamente i 180 casi da lui trattati con la terapia omeopatica. Incorragiato dai successi e dalla pubblicità del proprio libro, De Horatiis riuscì a ottenere da Francesco I il permesso di eseguire nuovi esperimenti medici in ambiente ospedaliero e sotto controllo di un collegio medico. Grazie a queste ricerche, il 29 aprile del 1829, presso l’Ospedale Militare della Trinità, fu inaugurato un reparto interamente dedicato alle cure omeopatiche.
L’organizzazione della struttura e l’ammissione dei pazienti al programma furono regolate da un rigido protocollo. La prassi concordata cercò, il più possibile, di isolare i pazienti dall’ambiente esterno, assicurando loro un costante controllo. L’obiettivo fu di evitare qualsiasi contaminazione esterna, salvaguardando la sola somministrazione di farmaci omeopatici.
Nonostante questi accorgimenti, non mancarono violente critiche alla validità degli studi omeopatici di De Horatiis, che furono interrotti il 23 maggio 1829, dopo solo quaranta giorni. Tuttavia, alcuni test continuarono ufficiosamente fino al 17 settembre dello stesso anno, senza il controllo della commissione medica.
Secondo il Dott. P. Panvini (I quaranta giorni della clinica omiopatica, Napoli 1829), i risultati delle sperimentazioni sui 23 pazienti ricoverati furono i seguenti:
- 10 pazienti guarirono senza rimedi omeopatici per risoluzione spontanea della malattia;
- 6 pazienti guarirono;
- 7 pazienti non mostrarono alcun miglioramento.
Diversamente, il Dott. Francesco Romani (Elogio storico di Samuello Anemanno, Napoli 1845), uno dei commissari omeopatici, riferì altri risultati su una sperimentazione durata 155 giorni, a seguito della quale:
- 52 pazienti furono dimessi completamente guariti;
- 6 pazienti migliorarono notevolmente;
- 2 pazienti morirono.
Sebbene l’esperimento di De Horatiis non ebbe un pieno successo, fu un passo molto importante per l’opera di divulgazione dell’Omeopatia in Italia perché la rese familiare a medici e pazienti.
