Nel numero 59 della rivista scientifica Omeopatia Oggi (febbraio 2018), è stato presentato un interessante approfondimento a cura della Dott.ssa Alessandra Rossi sul tema dello stress e delle problematiche ad esso connesse.
La Dott.ssa Rossi, Responsabile Scientifico di IMO, si è focalizzata sulla relazione tra stress e malattie di diversa natura. In questa breve sintesi scopriamo su cosa si è soffermato lo studio e come è possibile intervenire in queste particolari situazioni.
Il ruolo del surrene
Il surrene svolge un ruolo fondamentale quando si parla di stress e problematiche stress-correlate. Lo scopo principale del surrene è infatti quello di consentire all’organismo di affrontare stress di varia natura, che vanno da ferite e malattie fino a problemi di lavoro o relazionali.
Le ghiandole surrenali sono due ghiandole endocrine presenti nell’addome ciascuna composta da due parti: la corticale (90%) più esterna e la midollare (10%) più interna. A livello della corteccia surrenalica vengono prodotti gli ormoni mineralcorticoidi, androgeni, estrogeni e glucorticoidi, tra cui il cortisolo.
In risposta a una situazione di stress si sviluppa il seguente ciclo:
- l’ipotalamo rilascia l’ormone rilasciante la corticotropina (CRH);
- questo stimola la ghiandola pituitaria anteriore a rilasciare l’ormone ipofisario ACTH;
- l’ACTH stimola la corteccia surrenale a secernere il cortisolo, spesso definito “ormone dello stress” perché la sua produzione aumenta, appunto, in condizioni di stress psico-fisico elevato.
Dunque, è proprio attraverso le azioni degli ormoni surrenalici che il corpo è in grado di mobilitare risorse per “fuggire” o “lottare” contro lo stress.
L’esposizione cronica a stress psicologico può addirittura portare a cambiamenti fisiologici che includono aumento di pressione arteriosa, battito cardiaco, glicemia e allontanamento del sangue dal sistema digestivo. Questo si verifica perché il sistema nervoso simpatico reagisce in modo eccessivo incrementando la secrezione di ormoni dello stress.
Le conseguenze dello stress cronico
Molte ricerche hanno dimostrato che le conseguenze fisiologiche e psicologiche dello stress acuto e cronico possono persistere ben oltre la cessazione dell’evento stressante e avere un ruolo nell’insorgenza di altre malattie.
Stress e malattie cardiovascolari
Esiste una stretta correlazione tra stress mentale e malattia cardiovascolare. Diversi studi scientifici avvalorano questa tesi, tra cui:
- lo studio INTERHEART: si tratta di uno studio internazionale che ha indagato la relazione tra stress mentale e/o fattori sociali e l’incidenza di infarto miocardico tra 11.119 pazienti con una storia di infarto miocardico acuto rispetto a 13.648 soggetti controllo. I risultati hanno mostrato che i pazienti con una storia di infarto del miocardio presentavano una prevalenza maggiore di tutti i tipi di stress mentale e sociale, indipendentemente da etnia e genere[1].
- il JACC Study (Japan Collaborative Cohort Study for Evaluation of Cancer Risk): un lavoro sponsorizzato dal Ministero dell’Istruzione giapponese ha dimostrato come lo stress mentale è associato ad aumentata mortalità per ictus e malattia coronarica. In particolare le donne con elevati livelli di stress presentavano un rischio di mortalità per ictus e/o malattia coronarica due volte superiore rispetto a quelle con livelli di stress bassi[2].
Stress e sistema immunitario
È dimostrato inoltre che lo stress abbia conseguenze anche sul sistema immunitario. Diversi lavori, nel corso degli anni, hanno evidenziato come qualsiasi tipo di stress influenzi la capacità dell’organismo di mantenere livelli ottimali di attività citotossica dei natural killer (NK), ovvero importanti cellule del sistema immunitario. Poiché le cellule natural killer svolgono un ruolo vitale nella sorveglianza del sistema immunitario contro virus e cellule tumorali, una loro diminuzione può avere gravi conseguenze sulla salute del soggetto in questione.
Anche la capacità di produrre IgA secretorie (IgAs) sembra essere influenzata dallo stress. Essendo le IgAs la classe immunoglobulinica prevalente a livello delle mucose di apparato digerente, bocca, polmoni, tratto urinario e altre cavità del corpo, qualsiasi deficit nei loro livelli può provocare ridotta resistenza ai microbi patogeni.
Stress e apparato gastrointestinale
Lo stress influenza in modo rilevante anche l’equilibrio del microbiota intestinale.
In un lavoro del 1978 vengono riportati cambiamenti delle popolazioni batteriche nel microbiota di soggetti in condizioni di rabbia o paura[3].
Questo è solo uno degli studi che negli anni si sono concentrati su questo tema e che hanno messo in luce nuove evidenze.
Lo stress, infatti, mostra sia effetti a breve che a lungo termine sulle funzioni del tratto gastrointestinale. L’esposizione allo stress si traduce quindi in alterazioni dell’asse cervello-intestino, portando allo sviluppo di una vasta gamma di disturbi gastrointestinali tra cui malattia infiammatoria intestinale (IBD), Sindrome dell’Intestino irritabile (IBS) e altre malattie gastrointestinali funzionali, intolleranze alimentari, ulcera peptica e malattia da reflusso gastroesofageo.
Diversi trials clinici hanno inoltre evidenziato effetti benefici nell’utilizzo di batteri probiotici quali coadiuvanti in patologie depressive o ansiose. La somministrazione di Lattobacilli e Bifidobatteri è infatti in grado di determinare una riduzione dello stress percepito, associata a diminuzione dei livelli di cortisolo nelle urine. Riscontri positivi sono stati ottenuti anche tramite la somministrazione di prebiotici; a questo proposito, in un lavoro del 2015 pubblicato su Psychopharmacology, è stato evidenziato come soggetti trattati con il prebiotico non solo mostrano una minore tendenza a prestare attenzione ad istanze negative, componente chiave di disturbi quali ansia e depressione, ma presentano anche livelli più bassi di cortisolo[4].
La stanchezza surrenale
Situazioni di stress cronico possono anche condurre a un esaurimento funzionale delle ghiandole surrenali e all’instaurarsi di una condizione che viene definita “stanchezza surrenale”. Con questo termine ci si riferisce a una condizione che racchiude una serie di sintomi non specifici, quali dolori muscolari, affaticamento, nervosismo, disturbi del sonno e problemi digestivi e che ad oggi non rappresenta ancora una diagnosi medica accettata.
La stanchezza surrenale rappresenta una condizione meno grave rispetto all’insufficienza surrenalica (Morbo di Addison), pur essendo anch’essa spesso debilitante.
Alla base della stanchezza surrenale vi è l’incapacità di stare al passo con i continui stimoli dati dallo stress da parte delle ghiandole surrenali che perciò non riescono più a produrre la quantità di ormoni necessaria per il benessere.
Il sintomo principale della stanchezza surrenale è l’affaticamento non migliorato dal riposo. Questo disturbo non è facilmente diagnosticabile, infatti il paziente che soffre di stanchezza surrenale può apparire in normali condizioni di salute e non presentare alcun segno evidente di malattia fisica, ma al tempo stesso avverte una sensazione generale di malessere o stanchezza.
I fattori che influenzano le ghiandole surrenali sono:
problemi della vita
- problemi finanziari;
- morte di una persona cara;
- stress emotivo, coniugale, psicologico;
- paura ecc…
problemi fisici
- allergie;
- infezioni acute e croniche;
- farmaci da prescrizione;
- guarigione delle ferite.
stile di vita
- fumo;
- mancanza di sonno;
- mancanza di rilassamento;
- cattive abitudini alimentari ecc…
dieta
- caffè e caffeina;
- zucchero;
- prodotti a base di farina bianca;
- malnutrizione
L’incertezza circa l’esistenza di questa sindrome può risiedere, almeno in parte, nei metodi convenzionali utilizzati per misurare la funzione surrenale. Se da un lato sono estremamente efficaci per rilevare gli estremi dello squilibrio del surrene, dall’altro manca una misurazione della funzionalità surrenalica in caso di stanchezza.
In merito agli studi effettuati su questo tema rimandiamo all’articolo completo della Dott.ssa Rossi presente su Omeopatia Oggi n°59.
I sintomi della stanchezza surrenale
I sintomi riscontrati in chi soffre di stanchezza surrenale sono diversi, ne riportiamo di seguito solo alcuni:
- Malattie autoimmuni;
- Affaticamento;
- Confusione mentale;
- Perdita di capelli;
- Squilibrio ormonale;
- Incapacità di far fronte allo stress;
- Insulino-resistenza;
- Vertigini;
- Bassa libido;
- Irritabilità marcata;
- Malumore o depressione e tanti altri ancora (per approfondimenti rimandiamo all’articolo completo della Dott.ssa Rossi)
Questi e molti altri sintomi possono verificarsi anche quando gli esiti dei test convenzionali appaiono “normali”.
Terapia omeopatica per lo stress
Con terapie adeguate è possibile intervenire in maniera adeguata qualora si presentino situazioni di stress e si manifesti una sintomatologia stress correlata. Anche la stanchezza surrenale e i suoi sintomi possono essere trattati adeguatamente.
A questo proposito l’Omeopatia può rappresentare un valido aiuto: esistono infatti rimedi complessi che contengono al loro interno principi attivi ad azione antiastenica marcata, quali Acidum phosphoricum, Citrus medica limonum, Cocculus, Ginseng, unitamente ad altri più spiccatamente indirizzati al recupero di una tonicità psichica (Ignatia, Sepia, Helonias, Zincum).
In particolare, per quanto riguarda il Ginseng, esistono numerosi studi che ne evidenziano l’efficacia nel migliorare la risposta allo stress di varia origine. Il Ginseng, infatti, svolge un’azione sia sulle ghiandole surrenali, sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e sul sistema immunitario.
Anche altri prodotti omeopatici contenenti Chamomilla, Passiflora, Ignatia, Valeriana, Zincum valerianicum, Coffea, Eschscholtzia, Avena sativa, Humulus lupulus sono particolarmente utili nel soggetto ansioso, ipereccitabile con depressione reattiva insonne, che attraversa un periodo della vita molto stressante per problematiche lavorative o relazionali.
Nel caso in cui nel paziente stressato l’aspetto dell’insonnia o del sonno non ristoratore fosse particolarmente rilevante si può ricorrere ad integratori fitoterapici che associano alla Valeriana officinalis e alla Passiflora incarnata la l-Teanina, un amminoacido estratto dalle foglie del tè verde. La l-Teanina, infatti, incrementa i livelli di GABA e genera un effetto significativo sul rilascio di dopamina e serotonina producendo una sensazione generale di benessere.
Oltre a questi possibili interventi farmacologici per gestire lo stress e le sue conseguenze è importante prestare attenzione al proprio stile di vita: un’alimentazione adeguata, esercizio fisico quotidiano moderato e nelle giuste ore del giorno e attività rilassanti sono indispensabili per ottenere risultati soddisfacenti.
Per approfondire nel dettaglio il tema dello stress e delle problematiche stress-correlate, come trattato dalla Dott.ssa Alessandra Rossi rimandiamo al numero 59 di Omeopatia Oggi presente in versione integrale sul nostro sito.
[1] Yusuf S, Hawken S, Ounpuu S, Dans T, Avezum A, Lanas F, McQueen M, Budaj A, Pais P, Varigos J, Lisheng L; INTERHEART Study Investigators. Effect of potentially modifiable risk factors associated with myocardial infarction in 52 countries (the INTERHEART study): case-control study. Lancet. 2004 Sep 11-17;364(9438):937-52.
[2] Iso H, Date C, Yamamoto A, Toyoshima H, Tanabe N, Kikuchi S, Kondo T, Watanabe Y, Wada Y, Ishibashi T, Suzuki H, Koizumi A, Inaba Y, Tamakoshi A, Ohno Y. Perceived mental stress and mortality from cardiovascular disease among Japanese men and women: the Japan Collaborative Cohort Study for Evaluation of Cancer Risk Sponsored by Monbusho (JACC Study). Circulation. 2002 Sep 3;106(10):1229-36.
[3] Moore WE, Cato EP, Holdeman LV. Some current concepts in intestinal bacteriology. Am J Clin Nutr. 1978 Oct;31(10 Suppl):S33-42.
[4] Schmidt K, Cowen PJ, Harmer CJ, Tzortzis G, Errington S, Burnet PW. Prebiotic intake reduces the waking cortisol response and alters emotional bias in healthy volunteers. Psychopharmacology (Berl). 2015 May; 232(10):1793-801.
